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Angelo Bendotti, un uomo della Resistenza sempre alla ricerca della verità

Ci lascia uno dei pochi studiosi in grado di restituire a parole la sconfinata complessità della drammatica esperienza partigiana, baluardo di un sistema di valori alla base della nostra Repubblica

Bergamo. Sono da poco passate le 14 quando ricevo il primo messaggio. La conferma arriva in pochi minuti lasciando subito spazio ad un impulso di profonda lacerazione, uno straziante sentimento che poche volte nella mia giovane vita ho provato.

Lucido testimone del Novecento Angelo Bendotti è stato ‘lo’ storico bergamasco della Resistenza per antonomasia, uno dei pochi studiosi in grado di restituire a parole la sconfinata complessità della drammatica esperienza partigiana. Per un’intera vita il professore ha cercato di raccontare le vicende di coloro che ottant’anni fa combatterono per un mondo più giusto: lo ha fatto nelle pagine dei libri di storia, certamente, ma anche nelle scuole, nei teatri e davanti a cronisti desiderosi di ascoltare la sua voce.

Esattamente due settimane prima della sua scomparsa, nella mattina di lunedì 9 dicembre, insieme al direttore del giornale Davide Agazzi ero stato nuovamente a casa sua perchè il professore voleva raccontarci del suo nuovo libro, un’inedita biografia di Giorgio Paglia. È stata l’ultima occasione che ho avuto di vedere i suoi occhi brillare di quella luce che ha guidato tutta la sua vita.

 

Angelo Bendotti Stasera mi fucileranno

 

Una luce che per sessant’anni ha donato alla città di Bergamo una figura costantemente alla ricerca della verità, un uomo consapevole di come la storia prende vita dai racconti delle persone che l’hanno vissuta e che si ergono a testimoni diretti di quel flusso inesorabile che accompagna l’umanità fin dalle sue origini.

Il professore era un pozzo di conoscenza. Non un luminare chiuso in una torre d’avorio, ma un umile ‘maestro’ che per sessant’anni ha provato a tenere accesa la fiamma dell’antifascismo affascinato dalla scelta di centinaia di giovani bergamaschi che decisero di sacrificare la loro stessa vita per la libertà.

Gli incontri con lui erano un momento che mi ritrovavo a bramare per giorni interi e quando finalmente oltrepassavo l’ingresso di casa sua ed ero invitato a sedere al tavolo del soggiorno si schiudevano le porte di emozionanti discorsi che negli ultimi due anni hanno spaziato dai fatti di Rovetta alle pietre della memoria, passando per la storia del regista e scrittore partigiano Giulio Questi e dell’estremo sacrificio di Giorgio Paglia.

L’ultima intervista ad Angelo Bendotti, quella sulla sua ultima opera letteraria, era titolata “La fine di un uomo della Resistenza”. Per salutarla mi permetta, professore, di utilizzare la stessa espressione. Più di ogni altra cosa lei è infatti stato baluardo di un intero sistema di valori che si trova alla base della nostra Repubblica, ma che mai come oggi appare in discussione.

Con la sua scomparsa questo sistema si è sgretolato un pezzetto in più. Arrivederci professore, è stato davvero un uomo della Resistenza ed io la porterò sempre nel mio cuore.

 

Angelo Bendotti