Il profumo del Natale e il nostro olfatto
Chissà che odore hanno gli immigrati su un barcone in cerca di speranza, quella rappresentata da questa parte del mondo dove siamo noi, dove noi viviamo. Noi, Bergamo, prima provincia in Italia per qualità della vita. Un riconoscimento che è un vanto ma che è anche un monito
Osservando un presepio in casa di amici mi sono chiesto se davanti a questo bambinello potessimo immaginare l’odore. In fondo il Dio che si fa uomo nasce in una mangiatoia, in una stalla. Ora, l’odore di una stalla è forte perché impregnato di escrementi. Forse lo scandalo sta qui. Nel sentire l’odore di questa provocazione.
Chissà che odore hanno gli immigrati su un barcone in cerca di speranza, quella rappresentata da questa parte del mondo dove siamo noi, dove noi viviamo. Noi, Bergamo, prima provincia in Italia per qualità della vita. Un riconoscimento che è un vanto ma che è anche un monito.
Chissà che odore abbiamo?
Ne “Il nome il naso”, il racconto che apre l’ultimo libro di Italo Calvino “Sotto il sole giaguaro”, lo scrittore parte da una considerazione dell’io narrante: l’uomo del futuro sarà senza naso. Avrà dimenticato “l’alfabeto dell’olfatto, che faceva de i profumi altrettanti vocaboli di un lessico prezioso, … i profumi resteranno ma senza parola, inarticolati, illeggibili”.
In questo tempo di strette di mano, di baci e di abbracci per gli auguri capita di essere immersi nei nostri profumi, fragranze create da nasi perfetti e sofisticati, creme delicatissime, ammorbidenti che evocano primavere.
Forse, come ipotizza Calvino, dovremmo prenderci cura di tutti i nostri sensi. Anche dell’olfatto. Nell’epoca dell’immagine rischiamo di perdere l’udito, l’attenzione all’ascolto: dalle richieste dei nostri giovani fino alle solitudini dei nostri anziani passando dalle difficoltà di chi non riesce ad arrivare a fine mese.
Così il tatto. Un senso sottovalutato o trascurato, riservato a pochi perché oggi è così difficile stringere mani: le amicizie le chiediamo sui social e le strette di mano non si usano più, come un tempo, per siglare una parola data.
Mi concentro su quel Bambinello nel presepio e penso all’olfatto. A quella provocazione così forte: meravigliarsi della vita anche nelle situazioni più terribili, al confine della decenza. La forza potente di questo messaggio sia attuale per farci scoprire il nostro olfatto ed annusare il profumo della vita.


