Anziana morta cadendo dalla finestra, le difese: “Assolvete la badante, ci sono troppi dubbi”
21 gennaio 2025 | 16:37
Secondo gli avvocati ci sono elementi che non possono essere provati sul caso della morte di Rosanna Aber. La sentenza per Krystyna Mykhalchuk arriverà in serata
Bergamo. Secondo le difese “è pacifico che abbia effettuato dei prelievi per 2mila euro con il bancomat dell’anziana per la quale lavorava, ma non ci sono prove che l’abbia buttata giù dalla finestra del quarto piano”.
Siamo alle battute finali del processo a carico di Krystyna Mykhalchuk, la 28enne ucraina accusata dell’omicidio di Rosanna Aber, 77 anni. I pm Emanuele Marchisio e Guido Schininà hanno chiesto una condanna a 23 anni, mentre gli avvocati la condanna per il furto e l’utilizzo indebito del bancomat e l’assoluzione per l’omicidio aggravato dal nesso teleologico e dall’abuso di relazioni domestiche.
Secondo i difensori Andrea Pezzotta e Enrico Pelillo, se la donna fosse stata colpevole “tra il 22 aprile 2022, giorno del decesso della signora Aber, e l’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip nel novembre 2023, l’imputata poteva tornare nel suo Paese e far perdere le sue tracce. Perché invece è rimasta?”.
La ricostruzione dell’accusa fa scaturire la volontà omicidiaria da una discussione incentrata sui prelievi illeciti di denaro. “La Aber non aveva nessun sospetto che a rubarle i soldi fosse stata Krystyna. Al funzionario di banca confida il sospetto che le avessero clonato la carta e se ne fa dare una nuova. Alla sua amica, titolare dell’agenzia di viaggi dalla quale è passata per saldare il viaggio organizzato insieme alla sorella, racconta del furto subito ma non ha idea di come possa essere accaduto”.
La difesa avanza perplessità anche sugli orari: alle 13.19 Rosanna Aber esce dall’agenzia (la titolare subito dopo chiama il marito e il telefono registra l’orario), dopo 5/6 minuti a piedi arriva a casa, la chiamata al 112 è alle 13.33. “È possibile che tra le 13.26 e le 13.31 si sia consumata la tragedia?”, si chiede l’avvocato Pelillo.
I familiari della vittima hanno riferito che Rosanna aveva un tumore benigno all’altezza della cervicale che le provocava instabilità e capogiri, a volte aveva difficoltà ad orientarsi, che era una donna meticolosa nelle pulizie e controllava il lavoro di chi la aiutava con le faccende domestiche.
“Potrebbe aver perso l’equilibrio mentre verificava la pulizia dei vetri”, ipotizza il legale. Secondo Pelillo “Questa vicenda è una disgrazia che si è sommata alla sfortuna che Mykhalchuk era in casa in quel momento, una persona ludopatia portata a commettere furti”.
L’avvocato Pezzotta pone dubbi sull’avvenuta discussione: “L’hanno sentita due testi, mentre altri 4, che pure erano vicini al palazzo di via Einstein dov’è avvenuto il fatto, hanno riferito di non aver udito nulla”. Già altre volte l’imputata era stata sorpresa a rubare nei luoghi in cui lavorava “e, messa alle strette, aveva sempre chiesto scusa con la testa bassa, restituendo quanto aveva rubato. Perché avrebbe dovuto comportarsi diversamente con la signora Aber?”.
Dubbi anche rispetto al defenestramento: “L’accusa descrive la vittima come una signora anziana, fragile, per escludere il fatto che potesse salire sul davanzale della finestra. Eppure la figlia dice che la mamma era una donna energica, attiva, sempre in movimento, incapace di stare ferma. Era maniaca delle pulizie e forse si è arrampicata sul davanzale perché aveva visto un alone. Poteva mettere un piede sulla valvola del calorifero e issarsi. È vero che la stanza era in ordine ma non ci sono nemmeno segni di colluttazione, non ci sono tracce di Dna sotto le unghie della vittima. Possibile che una persona che viene spinta e sta per precipitare non tenti in qualche modo di aggrapparsi al suo aggressore?”.
“Chiediamo di non condannare una giovane mamma alla morte civile. Non ci sono prove certe a carico dell’imputata”, hanno concluso i legali.
Il pm Marchisio, nelle sue repliche, ha sottolineato: “Non si tratta di suggestioni, non ci siamo convinti di una tesi e siamo andati alla ricerca di prove per sostenerla perché questo non è il compito del pubblico ministero, che è chiamato a cercare anche prove a discarico. Noi dobbiamo cercare la verità, non ci cambia nulla se l’imputato viene condannato o assolto”.
Secondo il sostituto procuratore “qui c’è un’anziana caduta da una finestra con indosso le scarpe, la borsetta, gli occhiali, il cellulare al collo e in casa c’era una sola persona: Krystyna Mykhalchuk. Potevamo arrestarla quel giorno, ma abbiamo atteso per trovare altri elementi. Mettendo assieme un tassello alla volta siamo arrivati ad oggi. Sono elementi coerenti, che puntano tutti in un’unica direzione, che ci portano davanti alla Corte d’Assise. La difesa si è guardata bene dal riferire i contenuti delle intercettazioni, non ha parlato delle numerose contraddizioni e versioni fornite dall’imputata, dei suoi atteggiamenti incoerenti”.
La Corte si è ritirata e entro la serata di martedì 21 gennaio pronuncerà la sentenza.


