Matteo Rossi: “Raddoppiate le risorse per la cultura, a febbraio il progetto giovani”
Il primo cittadino: “Stiamo cercando di invertire la rotta attraverso il dialogo, la presenza e i diversi strumenti di partecipazione”
Bonate Sopra. Matteo Rossi non è nuovo alla politica, passione che da anni lo vede impegnato su diversi livelli. Già presidente della Provincia si sta ora cimentando nel ruolo di primo cittadino a Bonate Sopra. È stato eletto lo scorso giugno, a distanza di sei mesi siamo andati ad incontrarlo.
Può raccontarci un momento significativo di questi primi mesi da sindaco?
Due in particolare. Il primo consiglio comunale organizzato in piazza a giugno, una novità nella storia del paese alla quale i cittadini hanno risposto positivamente, e la visita di tre bimbe di quarta elementare che hanno proposto una bancarella per raccogliere fondi per una nuova serra scolastica. Due momenti diversi, ma segnati entrambi da un bello spirito di partecipazione dal basso.
Quali sono le priorità che intende perseguire nel breve termine?
Vogliamo dare un segnale chiaro a favore del sociale, della cultura e delle nuove generazioni. A febbraio lanceremo il primo progetto giovani, in primavera apriremo il nuovo centro anziani, nel frattempo abbiamo raddoppiato le risorse per la cultura a disposizione del rilancio del cineteatro Verdi.
Che cosa spera di vedere realizzato entro la fine del mandato?
Con il piano delle opere pubbliche per il 2025 abbiamo deciso di intervenire su tre fronti. La viabilità, con il collegamento tra via Nullo e viale Papa Giovanni XXIII e la riqualificazione del viale per servire la nuova zona scolastica. Aggregazione e parchi pubblici, con la progettazione partecipata del nuovo parco didattico e sportivo in via San Francesco. Riqualificazione energetica, con la sostituzione della caldaia delle scuole medie. In prospettiva, mi piacerebbe riuscire a riqualificare l’attuale campo da calcio con la posa del manto sintetico, completare la riqualificazione dell’area sportiva con nuovi impianti e la riapertura del bar sport.
Quali sono state le prime sfide che ha dovuto affrontare nei primi mesi di mandato?
Due su tutte. La prima, molto concreta e materiale, è stata ed è ancora quella della viabilità. La nostra popolazione è quasi raddoppiata in poco più di dieci anni senza che venissero realizzate nuove strade. Ora è difficile intervenire, ma ci stiamo provando in quattro mosse: la chiusura ai non residenti nelle ore mattutine, la realizzazione di nuove strade interne e di nuovi sensi unici, l’accordo con la Provincia per l’allargamento di via Milano all’ingresso dell’asse interurbano, la programmazione delle prime piste ciclabili verso le stazioni dei treni. Al contempo, col nuovo piano di governo del territorio, daremo un chiaro stop a nuovi interventi residenziali.

E la seconda?
È molto più immateriale, ma altrettanto importante, ovvero il senso di lontananza e chiusura del Comune verso i cittadini. Stiamo cercando di invertire la rotta attraverso il dialogo, la presenza, i diversi strumenti di partecipazione. Vogliamo aprire porte e finestre del palazzo comunale alle idee delle persone e delle associazioni, che sono il nostro patrimonio più importante.
Che tipo di sindaco vuole essere per la sua comunità, e quale qualità ritiene fondamentale per il suo ruolo?
Direi che l’ascolto è fondamentale. Sto provando ad essere un Sindaco capace di uscire dal palazzo e stare tra i cittadini, nei bar, per le strade. Mi piacerebbe anche saper condividere che dietro ogni scelta amministrativa c’è una forte impostazione valoriale: giustizia ambientale e giustizia sociale sono i cardini del nostro progetto politico.
Parlando di manovra per i beni comuni, quali saranno le prime opere o interventi su cui vi concentrerete e come questi contribuiranno a migliorare la qualità della vita dei cittadini?
Quando la scuola materna traslocherà nel nuovo immobile a settembre 2026, l’attuale edificio di via Umberto I sarà ripensato come spazio polifunzionale per le associazioni, la biblioteca, i giovani. Sarà un vero e proprio bene comune per aggregare la comunità e intendiamo ripensarlo con la piena partecipazione del paese.
Nel suo programma, ha menzionato la creazione di una comunità energetica rinnovabile e solidale. Come prevede di realizzare questo progetto e in che modo potrebbe contribuire a rendere il comune un esempio di sostenibilità per altre realtà locali?
Abbiamo deciso di aderire a Flander, una realtà solida con radici tutte bergamasche, capace di tenere insieme soggetti pubblici e privati lasciando ad ogni territorio l’autonomia di decidere come investire gli incentivi derivanti dalla condivisione dell’energia. Dopo le due assemblee pubbliche stiamo raccogliendo le prime adesioni. Le cer sono uno strumento efficace per affrontare concretamente la sfida della conversione ecologica.







