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Il lavoro al Carrefour, la palestra, le scuole serali: “Il nostro Mamadi, un ragazzo buono”
Mamadi Tunkara, 36 anni

Chi era il 36enne ucciso a coltellate in via Tiraboschi. Il ricordo di amici e conoscenti, in lacrime per la sua tragica scomparsa

Bergamo. Caricava la bici sul treno a Verdello, 15-20 minuti di tragitto e arrivava in stazione a Bergamo. Poi, da piazzale Marconi, pedalava fino al Carrefour in via Tiraboschi, dove per conto di un’agenzia (Top Secret, è il nome) lavorava come portinaio e addetto alla sicurezza. Si chiamava Mamadi Tunkara, aveva 36 anni ed era originario del Gambia. Lo chiamavano ‘Lookman’, per via dell’acconciatura. Per via di quelle treccine che tanto ricordano il formidabile attaccante dell’Atalanta. A Bergamo, però, Mamadi non ha trovato altrettanta fortuna. È stato ucciso venerdì pomeriggio a coltellate (almeno quattro, secondo un testimone) da un uomo fermato sabato mattina dalla polizia al confine con la Svizzera.

Mamadi Tunkara omicidio via TiraboschiMamadi Tunkara, in una foto tratta dal suo profilo Facebook

L’orrore si è consumato alle 15,20 in via Tiraboschi, una delle vie più frequentate del centro città. Ma chi era Mamadi? Da quel poco che sappiamo, un ragazzo che sapeva farsi volere bene. “Non ci sono di mezzo storie losche, sono pronto a metterci la mano sul fuoco perché era un angelo”, racconta un passante visibilmente commosso. Dice di avere conosciuto Mamadi al lavoro. Di lui ricorda “i modi gentili” e “i sorrisi” verso il figlio piccolo quando passavano all’Ovs (negozio di abbigliamento al piano terra dell’edificio al civico 53, proprio sopra il Carrefour).

Sul posto arrivano alla spicciolata alcuni amici della vittima. Molti di loro hanno gli occhi lucidi. Non riescono a darsi spiegazioni del perché quel ragazzo “troppo buono” (ripete più di uno) sia stato barbaramente ucciso prima di iniziare il turno di lavoro. Ai giornalisti, spiegano che Mamadi studiava alle scuole serali Cpia per ottenere la licenza di terza media. E che nel tempo libero frequentava la palestra Fit Active in via Camozzi. Faceva i pesi per tenersi in forma, vestiva sportivo, cappellino da skater in testa e cuffie nelle orecchie: rap e reggaeton i generi preferiti.

“Un ragazzo davvero gentilissimo – conferma un giovane che lavora in zona, e che lo aveva incrociato qualche volta fuori dalla palestra -. Un giorno gli era caduta la borraccia, l’ho aiutato perché aveva le cuffie in una mano e il telefono nell’altra. Mi ha detto ‘grazie fratello’, da allora ci salutavamo sempre. La volto dopo voleva offrirmi il caffè, ma purtroppo ero di corsa per andare al lavoro. Gli avevo detto che non era necessaria tanta riconoscenza per una borraccia…”.

Mamadi era arrivato in Italia nel 2016 dopo un lungo e non facile viaggio attraverso l’Africa. Ha vissuto per circa due anni fra gli ospiti del Patronato San Vincenzo, ente che in città aiuta molti stranieri in difficoltà; ente che lo ha aiutato a trovare casa a Verdello, dove si è trasferito con il fratello, sorretto da alcuni amici e membri dell’associazione Giovani gambiani di Bergamo. Anche lui piange, disperato, in cerca di risposte che almeno, forse, qualcuno saprà dargli presto.