“Buon viaggio, Ric”
Ricordo con gioia gli abbracci e il brindisi con Riccardo nella redazione di Vita e in quel momento capimmo che il Terzo Settore, grazie a Vita non profit magazine, era diventato il motore di un non profit moderno e ben rappresentato
Buon viaggio, Ric.
Ho lavorato con Riccardo Bonacina per 8 anni, dal settembre 2002 al marzo 2010.
Ora che i giorni dell’assenza riemergono, rivivo i ricordi e delle cose fatte insieme a lui, a Giuseppe Frangi, al compianto Daniele Villa, Giuseppe Ambrosio e alle decine di persone della redazione di Vita e di Vitaconsulting nella stupenda sede di via Marco d’Agrate al 43 nel quartiere Corvetto di Milano.
La nostra conoscenza personale risale al 1997 dopo il mio rientro dalla prima missione di Cesvi in Nord Corea.
Ricevo una telefonata: “Pronto, sono Riccardo Bonacina direttore del settimanale Vita e vorrei parlarti della tua missione in Corea del Nord, avrei piacere che ci vedessimo, verrei a Bergamo”. Riccardo era già un mito. Dopo pochi giorni sarebbe venuto nella sede di Bergamo e lì nacque un rapporto di molti decenni, finito con l’ultima video call del 3 dicembre 2024 in cui abbiamo parlato, per l’ultima volta, delle sue condizioni di salute, della sua serenità nell’affrontare quelli che sarebbero stati gli ultimi giorni di vita. Poi l’ultimo saluto a casa…pieno di tristezza e di ricordi.
Riccardo fu determinante per la prima campagna Cesvi Sos Nord Corea: grazie a lui arrivarono sostenitori come Lorella Cuccarini ed Ezio Greggio, grazie a Vita la campagna stampa prese forma e vita. Il primo appello fu firmato da Cesvi e Vita e fu durante quella campagna che approfondimmo la nostra conoscenza e nacque una reciproca stima e confidenza.
Un paio di volte venne a Bergamo, in compagnia della giornalista di Vita Gabriella Meroni, per mangiarci una pizza e ragionare della campagna, che lanciò Cesvi nel mondo della Raccolta Fondi. Grazie a questa partecipazione, alla spinta che Riccardo diede a Cesvi, gli proponemmo di far parte dei Soci Fondatori, cosa che accettò con entusiasmo.
Fu proprio durante una di quelle pizzate che Riccardo mi prese da parte proponendomi di andare a lavorare a Vita.
Tre anni dopo ero a lavorare in via Marco D’Agrate ad occuparmi di sviluppo e marketing, a seguire divenni Consigliere Delegato e Amministratore Unico di Vitaconsulting.
Anni di lavoro duro a fianco di Riccardo per contribuire al reperimento di risorse per dare forza al settimanale Vita non profit, bandiera del terzo settore italiano.
Un momento importante fu quando insieme a Riccardo decidemmo che era giunto il momento per una grande campagna di coinvolgimento e di lobby per una legge determinante a favore del terzo settore: le donazioni liberali e le deduzioni fiscali.
La campagna si chiamò “ Più dai, meno versi” e, grazie alla chiara penna di Riccardo, il settimanale raccontò settimana per settimana gli avanzamenti: prima mossa pochi articoli per una legge chiara ( e qui ci lavorò lo studio Ukmar di Milano), due parlamentari di partiti con opposte visioni la presentarono in parlamento ( Giorgio Benvenuto per i DS e Giorgio Jannone per Forza Italia). Migliaia di associazioni coinvolte, decine di riunioni tra Milano e Roma, un costante lavoro di relazioni con parlamentari e senatori e nel febbraio 2005 la grande vittoria, accompagnata immediatamente dal 5×1000.
Ricordo con gioia gli abbracci e il brindisi con Riccardo nella redazione di Vita e in quel momento capimmo che il Terzo Settore, grazie a Vita non profit magazine, era diventato il motore di un non profit moderno e ben rappresentato. Da qui avviammo un rilancio stringente di partecipazione delle associazioni al Comitato Editoriale di Vita, in pochi anni oltre 110 associazioni aderirono al Comitato impegnandosi a fare 100 abbonamenti e ad utilizzare le pagine del settimanale per raccontare le proprie esperienze. Mensilmente una riunione plenaria con Riccardo intento a organizzare il dibattito e a raccontare la linea editoriale del settimanale.
Cresceva il settimanale grazie alla direzione di Giuseppe Frangi, cresceva Vitaconsulting grazie al lavoro di Giuseppe Ambrosio e i conti erano sotto controllo grazie a Daniele Villa, con la sua grande esperienza nel settore dei giornali e periodici.
Per me furono anni di formazione e di sfida: capire come si gestiva un giornale, cogliere le potenzialità della raccolta pubblicitaria, contribuire ad ideare idee nuove per aumentare le potenzialità della società di consulenza (Vitaconsulting) nel lavoro di Corporate Social Responsability.
Siamo stati un gruppo di persone molto legate dal tema fondamentale: portare a pareggio i costi e investire su idee nuove.
Riunione quotidiana pranzando in una trattoria-bocciofila di via Brenta, scambiando opinioni e idee e programmi con Riccardo sempre al centro dei nostri dialoghi. Otto anni di condivisione intensa delle nostre vite lavorative. Un piccolo ricordo: sapendo che non sono battezzato, un giorno, durante una camminata in via Marco d’Agrate, mi disse: “Mau (l’unico che mi abbia mai chiamato così) ma perché non ti fai battezzare? Vorrei farti da padrino” e mentre lo diceva mi guardava con un leggero sorriso sornione e la sigaretta appesa alle labbra. Risposi che, non avendo il dono della fede, mi sembrava sbagliato battezzarmi. L a risposta di Riccardo fu : “ Mau, inizia a battezzarti e poi vedrai che la fede viene”.
Quando circolarono voci di un mio ipotetico cambio di lavoro (la presidenza di UniCredit Foundation) ne parlammo a lungo Riccardo ed io, dispiaciuti entrambi di lasciare il percorso comune: per Riccardo continuare con il gioiello che aveva fondato e per me, avviarmi ad una nuova impresa piena di incognite.
Con un grande abbraccio accompagnato da parole bellissime e indimenticabili, le strade si sono divise.
Spesso ci si invitava a pranzo e ci si raccontava la vita che passava, le difficoltà del giornale, il nostro ruolo nel CdA della Fondazione Vita. Lo scorso 15 agosto, come tutti gli anni da quando ci siamo conosciuti, ho mandato un whattsapp di auguri per i 70 anni, ma nessuna risposta mi è arrivata. A settembre gli ho scritto e mi ha detto che era in ospedale, mi ha chiamato e raccontato della sua malattia, dei tempi stretti che aveva davanti, che considerava una grazia avere qualche mese per curare anche affetti e amici. L’ho sentito contento quando gli ho detto che avrei detto
una preghiera per lui che, a modo mio, ho fatto.
Riccardo mancherai.
Maurizio Carrara, presidente onorario di Cesvi


