Il critico d’arte Bellini: “Bel recupero di Ex Diurno e Sentierone, mantenuto il legame con l’identità cittadina”
Il professore, uno dei massimi esperti in Italia e all’estero, ha tenuto un convegno all’Istituto Aeronautico Locatelli dal titolo “Tutela del patrimonio storico-artistico e paesaggistico italiano”
Bergamo. Mantenere un legame con il territorio, con l’identità cittadina. È questo il segreto per un buon recupero urbanistico e architettonico. Lo afferma il professor Rolando Bellini, storico e critico d’arte di fama internazionale, intervenuto in una conferenza dal titolo “Tutela del patrimonio storico-artistico e paesaggistico italiano”, tenuta gratuitamente a fini di educazione civica per gli studenti del liceo scientifico quadriennale e quinquennale e coreutico dell’Istituto Aeronautico e navale Locatelli di Bergamo e Grottammare.
Già docente nelle accademie d’arte da Torino a Bari e Firenze fino a Milano, direttore e fondatore di musei in Italia e all’estero, Bellini è anche una figura di riferimento per il Ministero, già in Soprintendenza, ed è tra i massimi conoscitori che tutelano e valorizzano il patrimonio artistico in Italia e nel mondo, dagli Stati Uniti, alla Russia fino alla Cina.
Esempi bergamaschi di progetti che viaggiano nella direzione indicata dal professore, sono il recupero dell’Ex Diurno di piazza Dante e il Sentierone. Il primo ha visto la trasformazione di quello che era nato come rifugio antiaereo nel 1944, e che si era poi riciclato in spazio con diverse attività commerciali e sociali, in bar-ristorante con intrattenimento. “È uno spazio carino, valorizzato – commenta il critico d’arte -. È stata restituita alla città una realtà che era inerte. L’Ex Diurno è tornato a recitare una parte nella vita della collettività, ritrova e riguadagna qualcosa e gli dà un senso. Il locale poi può piacere o meno, ma è comunque buona cosa far rivivere luoghi come questo, è un intervento positivo”.
Anche la riqualificazione del Sentierone incontra l’approvazione del professore, dato che il progetto ha mantenuto un legame stretto con il passato e la storia della città.
Agli studenti Bellini ha delineato il ruolo fondamentale della Legge 1089 del 1939, un provvedimento elaborato in Italia alla vigilia della Seconda Guerra Mondiale per tutelare il patrimonio culturale nazionale, una delle risorse più preziose del Paese, che detiene circa il 70% del patrimonio artistico mondiale. La legge, che rappresentò un contrappeso all’oscurità delle leggi razziali del 1938, vincolò beni artistici e paesaggistici come ricchezza collettiva e bene comune, introducendo in seguito anche il concetto di ambiente.
Il critico d’arte, che ha lavorato nei più prestigiosi musei e collaborato con personalità come Roberto Longhi, ha sottolineato l’importanza di considerare le opere d’arte come veri e propri esseri viventi, capaci di comunicare e arricchire la nostra comprensione del mondo. “L’arte – ha spiegato Bellini – è un’espressione della creatività umana vincolata all’estetica, che restituisce bellezza e armonia a chi sa percepirla”.
Uno dei temi centrali del convegno è stato il Rinascimento, epoca che ha segnato la riscoperta dell’antico e l’apertura di nuovi orizzonti sociali e culturali. Bellini ha analizzato la figura di Leonardo da Vinci, descritto come il massimo interprete della sintesi tra arte e scienza. Da Vinci, che studiò la prospettiva e la geometria per rappresentare con precisione la realtà, è anche l’autore di opere che testimoniano la stretta relazione tra uomo e ambiente.
Un esempio emblematico di questa connessione è la Gioconda, con il paesaggio delle Grigne alle spalle della protagonista: un dettaglio che evidenzia l’attenzione di Leonardo per la natura e la sua capacità di rappresentare il mondo con precisione quasi cartografica. Bellini ha poi ricordato la collaborazione tra Leonardo e Fra’ Luca Pacioli alla corte degli Sforza, un incontro che ha dato vita a trattati di geometria e scienza, contribuendo a plasmare l’estetica del tempo.
Il professore ha ricordato che l’arte non è solo un testimone del passato, ma un mezzo per comprendere la società, per immaginare il futuro e per mantenere viva la memoria collettiva. “L’uomo – ha dichiarato -, conosce solo ciò che rappresenta. La pittura è una metafora del nostro rapporto con il mondo”.
L’intervento di Rolando Bellini ha confermato l’importanza di proteggere e valorizzare il patrimonio artistico per le generazioni future.


