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Domani l’autopsia di Roberto Guerrisi: lo zio del fidanzato della figlia resta in carcere
Nel riquadro, Roberto Guerrisi

Il fermo di Rocco Modaffari non è stato convalidato dal Gip per una formalità, ma il 58enne rimane in cella per i gravi indizi di colpevolezza a suo carico

Pontirolo Nuovo. Venerdì 3 gennaio, nella camera mortuaria dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, sarà eseguita l’autopsia sul cadavere di Roberto Guerrisi, il 42enne freddato a colpi di pistola sabato 28 dicembre all’esterno di una rivendita di auto a Pontirolo Nuovo.

A svolgere l’esame autoptico sarà il medico legale nominato dalla Procura, Matteo Marchesi, che cercherà di appurare le lesioni provocate negli organi, la distanza dalla quale sono stati esplosi i colpi e la traiettoria del proiettile. Elementi, questi ultimi, che completeranno il quadro della perizia balistica.

I primi esami avevano confermato la presenza di un proiettile sparato da un’arma di piccolo calibro, che aveva colpito l’operaio di Boltiere alla parte inferiore del volto, provocando gravi ferite interne che ne avevano causato la morte.

Intanto il fermo di Rocco Modaffari – lo zio del fidanzato della figlia di Guerrisi, in carcere dal 29 dicembre con l’accusa di omicidio volontario – non è stato convalidato dal Gip Stefano Storto per una formalità. Non essendoci pericolo di fuga, visto che il 58enne si trova in cella nella casa circondariale di via Gleno, non c’erano i presupposti tecnici per convalidare il fermo: l’uomo resterà in carcere per i gravi indizi di colpevolezza a suo carico.

Durante l’interrogatorio di convalida, martedì 31 dicembre, Modaffari avrebbe fornito al Gip la sua versione dei fatti, ammettendo di aver sparato e di averlo fatto per paura. “Ha reso dichiarazioni su quanto successo, rispondendo a tutte le domande”, il riassunto dell’avvocato Emanuele Occhipinti, legale del 58enne.

Gli inquirenti stanno attendendo anche l’esito degli esami che i Ris di Parma effettueranno sulla pistola semiautomatica – ritrovata dal cane Cooper lunedì 30 dicembre nascosta nella canalina di una cabina elettrica in costruzione, in una strada dietro il capannone dell’autorimessa – e i risultati della prova dello stub, a cui alcuni dei testimoni sono stati sottoposti per verificare la presenza di residui di spari d’arma da fuoco.

La ricostruzione dell’omicidio

Sabato mattina Guerrisi, 42enne operaio di Boltiere, aveva raggiunto una prima volta il civico 13 in via Bergamo, dopo che la notte precedente la figlia ventenne aveva denunciato di essere stata picchiata dal fidanzato (“l’hanno portata in ospedale che aveva un occhio nero”, hanno detto i parenti della vittima). Con quali intenzioni Guerrisi fosse andato sul posto per chiedere spiegazioni, non è chiaro. Sta di fatto che nel pomeriggio è tornato insieme ad alcuni familiari.

A fare da barricata e separare le due famiglie c’era soltanto il grosso cancello della ditta. Gli animi si sono scaldati e ad un certo punto da una grata è spuntata una mano che impugnava l’arma e ha fatto fuoco. Guerrisi è stato raggiunto dai proiettili in volto, si è trascinato per qualche metro e si è accasciato a terra davanti alla pensilina di un bus, lasciandosi dietro una striscia di sangue.