Mancato aggiornamento del Piano Pandemico, imputazione coatta per Ranieri Guerra
La Procura dovrà quindi chiedere il rinvio a giudizio, oltre che per Guerra, anche per altri ex dirigenti del Ministero della Salute
La gip di Roma Anna Maria Gavoni ha disposto l’imputazione coatta per l’ex numero due dell’Oms Ranieri Guerra in relazione al mancato aggiornamento del piano pandemico nazionale del 2006. Oltre per Guerra, all’epoca direttore generale del Ministero della Salute, l’imputazione coatta è stata decisa anche per Giuseppe Ruocco, Maria Grazia Pompa e Francesco Maraglino, ex direttori dell’Ufficio 5 del Ministero. Nei loro confronti era stata disposta in precedenza l’archiviazione nell’ambito di uno stralcio dell’inchiesta della Procura di Bergamo sulla gestione del Covid poi trasferita per competenza a Roma. Nel provvedimento si legge che il pm deve disporre l’imputazione “in quanto indicati responsabili del mancato aggiornamento del Piano pandemico nazionale del 2006 e dell’omessa definizione dei piani di dettaglio” per il reato di omissione o rifiuto di atti d’ufficio.
“Questo risultato, che riapre la partita delle responsabilità sulla gestione della pandemia in Italia, dopo le archiviazioni del Tribunale dei Ministri, è conseguente all’opposizione all’archiviazione presentata a suo tempo da alcuni dei familiari delle vittime del Covid dell’Associazione #Sereniesempreuniti che da 5 anni lottano per la verità attraverso i legali del team – si legge in una nota -. Siamo davvero molto soddisfatti di questo risultato e per l’approfondimento riservato alla questione così complessa che era oggetto dell’opposizione all’archiviazione da noi proposta avanti il Tribunale penale di Roma – dichiara il team legale composto dall’avvocato Consuelo Locati, Alessandro Pedone, Luca Berni, Piero Pasini, Giovanni Benedetto ed Elisabetta Gentile -. È un grande risultato per noi quali legali di centinaia di familiari delle vittime e un pezzo di verità riconosciuta e di rispetto e dignità che viene ridata a quei corpi accatastati cui è stata negata anche la dignità della sepoltura”.


