“La pace: dono da costruire con cambiamenti culturali e strutturali”
Ci siamo abituati alla Guerra, rendendola qualcosa di lontano e che riguarda sempre altri, pronti a cambiare canale quando siamo stanchi o scocciati di vedere immagini che ci infastidiscono o ci turbano
Mettersi in cammino, stare in cammino per le strade insieme agli altri, passare tra le case e dove accade la vita, tentando di essere con seria convinzione e fede, segni reali di speranza, è certamente l’immagine più bella di Chiesa del Giubileo che riesco ad immaginare.
Ci sono porte da attraversare, quelle delle nostre coscienze, quelle dei nostri cuori, quelle che con i passi ci portano dentro a tante realtà vicine e lontane che non riescono più ad immaginare possibili futuri e reali speranze…
Ecco la chiamata e la responsabilità che il giubileo ci affida con grande serietà e decisione.
La prima porta santa che intendiamo varcare nel giorno che introduce l’anno nuovo vuole essere proprio quella della Pace.
Abbiamo condiviso immagini e parole che hanno riacceso la nostra attenzione, smosso alcune di quelle parti del nostro animo che ci fa comodo tenere ben nascoste, abbiamo pregato e invocato la Pace da Dio perché noi siamo l’incarnazione della sua pace in mezzo agli uomini, ed ora attorno alla tavola della comunità, ci ritroviamo fratelli e sorelle, piccoli e poveri, ma capaci ancora di ricevere Parola e Pane che ci fanno capaci delle stesse cose di Dio.
Vogliamo avere il coraggio di quella concretezza e verità che ci ricorda che pensare, pregare e parlare di pace significa anzitutto fare lo sforzo di mettersi nei panni di “chi si sente prostrato dalla propria condizione esistenziale, condannato dai propri errori, schiacciato dal giudizio altrui e non riesce a scorgere più alcuna prospettiva per la propria vita”, come abbiamo ascoltato da Papa Francesco nel suo messaggio.
La guerra non è mai un concetto, un’astrazione, un modo di pensare o porsi nei confronti del mondo. La guerra, ed il suo opposto che è la pace, è sempre fatta della vita delle persone, delle relazioni, delle violenze e deprivazioni subite o dell’unica vera lotta da fare che è quella per la giustizia, per restituire possibilità e vita, per offrire pari opportunità e dignità a ciascuno.
Ci siamo abituati alla Guerra, rendendola qualcosa di lontano e che riguarda sempre altri, pronti a cambiare canale quando siamo stanchi o scocciati di vedere immagini che ci infastidiscono o ci turbano.
E ci risulta facile tirarcene fuori dicendo che noi non facciamo niente di male, che noi non c’entriamo e che alla fine la guerra coinvolgerà sempre e solo altre persone e altri posti.
Con grande umiltà e rispetto, a volte cerco di fare l’esercizio di realtà di immaginare che sia qualche mio fratello, parente o amico ad essere ammazzato da un cecchino o da una bomba che colpisce nel cuore della notte la tua casa o nel bel mezzo di un mattino qualunque, proprio quel mercato dove stai cercando qualcosa da mangiare; mi si spacca il cuore quando provo a pensare se fosse una delle mie nipoti a saltare su una di quelle mine sparse nel mondo (gli esperti dicono che il numero di mine disseminate in zone di guerra si aggira tra i 20 e 30 milioni); mi intristisce e turba nel profondo la consapevolezza che mentre noi ci riempivamo da star male con le mille cene natalizie e per l’ultimo dell’anno, in contemporanea, secondo Save the Children la fame ha colpito circa 733 milioni di persone, 152 milioni in più rispetto al 2019, equivalenti a 1 persona su 11 a livello globale.
Abbiamo appena iniziato il Giubileo che ci chiede serissimi passaggi di reale conversione per rintonare a fondare ed a portare la speranza e stanno alla base della pace possibile e della giustizia.
Infatti, è molto impegnativo il titolo che Papa Francesco ci propone: “Rimetti a noi i nostri debiti, concedici la tua pace”.
Nel richiamare questa richiesta che rivolgiamo a Dio ogni volta che preghiamo il Padre Nostro, vengono proposte tre azioni possibili per “riaprire la via della speranza per ciascuno di noi”.
La prima azione è la ripresa dell’appello lanciato da S. Giovanni Paolo II in occasione del Giubileo dell’anno 2000, di pensare a una “consistente riduzione, se non proprio al totale condono, del debito internazionale, che pesa sul destino di molte Nazioni”.
Dice il Papa: “Non mi stanco di ripetere che il debito estero è diventato uno strumento di controllo, attraverso il quale alcuni governi e istituzioni finanziarie private dei Paesi più ricchi non si fanno scrupolo di sfruttare in modo indiscriminato le risorse umane e naturali dei Paesi più poveri, pur di soddisfare le esigenze dei propri mercati. A ciò si aggiunga che diverse popolazioni, già gravate dal debito internazionale, si trovano costrette a portare anche il peso del debito ecologico dei Paesi più sviluppati. Il debito ecologico e il debito estero sono due facce di una stessa medaglia, di questa logica di sfruttamento, che culmina nella crisi del debito…”
Mi interroga moltissimo questa prima proposta. Nasce in me la domanda: “chi è in debito con chi?”
Nel piccolo delle nostre comunità delle nostre città e paesi, della nostra ricca provincia, che conta sempre più persone povere e conti correnti di tanti sempre molto consistenti, ci chiediamo chi è in debito con chi?
Allargando lo sguardo e pensando alla situazione geopolitica e del mercato globale, all’enorme debito ecologico e sociale, tra il Nord e il Sud del mondo, ci chiediamo chi è in debito con chi?
Provare a rispondere con onestà non ci rimanda solo alla necessità di una maggiore solidarietà, ma soprattutto ad una questione di giustizia.
La seconda proposta è quella che ci chiede “un impegno fermo a promuovere il rispetto della dignità della vita umana, dal concepimento alla morte naturale, perché ogni persona possa amare la propria vita e guardare con speranza al futuro, desiderando lo sviluppo e la felicità per sé e per i propri figli”.
Ed anche qui mi sorge un’altra domanda, quanto vale la vita di una persona?
Quanto la mia vita può godere di possibilità e diritti, rispetto alla vita di altri che invece evidentemente considero diversi, forse inferiori, e quindi non garantiti quanto me?
Come ci siamo spesso ripetuti, “o i diritti sono per tutti o restano semplicemente i privilegi di qualcuno”.
Anche qui tra i buoni propositi dell’anno nuovo mettiamoci quello di tenere a mente e ripeterci spesso questa frase, e provare ad essere “persone giuste”, almeno in quei pezzi di terra dove viviamo e con quelle persone che stanno accanto a noi.
È questa giustizia a Km0 che diventa un seme di speranza che ci fa tenere aperti gli occhi e ci fa uscire da quei mondi paralleli nei quali spesso comodamente ci nascondiamo e che ci permettono di proseguire le nostre vite comode, senza la scocciatura di dover pensare che per tanti, per troppi non è così.
La terza infine consiste nel destinare “almeno una percentuale fissa del denaro impiegato negli armamenti per la costituzione di un Fondo mondiale che elimini definitivamente la fame e faciliti nei Paesi più poveri attività educative e volte a promuovere lo sviluppo sostenibile, contrastando il cambiamento climatico”.
Cito il presidente Mattarella nel suo discorso di fine anno: “La crescita della spesa in armamenti, innescata nel mondo dall’aggressione della Russia all’Ucraina – che costringe anche noi a provvedere alla nostra difesa – ha toccato quest’anno la cifra record di 2.443 miliardi di dollari. Otto volte di più di quanto stanziato alla recente Cop 29, a Baku, per contrastare il cambiamento climatico, esigenza, questa, vitale per l’umanità. Una sconfortante sproporzione”.
Solo un piccolo esempio per capire di cosa stiamo parlando:
Il 2024 sarà ricordato come l’anno in cui le armi hanno dominato l’economia globale.
Le fabbriche di armamenti, dai missili ai veicoli blindati, hanno lavorato a pieno regime, alimentate da una domanda inarrestabile. Per il terzo anno consecutivo il settore ha registrato record storici sia nella produzione di sistemi letali sia nei fatturati e nei profitti. Le cinque maggiori aziende statunitensi hanno consolidato il loro primato. Nei primi nove mesi del 2024 i loro ricavi complessivi sono aumentati dell’11,2%, passando da 175,1 a 194,8 miliardi di dollari.
Il portafoglio ordini, garanzia di ricavi futuri, è cresciuto di 32,3 miliardi, raggiungendo i 625,7 miliardi (+5,4%).
Ricordiamo che l’Italia è al sesto posto tra i produttori di armi al mondo.
Non voglio tralasciare una particolare attenzione in merito al rispetto della vita e la pena di morte.
“Senza speranza nella vita, infatti, è difficile che sorga nel cuore dei più giovani il desiderio di generare altre vite. Qui, in particolare, vorrei ancora una volta invitare a un gesto concreto che possa favorire la cultura della vita… Mi riferisco all’eliminazione della pena di morte in tutte le Nazioni. Questo provvedimento, infatti, oltre a compromettere l’inviolabilità della vita, annienta ogni speranza umana di perdono e di rinnovamento”.
Senza tener conto delle migliaia presumibilmente portate a termine in Cina, lo scorso anno le esecuzioni sono state 1153, con un aumento di oltre il 30 per cento rispetto al 2022. Si tratta del più alto numero di esecuzioni registrato da Amnesty International dal 2015, quando erano state 1634.
Come sempre il Papa in conclusione richiama tutti alle proprie responsabilità.
“Ciascuno di noi deve sentirsi in qualche modo responsabile della devastazione a cui è sottoposta la nostra casa comune, a partire da quelle azioni che, anche solo indirettamente, alimentano i conflitti che stanno flagellando l’umanità…
All’inizio di quest’anno, pertanto, vogliamo metterci in ascolto di questo grido dell’umanità per sentirci chiamati, tutti, insieme e personalmente, a rompere le catene dell’ingiustizia per proclamare la giustizia di Dio.
Non potrà bastare qualche episodico atto di filantropia. Occorrono, invece, cambiamenti culturali e strutturali, perché avvenga anche un cambiamento duraturo”.
Concludiamo anche noi con la preghiera augurio:
“Concedici, la tua pace, Signore!
Rimetti a noi i nostri debiti,
come noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e in questo circolo di perdono concedici la tua pace,
quella pace che solo Tu puoi donare
a chi si lascia disarmare il cuore,
a chi con speranza vuole rimettere i debiti ai propri fratelli,
a chi senza timore confessa di essere tuo debitore,
a chi non resta sordo al grido dei più poveri”.






