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Bossetti vince un premio di cucina in carcere

Alla trasmissione “Iceberg”, in onda su Telelombardia, il muratore di Mapello condannato all’ergastolo per l’omicidio di Yara Gambirasio, racconta la sua vita in carcere tra il nuovo lavoro da artigiano e le ricette che gli sono valse il “Premio cuochi dentro”

Torna a parlare Massimo Bossetti. Lo fa alla trasmissione “Iceberg”, in onda su Telelombardia. Il carpentiere di Mapello, condannato all’ergastolo per l’omicidio della piccola Yara Gambirasio, racconta la sua vita in carcere a Bollate tra il nuovo lavoro e le ricette di cucina che gli sono valse il “Premio cuochi dentro”. Bossetti ha ottenuta la menzione speciale con la ricetta “Portafoglio farcito full optional”, un riso e spinaci realizzato solo con ingredienti provenienti dal carrello della spesa dell’amministrazione carceraria. “Ho fatto molte ricette che provengono dalla tradizione bergamasca – dice Bossetti -: piatti semplici, poveri, ma di gusto. Sembrerà buffo, ma ogni volta che preparo queste ricette i miei occhi si fanno lucidi pensando a tutto quello che ho perso, ma che ho nel cuore. E per questo ringrazio mia mamma Ester”.

In carcere, Bossetti ha anche un nuovo lavoro: “L’ho preso con grande interesse ed orgoglio, perché rientra nel mio ambito dell’edilizia. Mi occupo dello sviluppo di componenti in alluminio e lamiera per coibentazione termoacustiche”. Le mansioni vanno dalla costruzione degli spogliatoi, dei bagni e degli uffici, fino alla creazione di scritte artistiche eseguite a mano e alla completa tinteggiatura dei muri. “Ringrazio chi mi ha dato la possibilità di lavorare, perché questo mi consente di assicurare un piccolo prezioso aiuto economico alla mia famiglia, un obiettivo da parte mia primario e sempre mirato”.

In merito alle nuove udienze per la visione dei reperti del caso Yara, Bossetti scrive: “Dire se ho ancora fiducia in questa semplice attività di ricognizione, e di conseguenza pensare che tutto questo possa portare qualche elemento nuovo utile ai fini della revisione, potrò dirlo con sincerità non prima di aver constatato l’esistenza di tutti quei reperti che sono stati sequestrati. Ahimè, ancora oggi non li abbiamo visionati, ma questo non basta perché serve analizzarli. Nella scorsa udienza in Corte d’Assise a Bergamo, per me c’è stata l’ennesima amara sorpresa: si doveva procedere all’ostensione dei reperti mancanti, ma purtroppo tutto è slittato. Si tratta dell’ennesimo rimpallo, dovevamo visionare i reperti ma siamo ancora alla fase del ‘se ancora esistono oppure no’”.