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Parco del Serio, eletto il nuovo Cda: tensioni nel Pd e la Lega resta fuori

Un lungo braccio di ferro durato dalla serata di venerdì 10 gennaio fino alla mattinata di sabato 11, giornata dedicata al voto: i Dem si accontentano di una sola poltrona e il nome indicato dall’amministrazione di Seriate, in quota Lega, resta fuori

Bergamo. Rinnovo del Cda Parco del Serio: il centrodestra resta in sella con Forza Italia, il Pd si accontenta di un solo rappresentante e la Lega resta fuori dai giochi. Un braccio di ferro cominciato nella serata di venerdì 10 gennaio ma che di fatto ha trovato la sua sintesi, faticosa per la verità, nella  mattinata di sabato 11 gennaio, quello che ha visto andare in scena la disputa, tutta squisitamente politica, sulla scelta e sulle nomine del nuovo Consiglio di Amministrazione del Parco dei Colli. E tra tentativi di rinvii del voto e puntini che hanno fatto fatica ad unirsi, quello che è emerso è stato da un lato l’insoddisfazione del Carroccio che ha perso il suo unico uomo all’interno del direttivo, rimanendo di fatto a bocca asciutta, i malumori in casa Dem e la linea politica dettata dalla Provincia, perfettamente sovrapponibile e coerente a quella dell’ottobre scorso, periodo di “rimapasto” del consiglio.

Ad animare la serata di venerdì 10, appunto, ci hanno pensato le molte telefonate che hanno preceduto l’incontro: una tensione crescente che ha accompagnato anche il vertice di ieri, sabato 11 gennaio, tanto che, in sede di discussione, visto che la quadra sembrava lontana e la “questione Lega” continuava a rimanere aperta, c’è stata anche la richiesta di rinviare il voto.

Una proposta che sarebbe arrivata da Claudio Bolandrini, in Provincia in quota Forza Italia, delegato proprio dal presidente Pasquale Gandolfi e chiamato a tirare le fila di una partita dove l’istituzione di via Tasso ha un peso politico importante. L’invito, pur deciso, è però stato respinto al mittente dagli amministratori Pd, contrari all’iniziativa di fatto “telefonata” al sindaco di Caravaggio proprio dal presidente Dem. E, come se non bastasse, al diniego del centrosinistra si è aggiunto anche quello Lega che ha chiesto di toirare dritto verso un voto che, probabilmente, si aspettava favorevole. Una speranza che si è rivelata disattesa, praticamente un capolavoro al contrario, tanto che l’uomo indicato da Seriate è rimasto fuori e il Carroccio a bocca asciutta.

Una sconfitta, quella della compagine del segretario provinciale Fabrizio Sala, che è non passata inosservata, anche perché, di fatto, vede, per la volta, la Lega senza poltrone in un direttivo in cui la quota verde si è sempre imposta. Del resto il peso politico del partito, numeri alla mano, è andata via via calando, e i numeri anche in provincia parlano chiaro. E, come se non bastasse, a soffiare sulle polveri, nelle frizioni tutte interne al Pd, ci avrebbe pensato anche il no all’ingresso nel Cda di Marco Redolfi, nome proposto dal segretario provinciale Gabriele Giudici e a quanto pare non gradito da Gandolfi, con il partito capace, così, di raccogliere solo un seggio anziché due.

La discussione è rimasta aperta fino all’ultimo, con un equilibrio politico difficile da trovare e una sintesi che pare abbia lasciato sorrisi a denti stretti e malumori, portando a configurare il nuovo Cda in Ferrari, Prete, Trapattoni: i primi due uomini del centrosinistra di Bergamo e Crema, il terzo in quota Forza Italia.