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L’ultimo saluto ad Angelo Bendotti, storico inquieto: “Hai reso il passato memoria viva”
La Sala Galmozzi gremita per l'ultimo saluto ad Angelo Bendotti

Più di 300 persone hanno partecipato nella Sala Galmozzi alla cerimonia di commiato per il presidente dell’Isrec. Carnevali: “È stato il motore per la nascita dell’Istituto, manterremo acceso il suo rigore storico”

Sala Galmozzi. “L’umiltà di ascoltare, il coraggio di guardare, la voglia di capire”. Angelo Bendotti con il concetto di ‘memoria’ si è tenacemente confrontato a lungo: grazie al ricordo e alle parole delle persone che lo hanno accompagnato per tutta la vita nella Sala Galmozzi è stata la sua stessa immagine a prendere forma, la sua stessa voce a riecheggiare nella malinconica luce invernale che filtrava dalle vetrate.

Almeno 300 persone si sono ritrovate alle 15 di giovedì 26 dicembre in via Tasso per dare l’ultimo saluto allo storico, presidente dell’Isrec, scomparso a 83 anni nella mattina di lunedì 23 dicembre. La Sala, gremita, non è bastata per racchiudere la riconoscenza della città verso una figura che per sessant’anni è stata in grado di dare nuova voce alla Resistenza bergamasca.

Pur di assistere alla cerimonia civile di commiato le persone sono state in piedi, nel corridoio e sulle scale del palazzo. Vicino alla salma la moglie Gabriella, compagna di una vita intera, le cui braccia hanno stretto il professore fino all’ultimo istante.

Angelo Bendotti funerali sala GalmozziL'arrivo della salma in via Tasso

Durante la cerimonia sono state lette parti delle introduzioni di alcuni dei suoi scritti: paragrafi che hanno prima ricordato le origini scalvine di Angelo Bendotti, da “Sento ancora il cuculo cantare. Schilpario tra guerra e guerra civile (1940-1945)”, poi una delle opere principi della sua produzione, “Banditen. Uomini e donne nella Resistenza bergamasca”, e infine l’ultima pubblicazione, l’inedita biografia di Giorgio Paglia in “Stasera mi fucileranno”.


La direttrice Ruffini: “Hai reso il passato memoria viva”

“Nelle ultime settimane mi ripeteva infinite volte un verso di una poesia di Brecht: “Io vengo dai boschi neri” – esordisce Elisabetta Ruffini, direttrice dell’Isrec -. Angelo se n’è andato proprio in un giorno in cui il vento fischiava, attraversava strade e montagne, spazzava parole e cancellava le impronte. Nessuna morale, nessuna verità svelata, nessun discorso in pompa magna. Solo quel che conta, l’onestà di una pagina quotidiana (Elias Canetti, ndr)”.

Il professor Bendotti è stato uno storico “inquieto”, che ha portato avanti un lavoro metodico “nato dal dolore che ti portavi dentro e che ti faceva sentire la profondità della vita risuonare – prosegue Ruffini -. Il tuo lavoro, quello che mi hai insegnato a fare con onestà, intelligenza e immaginazione. Che il lavoro ben fatto, da te l’ho imparato, è il modo migliore per cullare e difendere le proprie idee e la vita. L’umiltà di ascoltare, il coraggio di guardare, la voglia di capire: c’era tutto questo nella felicità dei tuoi occhi quando, scovate umane storie, decidevi di portarle con le tue parole”.

Bendotti per tutta la vita si è occupato del passato, rendendolo “memoria viva, ma a me viene da sussurrare che l’hai fatto spettro, inquietudine del tuo presente – continua -. È stata una sfida non facile da portare: bisognava rinunciare a ragionevolezza e quiete, a certezze e conferme. “Io dormo in inquietudine”, dice la poesia, e tu l’hai fatto per una vita”.

Angelo BendottiAngelo Bendotti

“Le mani di Gabri, la tua compagna per una vita, ti hanno aiutato a scivolare per terra – conclude la direttrice – Non so Angelo se la terra ti sarà lieve. So che la tua poesia diceva, “Il freddo dei boschi fino a che morirò sarà dentro di me”. E adesso che non ci sei più io so che ti sentirò dentro il caldo che fa brillare ogni mio pensiero selvatico e irriverente da cullare e da difendere con un onesto lavoro quotidiano. Ciao Angelo, grazie per tutto”.


La sindaca Carnevali: “Manterremo vivo il suo rigore storico”

“È difficile trovare le parole giuste per salutare Angelo, non amava l’eccesso delle circostanze celebrative – le parole di Elena Carnevali, sindaca di Bergamo -. Conserveremo sempre il suo incedere rigoroso e intransigente nell’impegno divulgativo e nella ricerca storica, che è metodo e volontà di andare all’essenza della vita delle persone esplorando le loro biografie alla ricerca della verità”.

“Al suo tratto a volte anche ruvido affiancava la generosità dell’ascolto, lo studio, la capacità di fare dell’Isrec un luogo in cui tutte le generazioni potessero trovare fonti e testimonianze storiche della Resistenza bergamasca, affinché essa potesse diventare patrimonio della comunità – continua Carnevali -. Angelo è stato motore della nascita dell’Istituto, con i suoi scritti ha fatto emergere dall’oblio la storia di donne e di uomini partigiani e antifascisti. Alle celebrazioni degli ottant’anni dalla Liberazione mancherà la sua voce, alla futura inaugurazione della nuova sede dell’Isrec mancherà la sua presenza, ma Angelo ‘abiterà’ sempre nell’Istituto”.

Come ricorda la sindaca, “in questo tempo in cui appaiono desideri di revisionismo, in alcuni casi anche di negazionismo, dobbiamo mantenere vivo il rigore di Angelo, affinché attraverso la conoscenza siano sempre vivi i principi fondanti della nostra Repubblica e della nostra democrazia”.


Sono intervenuti alla cerimonia anche Mauro Magistrati, presidente di Anpi Bergamo, Sergio Gandi, assessore alla Cultura del Comune di Bergamo, e Luciana Bramati, vicepresidente dell’Isrec.