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Aumento tariffe nidi, le minoranze: “Cancellate le promesse fatte in campagna elettorale sulle politiche per la famiglia”

Monta la polemica sulla delibera che racconta dell’incremento dei costi delle strutture per i più piccoli. Ceci, Forza Italia: “Penalizzato il ceto medio”, Di Cintio, Lista Pezzotta: “Scelte incoerenti per una Giunta che viaggia in continuità politica con quella precedente”

Bergamo. Aumento delle tariffe dei nidi, insorgono le minoranze. La delibera che racconta la decisione della Giunta Carnevali di ritoccare, tra gli altri, i costi dei nidi arriva in discussione in sede di Commissione e monta la polemica politica. Tocca a Marzia Marchesi, assessore alle Politiche dell’Istruzione, raccontare lo stato dell’arte e farlo, prima ancora di entrare nel merito della questione, snocciolando numeri e cifre, fotografando la situazione economica-finanziaria in cui verte il Comune di Bergamo, con le conseguenze legate alla legge di Bilancio e dunque ai mancati trasferimenti e ai tagli imposti dal Governo. Nel merito, Marchesi ricorda come la quota fissa mensile resti di 60 euro e che vi sia un aumento esponenziale a seconda del reddito che varia dall’1% fino a 530 euro per chi ha un Isee oltre i 34mila euro, con un totale di retta di 590 euro. A chi ha più figli verrà ridotto l’importo del 30%, anche a seconda dell’opzione sul full time o part time. A questi importi andranno aggiunti anche quelle derivanti dai provvedimenti di Inps e Regione Lombardia come il Bonus Bebè e l’Assegno Unico.

Per Giulia Ceci, Forza Italia, ad essere penalizzate saranno soprattutto le famiglie del ceto medio: “I nuclei familiari con un reddito sopra i 9mila euro saranno quelli che subiranno maggiormente il contraccolpo, la classe media. Inoltre vedo che il sistema tariffario copre solo il 24% del costo complessivo, quindi la copertura del servizio è molto bassa. Mi domando dunque se questa strategia sia effettivamente quella corretta per cercare di coprire un gap che è evidentemente molto ampio”.

“Gli aumenti gravano direttamente sulle famiglie e da una Giunta che lavora in continuità con quella precedente, francamente, mi aspettavo qualcosa di diverso – così Cesare di Cintio, Lista Pezzotta -. L’assessore racconta di difficoltà economiche derivanti dalla pandemia, che si è verificata nel 2020, dalla guerra in Ucraina, risalente a 2 anni fa, e da una legge di Bilancio che è stata varata a fine 2024. Trovo dunque le motivazioni portate dall’amministrazioni fortemente irragionevoli e incoerenti. E mi sarei aspettato una sostanza della delibera più premiante per le famiglie”.

“Da ex assessore trovo luci e ombre nella delibera e mi riserbo di riflettere sulla questione, ragione per la quale mi asterrò”, così Danilo Minuti, Lista Pezzotta.

La chiosa ad Alessandro Carrara, Lega: “Durante la campagna elettorale molto è stato detto a favore del sostegno alle politiche sulla natalità e contro l’inverno demografico. Si intravedevano progetti volti all’aiuto alle famiglie. Ora, detto che la premessa fatta dall’assessora Marchesi è comprensibile e che siano innegabili i rincari derivanti dall’inflazione, mi chiedo se la scelta di aumentare le tariffe non sia in forte contrasto con quanto dichiarato in precedenza. E mi chiedo anche se non si poteva prevedere tutto questo e lavorare in altra maniera per scongiurare un aumento proprio in questo settore specifico, con una programmazione capace di superare le criticità”.

“È una delibera che rigettiamo totalmente, nel merito e nel metodo – sottolinea Cristina Laganà, consigliere comunale di Fratelli  d’Italia -. Non ci piace che, come al solito, venga anticipata alla stampa, prima di discuterla seriamente in Commissione. Non ci piace soprattutto che in Commissione sia presentata senza alcun dato preciso: sinceramente non capiamo se in questa Amministrazione non ci sia alcun Controllo di Gestione, oppure se si vogliano deliberatamente nascondere i dati fondamentali dei bilanci. L’ aumento viene giustificato con “la guerra in Ucraina, Il Covid, l’aumento delle materia prime”. Mancano solo le eruzioni vulcaniche in Islanda. Nessun numero…”.

“Soprattutto – prosegue Laganà – ci precisano che “in ossequio al principio di conservazione dell’equilibrio contrattuale e al fine di scongiurarne la risoluzione per eccessiva onerosità sopravvenuta, e successivamente, la necessità di effettuare nel corso dell’anno 2024 nuove gare d’appalto, con un incremento del costo annuo da riconoscere all’appaltatore per ogni posto/bambino gestito da € 8.080,60 a euro 11.205,37 Iva esclusa, corrispondente ad un incremento del 38,67%”: questo incremento su che elementi fondamentali si basa? per esempio, il personale ha avuto un incremento paragonabile delle retribuzioni? Niente ci viene detto, salvo che si vogliono mantenere queste società “storiche” e salvaguardare la loro sostenibilità economica. Ovviamente, nessun riferimento alle condizioni di mercato, agli appalti e tariffe di città paragonabili a Bergamo. Non accettiamo quindi che si scarichino i costi sulle famiglie, con tariffe ormai simili a quelle degli asili privati. E’ ben ridicolo che si addossi la colpa alla Finanziaria 2025, dopo che ci è stato detto che la situazione si è via via aggravata dal 2021. Troviamo anche deplorevole che non ci sia presentato alcun ragionamento su come “riorientare” il bilancio per focalizzarlo su temi prioritari. Un esempio: si recuperino 60mila euro dallo spostamento quotidiano dei birilli di Pontesecco, dopo l’inutile investimento di 3 milioni e 500mila euro: invece di elargirli ad una società di servizi (vogliamo garantire anche quella?), si mandino due vigili a spostarli, senza spendere nulla”.