“Legion d’onore” della Francia al bergamasco Jean-Marc Todeschini
È il riconoscimento più alto della Repubblica transalpina al Senatore e Ministro: gliel’ha conferito l’ex-Presidente François Hollande in una bella cornice di popolo a Talange nella Mosella, tra gioia, commozione e sentimenti di reciproca e diffusa gratitudine
Il 18 dicembre resterà – con tante altre che brillano nella sua lunga militanza e carriera politica – una data memorabile per Jean-Marc Todeschini, senatore della Repubblica di Francia e ministro per 3 anni, scelto e voluto dal Presidente François Hollande. Ed è stato ancora lo stesso Hollande a rendere ulteriormente storica la brillante carriera di Todeschini: a Talange, la sera del 18, in una folta cornice di autorità e popolo, gli ha conferito a Talange, la sua città, l’onorificenza più alta della Francia, la “Legion d’onore”, riservata ai politici che si sono distinti e hanno servito al meglio il Paese.
Jean-Marc è un bergamasco con origini nella Valle Imagna, precisamente a Valsecca, già Comune autonomo e ora aggregato a S. Omobono Terme. È un uomo che è salito ai vertici dello Stato, partendo dal punto più umile, lui, nato da una famiglia di operai, in una casa dove per capirsi si parlava quasi solo il dialetto valdimagnino. La cerimonia di consegna è stata con i crismi della solennità, ma prima ancora della familiarità: una festa di amicizia e di espressioni di gratitudine diffusa, da Hollande a JMT e viceversa in un’atmosfera di calda amicizia, di strette di mano e pacche sulle spalle. Per ricordare le numerose autorità presenti non basterebbe una pagina dei vecchi elenchi telefonici: nomi di parlamentari dalle realtà locali al Parlamento e ai vari piani delle istituzioni. “Un firmamento di stelle che hanno illuminato il percorso dalla Meurthe e Moselle a Parigi”, come ha detto in un passaggio del suo intervento JMT.
“Instituteur” benemeritodalla scuola alla politica
Il Presidente Hollande ha parlato a braccio, con molti riferimenti personali, insistendo molto sulle dimensioni dell’amicizia, della franchezza della camerateria, in una visione politica che sapeva conservare la dimensione umana prima dei diversi colori di appartenenza. Un aspetto valoriale su cui ha insistito Hollande è stato quello dell’“instituteur”, un “insegnante della Repubblica che ha trasmesso il sapere, prima dalla cattedra poi a livello sempre più su come responsabilità. Un’esistenza consacrata alla scuola, agli allievi: Jean-Marc lo è stato nel suo incarico professionale
agli inizi e poi nelle istituzioni e nella storia della Repubblica come politico, attivo nel PS, poi senatore per 22 anni e ministro per 3”. Della politica Hollande ha voluto cogliere l’attenzione alla solidarietà, alla promozione sociale, alla responsabilità nel segno dell’essenzialità e della sobrietà che sono nel DNA dell’uomo che tiene ai primi posti anche la sensibilità, il fare, il rigore, l’impegnarsi nel concreto, mantenendo le promesse fatte e, in parallelo, anche il legame con il suo territorio di provenienza. Tutte qualità espresse come senatore, come Questore del Senato, che
– ha ricordato Hollande – “è di fatto la seconda carica di questo ramo del Parlamento e viene subito dopo il Presidente, con la responsabilità del budget, del funzionamento e di tutto il personale”. E come Ministro si è mobilitato sullo scacchiere internazionale nei Paesi della Francia coloniale: “Non solo cerimonie e commemorazioni, ma un grande lavoro sul campo, con vicinanza e sostegno nella vasta gamma di prestazioni sociali”.
“Siete voi che avetefatto la mia storia”
Ha poi preso la parola l’ex-Senatore e Ministro che ha fatto una rivisitazione di nomi, storie di uomini della quotidianità, dalla periferia alla capitale, un grande sogno. Toccante il ricordo di partenza riservato al papà Antonio, emigrante in Svizzera già a 10 anni, poi approdato in Francia nella regione di Doubs, dove formò la sua famiglia sposando un’altra figlia di emigranti di Valsecca, Domenica Vanoli. “Mio padre giunse qui in cerca di lavoro perché l’immigrazione è spesso un’opportunità per la Francia e lo è stata anche per me. Papà e mamma avrebbero particolarmente assaporato questa onorificenza”. Un altro commosso grazie è andato alla moglie Arlette e alle figlie Virginie e Anne-Laure che, loro malgrado, “sono state cooptate in questa mia lunga avventura, con le mie assenze da marito e padre. Sono fiero di voi tre per la vostra comprensione e sostegno. Arlette ha gestito la casa, la famiglia, ha vegliato su tutti, è stata la consigliera più autorevole e critica e mi ha tenuto con i piedi saldi per terra con il suo innato realismo e la sua praticità”.
È stato un lungo viaggio, dai timidi esordi alla fine degli anni 70 con la nascita della prima sezione socialista a Talange su su, salendo tutti i gradini della scala, avendo via via a fianco nomi di primo piano della storia politica di Francia, da François Mitterrand a Lionel Jospin e Jean-Pierre Bel fino all’apogeo con Hollande. “Siete voi – ha concluso con la voce incrinata dall’emozione – che avete fatto la mia storia con la vostra fiducia e il vostro consenso”.






