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Omicidio di via Tiraboschi, il 28enne in carcere: “Non volevo uccidere, ho rovinato due vite”

Difeso dall’avvocato Michaela Viscardi ha reso dichiarazioni spontanee di fronte al Gip, confermando la versione dei fatti già esposta dopo l’arresto

Ha confermato di aver accoltellato Mamadi Tunkara per gelosia e ha detto di essere dispiaciuto per aver “rovinato due vite”. Davanti al GIP Stefano Storto, assistito dall’avvocato MichaelaViscardi, SadateDjiram, autore dell’omicidio del vigilante del Carrefour di via Tiraboschi, ha rilasciato spontanee dichiarazioni. Per il momento non ha voluto rispondere alle domande.

Ha detto di aver colpito con un grosso coltello quello che lui riteneva fosse il suo rivale in amore, ma di non aver premeditato l’omicidio. Sospettava infatti che Mamadi avesse una relazione con la sua ex, una donna italiana che ha però smentito la circostanza.

L’omicidio è avvenuto in pieno centro città, intorno alle 15.30 di venerdì 3 gennaio. Pare che Djiram, 28 anni, originario del Togo, abbia atteso Tunkara nel passaggio Cividini che collega via Tiraboschi a via Ghislanzoni. Il vigilante, gambiano di 36 anni, stava arrivando al lavoro in bicicletta quando il rivale lo ha scaraventato a terra, poi lo ha sbattuto contro la vetrina della Caffetteria di Porta Nuova e lo ha accoltellato più volte lasciandolo agonizzante sul pavimento prima di fuggire verso via Moroni.

Una fuga durata poco. L’uomo ha preso un treno per Milano e da lì un altro per Chiasso ma è stato controllato ed è stato trovato senza documenti. Li aveva lasciati nel giubbotto che aveva abbandonato a Bergamo insieme allo zaino durante la fuga.

Djiram è stato quindi bloccato dalla polizia svizzera e riconsegnato alle autorità italiane. Ora si trova nel carcere di via Gleno.

Nella mattinata di martedì al Papa Giovanni XXIII si è svolta l’autopsia sul corpo di Mamadi Tunkara, esame che chiarirà esattamente quanti e quali colpi letali gli siano stati inferti.