“Il Suono della Voce” dei Piccoli Musici fa risuonare la magica atmosfera delle Feste
Al Teatro Sociale il coro, diretto da Mario Mora, ha incantato il pubblico con melodie folk, celebri brani d’opera e classici di Natale
Bergamo. Il suono della voce che, tra tradizione ed opera, ricrea, in un pomeriggio, la magica atmosfera del Natale. Atmosfera che diventa magica grazie al canto dei Piccoli Musici, diretti da Mario Mora, che sabato 21 dicembre al Teatro Sociale hanno proposto, nel tradizionale Concerto di Natale, proprio un programma dal titolo “Il Suono della Voce”.
Una Voce corale, accompagnata dal pianoforte di Alberto Braghini e dal violino di Silvia Freti, che diventa protagonista del repertorio proposto, anche grazie all’abilità dei singoli coristi.
I Piccoli Musici si presentano al pubblico dalla platea, avvolgendo idealmente i presenti con il loro canto, che intona, all’inizio, un repertorio di brani folk di diverse nazioni. “Dobru’ Noc” (Slovacchia), “Shenandoah” (Stati Uniti), poi l’Irlandese “Danny Boy” e la scozzese “The Water is Wide” aprono il concerto, prima di lasciare spazio alla zampogna di Sebastiano Suardi.
Dal folk si passa poi ai musicals, con “Edelweis” di Richard Rodgers, la sempre iconica “Amazing Grace” di John Newton e due brani di Leonard Bernstein, con arrangiamento di Mauro Zuccante: “My House” e “Peter, Peter”.
In occasione del centenario della morte di Giacomo Puccini sono stati proposti due immortali canti d’opera come “O mio babbino caro” e “Nessun Dorma” (con la presenza anche della celestiale arpa di Francesca Tirale). Opere seguite da altri due capolavori come la “Bancarolle” di Jacques Offenbach e, soprattutto, il “Choeur des Gamins”, con “Avec la garde montante”, di Georges Bizet, che il coro canta nel primo atto della “Carmen”. Un brano, quest’ultimo, proposto in forma scenica, con il coro dei Piccoli Musici diventati “gamins” nel bel mezzo del gioco, con spade di legno, baschi e bandiere: un’infanzia che prende idealmente il sopravvento, esplosiva ma sempre guidata dal direttore Mora.
Spazio poi a due “solo” dell’arpa di Francesca Tirale, che incanta il Sociale con una Sarabanda di Bach e “Una furtiva lacrima” di Gaetano Donizetti, arrangiata da John Thomas.
Arpa che introduce idealmente alla seconda parte del programma, interamente dedicata alle melodie di Natale.
Un’aria magica senza tempo viene richiamata da alcune antiche melodie inglesi, tra cui “Angelus ad Virginem”, “Coventry Carol” e “Personent Hodie”. Il tradizionale canto natalizio sardo “Su Pizzineddu”, una dolce ninna nanna dedicata a Gesù Bambino, anticipa la novità della prima esecuzione di “The Little Drummer Boy”, canzone natalizia statunitense scritta nel 1941, così come il classico “Let It Snow”, arrangiati per coro dal Maestro Mauro Zuccante, seguiti da “All on a Silent Night” e “Christmas Pops Trio”. Brani che fanno risuonare un’atmosfera fatata, prima del medley finale dedicato a brani natalizi che invitano a cantare il pubblico presente. Da “Have Yourself a Merry Little Christmas” a “It’s The Most Wonderful Time of the Year”, da “Jingle Bells” a “Santa Claus is Coming to Town” per concludere con “Happy Xmas (War is Over)” di John Lennon e “We Wish You a Marry Christmas”: un finale in crescendo che fa cantare tutto il pubblico.
Platea e palchi presi in causa proprio sul finale, invitati a cantare, insieme ai Piccoli Musici, “White Christmas” e “Feliz Navidad”. Conclusione che sottolinea ancora una volta l’importanza e la grande espressività della musica, capace di toccare il cuore ed infondere gioia, come il Natale. Un sentimento che, per essere reale, deve essere condiviso: così insegnano gli ultimi canti, che risuonano nel teatro grazie all’unione di ogni voce presente. Voci che, come nel titolo del concerto, diventano un unico suono di un magico pomeriggio.





