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La cittadinanza? Si costruisce ai corsi di italiano per stranieri

Il progetto ‘La Lingua dell’arte’ della cooperativa sociale ProgettAzione di Pedrengo punta a sviluppare l’empowerment femminile attraverso la fruizione del patrimonio locale. Il presidente Osvaldo Ranica: “La cultura ha potenzialità poliedriche”

Un corso di italiano per stranieri che si fa laboratorio di cittadinanza. È il filo conduttore delle iniziative della cooperativa sociale ProgettAzione di Pedrengo, che, con ‘La lingua dell’arte’, propone un cambio di prospettiva su chi ha un vissuto di migrazione.

Il progetto, realizzato con il contributo della Fondazione della Comunità Bergamasca, si fonda su “un approccio diverso da quello prettamente erogativo, che fa perdere di vista altro. Non si tratta solo di persone che necessitano di un supporto, ma di individui che possono sentirsi cittadini attivi, vivendo e conoscendo il territorio in cui si sono trasferiti – spiega Eleonora Beschi, referente del progetto -. Attraverso il bello e l’arte è possibile mostrare loro che possono essere una risorsa, prima di tutto per sé. Ci è molto caro, in particolare, il tema dell’empowerment femminile: compatibilmente con gli strumenti e le risorse di ciascuno, è possibile rendere le donne più autonome e farle sentire più sicure, anche semplicemente nell’affrontare i colloqui con gli insegnanti dei propri figli”.

Un corso di italiano non offre solo uno strumento linguistico, ma è cruciale per l’integrazione: “Molte donne straniere -continua Beschi -, in Italia anche da più di dieci anni, continuano ad appoggiarsi ai propri figli, anche minorenni, per una mediazione linguistica e culturale con la comunità in cui vivono, non essendosi mai avvicinate all’apprendimento della lingua italiana”.

Da 25 anni ProgettAzione si occupa di disabilità acquisita, ovvero di persone che, a causa di un evento traumatico, si trovano catapultate nel mondo della disabilità. Da più di 15 anni la cooperativa sociale offre anche servizi di mediazione interculturale, il “primo amore” di Beschi. Due mondi paralleli? Non proprio, visto che (a prescindere dal target dei beneficiari delle azioni) lo sguardo è lo stesso: “Non ghettizziamo. Questo vale per le donne migranti, come per le persone a cui abbiamo proposto una visita a Palazzo Moroni nell’ottobre scorso”.

Torniamo ai laboratori di cittadinanza: “Dallo scorso autunno stiamo lavorando per identificare potenziali destinatari e percorsi”, aggiunge Beschi. Qualche esempio? Visite all’Accademia Carrara, alla GAMeC, al Teatro Donizetti (pensando alla città), a Villa Ambiveri a Seriate. Per metà febbraio potrebbe essere già in calendario la prima uscita.

“La cultura agisce come un catalizzatore sociale, promuovendo la comprensione delle diversità. Affrontare l’integrazione sociale attraverso la conoscenza dell’arte, permette di superare barriere e pregiudizi, facilitando dialogo e partecipazione attiva, pilastri di una convivenza matura e di un tessuto sociale armonico – così Beschi -. Ci sono, poi, obiettivi ‘indiretti’, non meno rilevanti: aiutare le donne migranti a sentirsi adulti competenti, capaci di dare strumenti adeguati alla crescita dei propri figli, significa incidere sulla dispersione scolastica. Ricerche della Fondazione ISMU (Iniziative e Studi sulla Multietnicità di Milano) ci dicono che i minori con background migratorio generalmente hanno possibilità di fruire di stimoli in orario extra-scolastico, di gran lunga inferiori rispetto ad un coetaneo italofono. Dati presentati da ANCI (per il Programma Nazionale 2021-2027) ci dicono che i minori italiani in ritardo scolastico (che sono bocciati) sono pari al 9%, mentre i cittadini extra-Ue sono pari al 30%. Offrire occasioni ricreative ci aiuta, anche indirettamente, a dare più stimoli ai loro familiari”.

Alle donne straniere, una volta intercettate e coinvolte, possono essere più facilmente proposti percorsi di cura di sé, grazie alla presenza di mediatrici e mediatori, come a sedute con una psicologa o visite con un’ostetrica. Contesti che Beschi non esita a definire “nutrienti” per le partecipanti, che spesso sono invitate anche a valorizzare, “sempre nel solco del loro vissuto”, competenze ed esperienze creative, che mostrano “prima di tutto a loro stesse, risorse e capacità”.

“La cultura – ha dichiarato Osvaldo Ranica, presidente della Fondazione della Comunità Bergamasca – è uno dei pilastri dell’intervento di Fondazione perché è poliedrica nelle sue potenzialità: strumento di inclusione, opportunità di crescita individuale e collettiva, occasione di partecipazione, volano per l’economia. L’esperienza della bellezza non tocca solo la nostra vita interiore, ma, se impariamo a usare questo linguaggio universale, diventa generativa di cambiamento per le comunità”.

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