Logo

Temi del giorno:

Le coltellate, la fuga tra la folla, il primo identikit: caccia al killer di via Tiraboschi

Il presunto assassino del 36enne Mamadi Tunkara, addetto alla sicurezza del Carrefour, ripreso dalle telecamere del supermercato e da un video girato da alcuni residenti mentre è in fuga. Gli inquirenti avrebbero già una pista privilegiata

Bergamo. Un barista che ha assistito alla scena cita ‘Shining’: “Sembrava una scena di quel film, un film dell’orrore”. Purtroppo è tutto vero. Venerdì pomeriggio, intorno alle 15, un ragazzo di 36 anni è stato accoltellato a morte in via Tiraboschi, pieno centro città. “Lo ha schiacciato contro il vetro di un negozio e lo ha colpito con quattro fendenti tra petto e addome, dall’alto verso il basso – racconta il barista -. In mano aveva un coltello da cucina, sarà stato lungo trenta centimetri”.

La vittima è Mamadi Tunkara, 36enne originario del Gambia. Lavorava per conto dell’agenzia Top Secret come addetto alla sicurezza del Carrefour, supermercato al piano interrato dell’edificio al civico 53 (quello che al piano terra ospita Ovs). Ad accoltellarlo un uomo di colore, come lui. “Sarà stato alto un metro e ottanta – ipotizza il barista – attorno ai 40 anni di età”. E sarebbe stato visto fuggire verso via Ghislanzoni, come testimonia un video pubblicato dalla nostra testata girato alle 15.19: un orario compatibile con quello del delitto (il 118 è intervenuto alle 15.20).

 

Mamadi Tunkara omicidio via Tiraboschi Mamadi Tunkara, in una foto tratta dal suo profilo Facebook

 

Nelle immagini – girate all’angolo con via Guglielmo d’Alzano – un uomo di origine straniera fugge, inseguito da un’altra persona che gli intima a gran voce di fermarsi. Che quello in fuga sia proprio l’assassino non è certo, ma le probabilità sono alte. La scena è stata osservata anche da alcuni commercianti di via Ghislanzoni: raccontano di uomo con un maglione bianco/beige molto chiaro. Forse, ha gettato per strada il giubbotto scuro e il berretto che – secondo altri testimoni – indossava al momento dell’agguato. Indumenti che sarebbero già stati sequestrati dalla Polizia di Stato, al lavoro per risalire al responsabile di un crimine tanto efferato quanto (per ora) inspiegabile.

Già, perché al momento non è chiaro cosa abbia armato la mano dell’assassino. Qualcuno parla di una discussione tra la vittima e un misterioso uomo il giorno di Capodanno; secondo qualcun altro, Mamadi avrebbe riconosciuto il responsabile di un furto al supermercato e per questo voleva fargliela pagare. Voci infondate? Può darsi. Il killer sarebbe stato immortalato anche dalle telecamere all’interno del Carrefour, poco prima del delitto. Cercava forse il 36enne addetto alla sicurezza?. E se sì, perché?.

Le ricerche (ma il condizionale è d’obbligo) si starebbero concentrando su un soggetto che bazzica l’area della stazione: in passato avrebbe frequentato la mensa per i bisognosi e il dormitorio del Galgario, ma è possibile che sia soltanto una delle piste investigative prese in considerazione. Quel che è certo, è che sul fatto di sangue indaga la Questura di Bergamo, coordinata dal pubblico ministero Silvia Marchina, arrivata sul posto insieme al procuratore aggiunto Maria Cristina Rota.

Il delitto si è consumato sotto la galleria di passaggio Cividini. Qui, i commercianti hanno più volte denunciato situazioni di degrado e insicurezza. “Ultimamente non gira bella gente, ci sono state diverse risse tra ragazzini, ma oltre non si era mai andati – commenta una dipendente del negozio di parrucchiera Nadège -. Abbiamo sentito un rumore quando la vittima è caduta a terra, davanti alla vetrina del negozio, ma è stato tutto troppo veloce. Non ci siamo resi conto di quanto successo”.

 

 

Inevitabilmente, la vicenda ha suscitato reazioni dal punto di vista politico. “Con profondo sgomento abbiamo appreso del tragico evento accaduto nel centro della nostra città – ha commentato il sindaco di Bergamo Elena Carnevali -. In questo momento desidero esprimere tutta la mia vicinanza e il più sincero cordoglio alla famiglia della vittima, colpita dalla perdita così dolorosa. La sicurezza e la convivenza civile – aggiunge – sono valori fondamentali per Bergamo, e ogni episodio di violenza è una ferita per tutta la nostra comunità. Come amministrazione, siamo in stretto contatto con le autorità competenti per garantire che la giustizia faccia il suo corso e fornire tutto il supporto più utile insieme al presidio del territorio per garantire la sicurezza di tutti i cittadini”.

“Senza parole per il gravissimo fatto accaduto in pieno giorno in centro a Bergamo – ha scritto su Facebook il consigliere leghista Alberto Ribolla -. La mia solidarietà alla famiglia dell’addetto alla sicurezza del supermercato, ucciso così barbaramente, e una riflessione su quello che circola in giro nelle nostre strade. Ancor prima di parlare di mancanza di controlli o di sicurezza, mi interrogherei su chi abbiamo permesso di vivere nella nostra società, su come si faccia ad andare in giro con un coltello e ad uccidere, così, a sangue freddo”.

Non è tardata ad arrivare anche la reazione del comitato di quartiere. “È spaventoso come in una giornata festiva, piena di turisti, di famiglie e di bambini un lavoratore della sicurezza privata venga assassinato in pieno centro a Bergamo – evidenzia il presidente del Comitato Bergamo Centro, Silvano Sacchi -. A Bergamo servono ormai strumenti preventivi e dissuasi. Penso sia arrivata l’ora di prevenire il crimine. Le forze politiche e le istituzioni devono unire i propri sforzi per trovare una soluzione”. Della stessa opinione Laura Bigoni, delegata ai giovani del comitato: “Le modalità di questo omicidio fanno riflettere molto su quanto a Bergamo non ci possa più sentire sicuri: non solo in orario serale, ma anche in pieno giorno”.

 

Ucciso a coltellate in pieno centro: muore 40enne La scena del crimine e i rilievi della Polizia di Stato