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Previdenza integrativa e fondi pensione: l’importanza di pensare al futuro

Di fronte ai numeri, tutti decidono di sottoscrivere una pensione integrativa nel giro di poco tempo, perché diventano consapevoli che la pensione pubblica sarà davvero bassa

Non so se anche per voi è così, ma per me e i miei clienti queste settimane sono dedicate a fare il punto su com’è andato l’anno che si è appena concluso e verificare se è opportuno o necessario fare cambiamenti per il 2025. Magari sono emersi nuovi progetti o situazioni che vanno prese in considerazione anche nella gestione del portafoglio.

Ma, partiamo da com’è andato il 2024. Come si sono comportati gli investimenti? Siamo allineati con quelle che sono le nostre previsioni? E… ti sei ricordata/o di fare il versamento del tuo fondo pensione?
Sul tema previdenza integrativa sono molto attenta in quanto lo ritengo fondamentale soprattutto se di fronte ho un cliente giovane ed inoltre, verso fine anno, mando un reminder a tutti i clienti che l’hanno sottoscritto per ricordare loro di fare il versamento.

Perché? Il motivo è di natura fiscale. I versamenti volontari che il cliente fa sul fondo pensione nell’arco dell’anno li può dedurre dai redditi, li può cioè sottrarre dai propri incassi per abbassare la base imponibile e pagare quindi meno tasse. È però necessario farli entro il 31 dicembre.

Sottolineo che il motivo fiscale è una delle ragioni per cui è opportuno sottoscrivere un fondo pensione ma, a mio parere, non può e non deve essere l’unico, in quanto le forme pensionistiche che consentono questo recupero presentano dei vincoli che il cliente deve avere ben chiari.

Il primo è il fatto che annualmente posso dedurre dai redditi un massimo di 5.164,27 euro.
Il secondo è che quanto versato nel fondo pensione sarà vincolato fino all’età pensionabile del contraente prevista per legge. Li potrà infatti liquidare solo in alcuni casi, gli stessi previsti per il TFR, cioè:
– Acquisto prima casa per sé o per i figli: fino al 75%
– Cura di malattie importanti: fino al 75%
– Spese per cui non è necessario dare specifiche: fino al 30%

È dunque fondamentale determinare quanto possiamo, al momento attuale, accantonare con l’obiettivo di costruirci nel tempo una previdenza integrativa, quanto in prospettiva dovremo accantonare e, infine, quale investimento scegliere per far sì che quanto ho risparmiato per tale scopo cresca nel tempo.
I fondi pensione, infatti, rappresentano una delle alternative possibili per riuscire a costruirsi una pensione integrativa, ma non sono l’unica. Scegliere questa forma anziché, ad esempio, una polizza o un fondo con opzione di decumulo, dipende dall’età del risparmiatore, dal suo stipendio, da quanti anni gli/le mancano per andare in pensione, … tutti aspetti da valutare di volta in volta con ciascuno, in una consulenza personalizzata.

Come si può fare quindi a capire se il fondo pensione può essere la soluzione migliore per te?
Di solito coi miei clienti partiamo da quella che è la loro situazione previdenziale attuale.

Entriamo sul sito dell’Inps e, con la Spid, accediamo a “la mia pensione futura” che ci mostra quale sarà, indicativamente, la pensione dello Stato che il cliente riceverà e a che età. Da lì quindi si fa il calcolo di quanto sarà il gap rispetto all’ultimo stipendio e quindi si valuta insieme come fare a coprire almeno tale differenza – un obiettivo a mio parere fondamentale per consentire a chi si sta rivolgendo a me per un consiglio di mantenere, una volta smesso di lavorare, il livello di vita raggiunto in quel momento.
Vi confesso che di solito di fronte ai numeri, tutti decidono di sottoscrivere una pensione integrativa nel giro di poco tempo, perché diventano consapevoli che la pensione pubblica sarà davvero bassa. In vari casi si parla del 50% dell’ultimo stipendio da dipendente, se poi si è partita Iva la situazione è anche peggiore!

Quindi… il mio suggerimento è quello di ragionare su questo tema, da soli sul sito Inps oppure con il professionista che vi segue su questi temi. L’importante è farlo, senza rimandare ulteriormente, anche perché i vantaggi fiscali non sono solo immediati con la deducibilità, ma sono anche futuri, con rendite che verranno tassate massimo al 15% e minimo al 9% a seconda di quanti anni si è stati nel fondo pensione. Inoltre la rendita maturata su contributi non dedotti sarà totalmente esente da tassazione.
Direi che i motivi per agire, e farlo subito, non mancano di certo.