Omicidio di via Tiraboschi, la pm contesta la premeditazione e i futili motivi
La versione dell’omicida reo confesso non avrebbe convinto gli inquirenti: sostiene di essere stato aggredito per primo e di non aver portato il coltello con l’intenzione di uccidere
Bergamo. Un movente sentimentale e un’ammissione chiara: “Sono stato aggredito per primo”. Dopo essersi inizialmente avvalso della facoltà di non rispondere, nel pomeriggio di sabato 4 gennaio Djiram Sadate ha confessato in Questura a Bergamo.
Prima della confessione Sadate era ancora solo un sospettato dell’omicidio di Mamadi Tunkara, il 36enne ucciso a coltellate venerdì 3 gennaio in via Tiraboschi. Bloccato dalla polizia elvetica su un treno diretto a Lugano in quanto irregolare con i documenti, il 28enne richiedente asilo originario del Togo è stato portato nuovamente a Bergamo dalla squadra mobile.
Assistito dall’avvocato Michaela Viscardi, Sadate ha scelto in un secondo momento di confessare. Tuttavia, intorno al presunto movente del delitto regna ancora incertezza. Pare che Tunkara e il suo assassino reo confesso fossero interessati alla stessa donna, o quanto meno Sadate ne era convinto. Una donna italiana – già sentita dalla polizia – in passato convivente dell’aggressore, che pare avrebbe smentito la frequentazione con la vittima.
Ma la versione del 28enne non ha convinto la pm Silvia Marchina che ha deciso di contestargli la premeditazione e i futili motivi. Due aggravanti che sulla carta potrebbero portare ad un ergastolo e al processo in Corte d’Assise.
Senza premeditazione non si spiegherebbe il motivo per il quale Sadate avesse con sé un coltello – ritrovato poi in via Paglia, ritenuto l’arma del delitto e in queste ore nei laboratori della Scientifica – mentre cercava Tunkara per un chiarimento. L’omicida reo confesso ha cercato il vigilante all’interno del Carrefour, ma lo ha incontrato uscendo mentre arrivava in bicicletta per iniziare il turno di lavoro: sostiene di essere stato aggredito verbalmente e con qualche spintone, e che poi la discussione sia degenerata. Il titolare di un bar nei pressi del luogo del delitto ha raccontato di aver visto le coltellate che sono seguite: “Fendenti micidiali, sembrava di essere in un film dell’orrore”.
Durante la conferenza stampa di sabato in Questura, in cui il procuratore aggiunto di Bergamo Maria Cristina Rota ha chiarito alcuni aspetti del fatto di sangue, al 28enne non era stata contestata la premeditazione.
I futili motivi potrebbero invece essere provati se dovesse essere confermata la smentita della 30enne italiana con la quale Sadate aveva convissuto fino a fine anno. Nelle prossime ore, forse lunedì 6 gennaio, il pm depositerà la richiesta di convalida del fermo, che scatta visto il sussistente pericolo di fuga. Dopo il parere del Gip seguirà l’interrogatorio in carcere entro i successivi due giorni.
Il luogo dell'omicidio in via Tiraboschi



