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I dettagli sulla lite tra famiglie finita in tragedia. Sabato alle 14.30, alla parrocchiale di Boltiere, i funerali del 42enne Roberto Guerrisi

Pontirolo Nuovo. Emergono nuovi dettagli su quanto accaduto sabato 28 dicembre a Pontirolo Nuovo, quando il 42enne Roberto Guerrisi è stato freddato a colpi di pistolada Rocco Modaffari, 58anni, in carcere con l’accusa di omicidio volontario.

Quella che era un’ipotesi, ora è certezza: Guerrisi era armato di coltello quando, intorno alle 14, ha varcato in auto la soglia del piazzale della Db Car in via Bergamo, per chiedere spiegazioni alla famiglia Bonfiglio sulla denuncia che la figlia 20enne aveva presentato la sera prima contro il fidanzato, per dei presunti maltrattamenti.

Quanto accaduto dopo è ricostruito con precisione nell’ordinanza del gip Stefano Storto. Nel piazzale dell’autorimessa Guerrisi incrocia il fidanzato della figlia, insieme al padre (titolare della ditta) e a un giovane senegalese, legato a un’altra ragazza di casa Bonfiglio. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri di Treviglio e del Nucleo investigativo di Bergamo, Guerrisi avrebbe colpito al volto il proprietario dell’autorimessa. Ne è nata una “zuffa” (così la definisce il giudice) culminata in una coltellata vibrata alla spalla del senegalese, mentre Guerrisi era accerchiato dagli altri membri della famiglia Bonfiglio.

Dopo il primo scontro, Guerrisi si allontana dall’officina per tornare sul posto mezz’ora dopo con altri sette parenti. Con lui c’è anche il fratello, ma trovano il cancello del piazzale chiuso. La moglie di Rocco Modaffari è la prima ad avvicinarsi al cancello, raggiunta alcuni istanti più tardi dal marito che già impugna una pistola calibro 6-35. Poco dopo, al cancello, si avvicinano anche il titolare della ditta con il figlio, mentre un altro membro della famiglia Modaffari se ne sta in disparte impugnando un coltello nascosto dietro la schiena.

Quando gli animi sembrano raffreddarsi, con tanto di strette di mano, nelle immagini delle telecamere compare Rocco Modaffari: tiene la pistola nella mano destra, esplode due colpi e uccide Guerrisi con un colpo indirizzato alla regione soprascapolare sinistra. Ferisce di striscio anche il fratello Salvatore, al braccio sinistro.

La personalità di Rocco Modaffari è “allarmante – secondo il gip – se si tiene conto che, nonostante i ripetuti contatti con Guerrisi, dichiaratamente alla ricerca di vendetta violenta per l’offesa subita dalla figlia, il prevenuto non faceva ricorso all’autorità, ma si affidava alla propria arma”. Arma detenuta in modo clandestino, sottolinea il gip. E nascosta in una vicina cabina dell’elettricità subito dopo l’omicidio. Per trovarla, ci sono volute 48 ore e l’intervento del cane Cooper dei carabinieri, specializzato nella ricerca di armi ed esplosivi.