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Riconoscere ed essere “luce” per incidere e trasformare positivamente la realtà

Una strada contro culturale e contro fattuale rispetto alla logica del mondo: potere, egoismo, consumismo, apparenza, avere, autoreferenzialità, strumentalizzazione degli altri

Inizio questa riflessione con i versetti 4 e 5 del Prologo del Vangelo di Giovanni:
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre.

Possiamo riflettere sul Natale lasciandoci condurre nella nostra profondità e in quella di Dio a partire da questi versetti.
Luce che splende nelle tenebre: in questo periodo dove la violenza, la crudeltà, la disumanità delle guerre, delle ingiustizie, delle migrazioni forzate, dei respingimenti violenti, della corruzione, della malavita, dell’incertezza del futuro che ci fanno percepire di essere nelle tenebre, l’annuncio del Natale è che in quella grotta di Betlemme su un pagliericcio si è accesa una Luce divina che “splende nelle tenebre” , cioè che vince le tenebre!

Non solo, che questa Luce è Vita, tradotta dal greco Zoè, cioè una vita che non è solo sopravvivenza biologica condizionata dalla paura e dall’egoismo, ma una vita la quale, malgrado le difficoltà, è resa capace di orientarsi e prendere le scelte migliori. Resa capace di essere proattiva, generativa abitata da una gioia particolare “quella che nessuno vi potrà togliere” (Gv 16,23.33).

Il brano continua dicendo che seppure le tenebre non hanno avuto il sopravvento sulla Luce, però non l’hanno riconosciuta e non l’hanno accolta.

Certo, per riconoscerla bisogna percorrere la strada che porta alla grotta, periferica e marginale rispetto a Gerusalemme con i suoi monumenti, le sue luci, i suoi palazzi delle istituzioni garanti di uno status quo segnato dall’ingiustizia e disuguaglianza. Una strada contro culturale e contro fattuale rispetto alla logica del mondo: potere, egoismo, consumismo, apparenza, avere, autoreferenzialità, strumentalizzazione degli altri. Lì non si trova questa Luce che è Vita. La si trova a partire dalla Luce che esce dalla grotta, dalla mangiatoia: umiltà, dono di sé, prossimità alle fragilità, servizio, generatività.

Allora si, che  anche nelle tenebre è possibile vivere una vita libera, autentica, consolata, abitata dalla speranza, intraprendente, coraggiosa, generosa, feconda, generativa e per questo in pienezza,
sensata e gustosa. Diventando anche noi “luce per gli uomini” e, come diceva S. Francesco, “strumenti del suo amore”, capaci di incidere e trasformare positivamente la realtà.

Non è magia e non si compra (per fortuna si sottrae alla logica consumistica) ma si costruisce a partire dalla “meditazione” silenziosa della Vita di Gesù, l’Emmanuele (Dio-con-noi) che davvero se la facessimo “Illuminerebbe” il nostro cuore, purificandolo, liberandolo, sintonizzandolo sul “cuore” di Dio e rendendo possibile la Vita (Zoè) in pienezza e luminosa.