La nomina del sindaco di Telgate, già segretario provinciale, e i ruoli dell’ex deputato e del consigliere regionale raccontano di una volontà, ormai matura, del partito di puntare al cambiamento: la svolta del partito passa da Bergamo
Bergamo. Nel 2012 fu “la notte delle scope”. Erano i tempi di Bossi e di Maroni, due assi di una Lega che non, a conti fatti e con il rammarico dei nostalgici, quelli puri, c’è più. Erano anche i tempi più neri del Carroccio, quelli di un partito che, sull’orlo di una crisi di nervi, per toccarla piano, rischiava di scomparire dallo scenario politico nazionale. Tanto che, proprio per come fu ribattezzata, servì un’azione di forza proprio per “ripulire il pollaio”.
Oggi, a distanza di 13 anni, la situazione non ha certo tinte così drammatiche, ma, in un certo senso, a leggerla bene, la pulizia, che a una frangia sembra evidentemente necessaria, è comunque cominciata. Sì, in maniera meno plateale, è vero, ma il concetto sembra davvero essere lo stesso. E forse, più che di pulizia, sembra giusto parlare d’ordine. Quante volte, almeno per gli addetti ai lavori, si è sentito parlare di ritorno alle origini, di desiderio di ritrovare le radici, di tornare a far rivivere e a interpellare la base, rimettendo al centro i militanti. Il motore della Lega, quelli che l’hanno fatta grande.
Lo stato dell’arte racconta infatti di un partito che, pur in maniera sommessa e non certo urlata, sembra tirato per la giacchetta da più anime. I corsi e i ricorsi della politica, per dirla alla Vico. E che il momento della svolta sia arrivato, o quantomeno sia vicino, lo racconta la cronaca degli ultimi eventi. Le scelte parlano chiaro. È vero, manca ancora la data del federale, il congresso che Matteo Salvini ha promesso di convocare entro la fine del mese di marzo, ma le intenzioni sembrano esserci tutte perché si segni un cambio di passo.
In questo scenario,
Bergamo ha avuto e ha tutt’ora un ruolo determinante. Che sia il cuore pulsante del movimento del Carroccio non solo non è una novità, è una certezza. Nemmeno quando il partito, sempre chiuso su se stesso e fedele al proprio leader, ha dovuto rinnovarsi davanti alle evidenze dei fatti. Così ha fatto, e così sta facendo.
Del resto la candidatura prima e la vittoria poi di Massimiliano Romeo, capogruppo della Lega al Senato e ora segretario regionale, è partita proprio dalla terra orobica. Dal feudo di Palazzago. E da lì ha imboccato la strada giusta, tanto dritta da portare, tra gli eletti a vice, Fabrizio Sala ad essere investito dell’onore e dell’onore. Proprio lui, lo stesso segretario provinciale che la volata, a Romeo, l’ha tirata fin dall’inizio.
Ora il sindaco di
Telgate è entrato a far parte della triade dei suoi uomini di fiducia. Un bergamasco. Che non è poco. Che finalmente, così si dice, potrà davvero cominciare a fare il segretario a pieno titolo, respirando a pieni polmoni un’aria che nel partito non si respira da tempo. E non può essere diversamente se la Lega vuole ritrovarsi per rilanciarsi, per recuperare terreno se vuol tornare a mettere il naso fuori e tornare a credere in quel fu 34%.
Nel borsino di chi conta tra i fedeli al movimento che ha Alberto da Giussano come riferimento salgono così Roberto Anelli, deus ex machina dell’operazione Romeo in salsa bergamasca, così si dice, e Daniele Belotti, uomo simbolo del Carroccio che, parentesi amministrative del capoluogo a parte, è rimasto per troppo tempo lontano dai riflettori.
Lui, la macchina del Carroccio, il braccio operativo per una vita della Lega bergamasca, che, in disparte, fatica a stare. E non tanto per una volontà personale, quanto per una scelta che ha più il sapore di una conseguenza subìta. Ma una cosa è certa. Quando la Lega deve ripensare a sé stessa, alle sue radici, deve pensare a Bergamo. Chissà che anche Zaia non voglia passare di qua. Non ci saranno le sorgenti del Monviso, ma politicamente il fulcro della Lega ha sempre avuto il suo cuore pulsante proprio in Bergamasca. Ed è da qui che deve ripartire.