Logo

Temi del giorno:

Decine di candele per ricordare il 36enne vigilante di origine gambiana, ucciso con undici coltellate sotto i portici di via Tiraboschi

Bergamo. Circa duecento persone hanno partecipato alla fiaccolata per Mamadi Tunkara, il 36enne vigilante di origine gambiana ucciso venerdì 3 gennaio con undici coltellate in via Tiraboschi a Bergamo. Il corteo, illuminato da decine di candele, è partito intorno alle 18,40 da Largo Rezzara per raggiungere i portici dove si è consumata la tragedia. Un momento di riflessione e preghiera organizzato dall’Associazione Giovani Gambiani insieme al Comune di Bergamo.

“Ferita profonda per la città”

“Questa fiaccolata rappresenta la volontà di tutti noi di promuovere una convivenza sicura e pacifica e il desiderio di non trovare nella violenza la soluzione dei conflitti” ma, al contrario, “di promuovere una cultura del rispetto”, ha dichiarato la sindaca Elena Carnevali -. Dal 3 gennaio abbiamo assistito alla compostezza del fratello e di tutta la comunità gambiana nell’affrontare lo smarrimento e la sofferenza. Mai una parola di vendetta o di rivalsa”.

“Mamadi pensava che la sua città di adozione fosse il luogo di riscatto per sé e di sostegno per sua moglie e la sua grande famiglia di origine – sottolinea Carnevali -. L’impegno comune deve essere quello di costruire una Bergamo più giusta”. “Sentiamo il bisogno di investire sempre di più nell’educazione, nella mediazione, nella cultura, nella scuola e nei luoghi di aggregazione, sia laici che religiosi, perché siano spazi di incontro, dove ogni persona possa sentirsi parte di una comunità accogliente e aperta”. “Grazie a tutti voi per avere acceso una fiamma di speranza in questa serata. La memoria di Mamadi ci guidi nel nostro impegno”.

 

Fiaccolata per Mamadi Tunkara, il corteo per le strade di Bergamo <br clear=all>

“Mamadi un esempio per tutti”

Presenti anche gli assessori Marzia Marchesi (servizi educativi), Giacomo Angeloni (sicurezza), Sergio Gandi (cultura), Marcella Messina (politiche sociali) e Claudia Lenzini (politiche abitative), oltre a Monsignor Valentino Ottolini (parroco delle Grazie) e Don Davide Rota (del Patronato). “Il 3 gennaio ci è caduto il mondo addosso – ha detto il sacerdote -. Mamadi era uno dei nostri, viveva a Verdello ed era una brava persona. Ai bergamaschi vorrei raccontare l’umanità di queste persone, un’umanità profonda. Per ogni errore che uno di questi ragazzi commette, ci sono mille atti buoni. Sono persone che vogliono bene alla loro famiglia, che si alzano di notte per lavorare e fanno sacrifici per i loro figli. Mamadi manteneva quaranta persone in Africa, una famiglia molto grande. Vivere con loro è una scuola di umanità continua. Servono più rispetto e considerazione verso queste persone. Il loro coraggio, la loro forza, la loro pazienza, lasciano davvero senza fiato”.

“Grazie Bergamo per la vicinanza”

Foday Sillah, presidente dell’Associazione giovani gambiani, ha concluso il corteo esprimendo “profonda gratitudine alla cittadinanza bergamasca. La tragica perdita di Mamadi ha lasciato un vuoto immenso, ma il sostegno e calore ricevuto ci ricordano che la nostra comunità non è sola. Non ci sono musulmani o cristiani, ma uomini e donne uniti dal rispetto reciproco, dalla compassione e dalla solidarietà. Grazie per averci aiutato a trasformare il dolore in forza. Il rispetto dimostrato nei confronti di Mamadi e della nostra comunità, unito alla vostra partecipazione sincera e preziosa, rappresenta un segno tangibile di umanità e speranza”.