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Martedì 17 dicembre sentirà i tre che si trovano agli arresti domiciliari, poi scioglierà la riserva. Si parla di un giro di circa 20 milioni di euro

Val Cavallina. Nell’interrogatorio di garanzia hanno cercato di spiegare le loro ragioni, l’imprenditore M.C., 39 anni, di Carobbio degli Angeli, A.S., albanese 38enne di San Paolo d’Argon e M.C., 33 anni, operaio, amministratore di alcune società che gravitavano attorno al gruppo. Il giudice delle indagini preliminari che ha firmato l’ordinanza di custodia cautelare per un presunto giro di riciclaggio e fatture false per 20 milioni, li ha raggiunti lunedì 16 dicembre in carcere ed ha ascoltato la loro versione.

Poco è emerso rispetto a quanto hanno detto. Il 33enne, difeso dall’avvocato Michele Agazzi, ha spiegato di aver fatto un favore a M.C., cedendogli una società che era in un primo momento intestata a lui. Poi se ne era completamente disinteressato. A sua insaputa, secondo quanto ha riferito, il 39enne, assistito dall’avvocato Enrico Pollini, avrebbe utilizzato i suoi dati per intestargli nuove società che servivano a emettere false fatture e a evadere il fisco.

Nel pomeriggio di martedì 17 dicembre, il gip interrogherà anche le altre tre persone che sarebbero coinvolte nell’associazione per delinquere: il commercialista S.B., 51 anni, napoletano; il padre del 33enne, N.M., 74 anni e il fratello del 39enne, L.C., 37 anni, ex consigliere comunale di Zandobbio, tutti agli arresti domiciliari. C’è poi una donna bulgara, A.M., 45enne, interprete, indagata a piede libero come altri due presunti prestanome: L.R., 66enne di Spirano, e L.D.O, 65enne della provincia di Lodi.

La Guardia di Finanza ha notificato le ordinanze lo scorso venerdì e ha posto sotto sequestro 9,4 milioni di euro tra denaro contante e su conti correnti, lingotti d’oro, immobili, auto di lusso, gioielli, costosi orologi.

Secondo le Fiamme Gialle l’organizzazione a delinquere effettuava operazioni commerciali fittizie per frodare l’Iva e accumulare ingenti somme di denaro che venivano poi trasferite in Bulgaria attraverso una serie di transazioni bancarie. Ma questi movimenti hanno insospettito i presidi antiriciclaggio degli intermediari finanziari bulgari, così gli indagati hanno costituito quattro società di consulenza, sempre in Bulgaria, incaricate di emettere fatture false per prestazione di servizi, allo scopo di giustificare la provenienza illecita dei fondi. A dare una parvenza di liceità a queste transazioni, ci pensava, sempre secondo chi indaga, il commercialista campano.

La banda avrebbe ripulito i soldi con altri passaggi societari per poi farli rientrare in Italia attraverso operazioni commerciali, prelievi con carte di credito da conti bulgari oppure attraverso gli “spalloni”, membri dell’organizzazione che portavano fisicamente il denaro in Italia con voli di linea o con mezzi propri.

Il giudice scioglierà la riserva nei prossimi giorni.