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Avvolgente e totalizzante: il “Non detto” di Assembergs affascina i visitatori

La mostra è allestita sino a domenica 2 febbraio alla sala Carbonari del palazzo comunale di Seriate

Seriate. È un’atmosfera avvolgente e totalizzante quella che accoglie il visitatore nella sala Carbonari del palazzo comunale a Seriate. La mostra “Non detto” di Viveka Assembergs trascina immediatamente lo spettatore in una dimensione ancestrale, grazie al background sonoro cupo e ipnotico, al segno primitivo delle opere, all’allestimento contrastato di ombra e luce che ne esalta il fascino arcaico.

“Non detto” è un titolo che, appunto, non vuole aggiungere nulla a quello che vediamo. L’artista tiene a condividere questa autenticità mentre ci guida attraverso le sue creature di ferro, di garza, di bronzo, di cera, di legno. Il suo invito è a sentire, cioè ad ascoltare ciò che rimane sospeso, le parole taciute, le storie non raccontate, il significato nascosto nell’ombra laddove le parole non arrivano. Che poi, in termini visivi, significa soffermarsi sugli spazi vuoti, sulle fessure, sui punti in cui la materia si è ritratta, aggrumata, per lasciare spazio a un oltre fatto di spirito e di intimità custodite.

Protagonisti, insieme, la materia e l’anima, che risaltano nella luce, nel nero su nero, nel bianco su bianco, nel bianco su nero. C’è un ritmo espositivo nelle 13 sculture che gioca con efficacia. È come una cadenza interiore che accompagna il visitatore dall’ingresso con l’opera “Kerstin”, in ceramica smaltata e ferro, una donna-traliccio tesa tra l’apparente solidità della struttura e l’insufficienza organica della figura che essa sostiene, fino a C.C. M.M., una silhouette bronzea che cela il proprio significato in un titolo criptato, tutto da decifrare, e che si specchia in posa tra peso e leggerezza sulla parete di fondo della galleria.

Colpiscono, anche per effetto degli opposti, il profilo aereo di “Fragile, maneggiare con cura”(2017), che si libra per affrancarsi dalle leggi di gravitazione e opere solide, ben piantate a terra, come The battle (2024) in cui due corpi di lottatori si avvinghiano in un ritmo centripeto o “Domani e dopodomani” (2012), che vede fronteggiarsi senza indugio due figure-eroi del quotidiano, ingaggiati nella sfida spesso ardua delle cose ordinarie.

Al piano superiore sono esposti, in un procedimento a dittico tra sopra e sotto, gli ingrandimenti fotografici a dettaglio delle sculture corrispondenti, in modo che “ogni scultura risuona in una fotografia”, come bene illustra la curatrice dell’esposizione, perché l’immagine su forex indica “quale dettaglio, quale increspatura, quale linea o quale movimento è stato il fuoco intorno a cui è nata ogni figura”.

Una soluzione, questa, geniale, perché sollecita un esercizio di sguardo non banale e non prevedibile, che richiede necessariamente il doppio tempo di una visione che torna e ritorna sullo stesso pezzo, con tagli sempre differenti. Al centro dal piano terra, come al centro del cannocchiale visivo del piano alto, una figura-guida: rispettivamente, il “Lupo 1” del 2022, in bronzo, che invita a una “circumnavigazione visiva”, complice il tornio su cui è installato che letteralmente ci avvolge nelle sue spire, e “Ice”, una figura di donna appena nata, del 2025, in gesso total white, che segna forse il superamento di quei vuoti che qui si chiudono in una prospettiva di piena luce e di emozionata rinascita.

La mostra è aperta fino a domenica 2 febbraio nei seguenti orari: da mercoledì a sabato 16.00-18.30, domenica 10.30-12.00, 16.00-18.30.