Il reportage
|Natalità, si amplia la forbice tra le valli e la città: “Serve coraggio per abitare nei territori montani”
Un viaggio tra piccole realtà senza bambini che corrono il rischio di scomparire e l’oasi felice del capoluogo. La crisi demografica a tuttotondo tra politiche familiari, legame con le imprese e un’età media delle madri sempre più alta
Dai paesi “senza bambini” alla città di Bergamo, oasi felice in controtendenza rispetto al resto della provincia. La popolazione bergamasca invecchia sempre di più e le nuove nascite proseguono in quello che sembra ormai essere un calo inesorabile.
I dati relativi al 2023 diffusi dall’Istat la scorsa primavera parlano di 7.346 nuovi nati nella Bergamasca, un numero in calo dell’1,7% rispetto al 2022. Una fotografia che racchiude il capoluogo, che con le sue 792 nascite ha registrato anche lo scorso anno una piccola crescita, ma anche il dramma di cinque Comuni dell’Alta Val Brembana dove – secondo la quindicesima edizione dell’Atlante dell’Infanzia a rischio di Save the Children – non esistono più bambini sotto ai tre anni. Una lista che si è accorciata a fine novembre quando a Mezzoldo è nata Anita, la prima bimba a tornare ad abitare il piccolo borgo dal 2019.
La crisi demografica è una questione estremamente complessa, una problematica nazionale ed europea che ingloba una costellazione di aspetti sociali, economici e culturali.
Ed ecco che per affrontare un futuro sempre più incerto 11 Comuni dell’Alta Val Seriana sono diventati “Amici della Famiglia”. Una certificazione che consente l’ingresso in un vero e proprio distretto, un’idea di rete proveniente dal Trentino che vuole contrastare lo spopolamento dei territori montani. “Ci vuole coraggio a stanziarsi in un paese dell’alta valle”, ammette Cinzia Locatelli, sindaca di Cerete e assessora con delega ai Servizi sociali e alle Politiche familiari e giovanili in Comunità Montana Valle Seriana.
Cinzia Locatelli, sindaca di CereteCerete è un Comune alquanto inusuale nel tasso di natalità. Come ogni piccolo centro montano anche questo paese a cavallo tra la Val Seriana e il Sebino soffre il calo demografico; tuttavia, come era avvenuto anche nel maggio 2022, anche quest’anno nel giro di 15 giorni – a partire da fine novembre – sono nati tre bambini, portando a quattro il numero complessivo di nascite del 2024. Tra questi c’è il figlio di Danai Boukiou, 30enne greca arrivata a Cerete per amore. L’abbiamo incontrata per caso – serendipità, direbbe qualcuno – mentre percorreva con Francesco nel passeggino la nuova via pedonale che collega Cerete Basso con Songavazzo.
In ambito economico pesa un grande interrogativo. Tra pochi anni le imprese, attualmente largamente presenti nei territori montani, potrebbero incontrare notevoli difficoltà nel reperimento di personale adeguato, rischiando di perdere competitività sul mercato. “Oltre ad un continuo spopolamento – spiega Michele Schiavi, ex sindaco di Onore ora consigliere regionale -, la dashboard di monitoraggio di Regione Lombardia segnala una vivacità economica nelle valli bergamasche. Nessuno vuole vivere da solo, la domanda sul destino del tessuto economico montano sorge spontanea”.
Michele Schiavi, consigliere regionalePer una montagna che fatica c’è invece un capoluogo che sul tema natalità sembra seguire un andamento antitetico. Il punto nascite dell’ospedale Papa Giovanni XXIII, quinto come numero di nati in Italia, di Bergamo registra nuovamente numeri in aumento: nel 2024 verrà superata quota 4 mila neonati. “Ma l’età media delle madri al parto è sempre più alta – sottolinea Giovanna Mangili, direttrice del reparto di Patologia Neonatale dell’ospedale cittadino -. Questo comporta una riduzione della fertilità, maggiore sotto ai trent’anni: se è vero che la nostra società è cambiata, la biologia della donna è rimasta la stessa”.
Saldo positivo, sia per i neonati che per le famiglie, nel Comune di Bergamo. Un dato che, come spiega la sindaca Elena Carnevali, è reso possibile dalla capacità della città di “rendersi accogliente in determinati ambiti come l’ambiente, i servizi, la scuola e la capacità ospedaliera. Viviamo immersi nel verde, Bergamo è una città a misura d’uomo per la qualità della vita “. Il capoluogo continua a dimostrarsi attrattivo per i nuovi nuclei familiari anche grazie agli investimenti per la realizzazione di nuovi posti negli asili nido, un’azione che mira a sottrarre cura e lavoro dalla dialettica che li vede protagonisti di una contrapposizione competitiva.
Oggi, 25 dicembre e ricorrenza del Santo Natale, la speranza è che la nostra società possa non dimenticare la sacralità della nascita. Una sacralità che trabocca da una dimensione puramente religiosa, un passaggio verso nuova vita a cui mai l’umanità potrà rinunciare se vuole continuare ad abitare il mondo che ci circonda. Che sia per i vicoli di Città Alta o per i sentieri delle montagne bergamasche, ne va della nostra stessa sopravvivenza.




