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Tentato omicidio di Simba La Rue, il giudice: “Inquietante vuoto di valori”

Per l’agguato al trapper, avvenuto il 16 giugno 2022 in un parcheggio di Treviolo, sono state comminate pene per un totale di 25 anni: le motivazioni della sentenza

Treviolo. La versione sull’agguato teso al trapper Simba La Rue in un parcheggio di Treviolo, il 16 giugno 2022, secondo il giudice delle udienze preliminari Riccardo Moreschi è stata concordata tra i 4 imputati. Lo scrive nelle motivazioni della sentenza, che ha visto la condanna di tutti gli aggressori: 7 anni in abbreviato per il 25enne milanese Francesco Menghetti e per Youness Foudad, originario del Marocco, 31 anni; 6 anni per Moaad Amagour, 25 anni, fratello di Baby Touché, mentre Samir Benskar, 21 anni, ha patteggiato una pena di 5 anni.

“Pur dovendosi rimarcare l’evidente tentativo dei soggetti coinvolti nell’aggressione di offrire un’edulcorata versione dei fatti, a loro favorevole, un’attenta lettura delle loro dichiarazioni, comparata con le conversazioni intercettate, con gli accertamenti sull’auto della persona offesa e con gli esiti della perizia medico-legale, consente di far luce su alcuni punti della dinamica dell’aggressione”, scrive il gup.

L’accusa della quale dovevano rispondere è tentato omicidio aggravato. Lo ha confermato il perito nominato dal giudice, che ha visitato la vittima e ha analizzato le carte mediche: 10 coltellate, tra le quali due in zone vitali. Se non fosse stato tempestivamente soccorso e operato, se non gli fossero state effettuate trasfusioni con 7 sacche di globuli rossi, il giovane sarebbe morto.

“L’azione lesiva posta ai danni del Saida (Simba), per le sedi anatomiche attinte, la reiterazione dei colpi, nonché il mezzo lesivo impiegato, è nel suo complesso idonea a cagionare la morte dello stesso”, riporta il gup. Il trapper ha tutt’ora lesioni permanenti ad una gamba: “La documentata sofferenza dei nervi, otturatorio e femorale di destra, in nesso di causa con la ferita da punta penetrante alla coscia destra, nonostante un intervento chirurgico ricostruttivo, comporta rilevante compromissione sensitiva e motoria dell’arto, configurando un indebolimento permanente dell’arto inferiore destro”.

Quella sera Simba La Rue era uscito insieme alla sua fidanzata Barbara Boscali, in arte Bibi Santi. La ragazza si era però accordata in precedenza con il fratello di Baby Touché, rivale padovano di Simba, per dare una lezione al suo compagno, dato che l’aveva più volte maltrattata. Tra le due “bande” c’era una forte rivalità, Touché era stato precedentemente rapinato e poi sequestrato e picchiato, Bibi Santi aveva quindi sfruttato questa situazione per tendere una trappola a Simba.

Una volta giunti nel parcheggio vicino a casa della Boscali, la ragazza era scesa dall’auto e, approfittando della portiera aperta, Menghetti era salito in auto (c’erano tracce del suo sangue) mentre gli altri tre lo avevano aggredito dal finestrino lato guidatore: pugni, schiaffi, tagli in faccia, coltellate ai fianchi, al torace, alle gambe, all’addome. Poi erano fuggiti, mentre la donna era rimasta a gridare nel parcheggio, spaventata da tutto quel sangue, richiamando l’attenzione dei vicini che hanno allertato il 118.

I quattro sono poi fuggiti a bordo di due auto e si sono ritrovati a Milano, in uno studio di registrazione, per parlare dell’accaduto. Sui loro profili social avevano poi postato storie che richiamavano l’accaduto e la lezione che avevano dato al rivale di Baby Touché. Tutti avevano vantato la loro partecipazione all’agguato, tutti avevano la maglietta sporca di sangue, Menghetti e il fratello di Baby Touché avevano tagli su mani e braccia.

Niente attenuanti generiche per gli imputati: “trattandosi di soggetti tutti gravati da precedenti penali, e che non hanno manifestato alcun sincero sentimento di pentimento, omettendo di prendere seriamente le distanze dal fatto e rimanendo saldamente radicati al gruppo di appartenenza, la cui violenta contrapposizione al gruppo avversario è all’origine della vicenda”.

 

Tentato omicidio di Simba La Rue, per i quattro imputati 25 anni di condanne