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Bancarotta e fondi Covid dirottati in Bulgaria: carcere per 4 imprenditori, uno fuggito in Brasile

Sequestrati 6 milioni di euro. Il caso di un capannone a Treviglio, pagato cinque volte tanto

Treviglio. Incassavano i finanziamenti statali, quelli che servivano ad aiutare le piccole e medie imprese durante e dopo la pandemia. I soldi, però, non alimentavano l’attività dell’azienda. Al contrario: venivano dirottati in Bulgaria e usati per altre finalità. Tra il 2020 e il 2022, per esempio, incassarono un milione di euro. Fondi che poi spesero in Italia, utilizzando carte di credito emesse dalle banche del Paese est-europeo.

Sono 8 i soggetti parte di un’impresa della Bassa Bergamasca accusati di associazione per delinquere, bancarotta fraudolenta e malversazione ai danni dello Stato. Per quattro di loro è stata disposta la custodia cautelare in carcere: si tratta di F.C., 48enne originario del Comasco e residente a Sofia (Bulgaria), M.P. e P.P, padre e figlia, rispettivamente 72 e 41 anni, casa a Urgnano il primo, a Romano di Lombardia la seconda. Infine M.R., 50enne formalmente residente nel Lodigiano. Formalmente, perché al momento irreperibile.

Secondo la Guardia di Finanza quest’ultimo, nominato prima amministratore e poi liquidatore della società fallita, una volta resosi conto del rischio che correva a livello giudiziario, sarebbe fuggito in Brasile, sovvenzionato dagli altri membri del presunto sodalizio criminale (“a questo punto entro fine settimana voglio 20.000 euro – scrive a uno di loro -. Non tirare la corda più di così, non mi lasciare senza perché mi costringi a tornare e non è quello che voglio”). Altre quattro persone sono invece indagate a piede libero: tra loro M.G., 43enne di Pontirolo Nuovo. E altri tre soggetti residenti tra il Bresciano e il Milanese.

L’indagine della Gdf – coordinata dalla Procura di Bergamo – parte dalla relazione del curatore della società dichiarata fallita il 23 luglio 2022 dal Tribunale di Bergamo, di cui M.R. (il 50enne scappato all’estero) era rappresentante legale. Fino al 2020, nel bilancio figuravano oltre 9 milioni di ricavi, oltre 8 milioni di costi di produzione e un risultato di esercizio positivo pari a quasi mezzo milione di euro. Poi, nel 2021, la società precipita in uno stato di completo dissesto con debiti pari a 3 milioni e 700 mila euro e un reddito operativo in negativo di quasi 2 milioni. Gli accertamenti permettono di svelare una bancarotta fraudolenta di ingenti proporzioni, realizzata per distrazione e mediante operazioni dolose attraverso complesse operazioni commerciali.

Aneddoto: prima del fallimento, la società aveva acquistato ad un prezzo ‘gonfiato’ (1 milione e 400 mila euro) rispetto al suo valore reale (300 mila euro da perizia) un capannone a Treviglio ceduto da altre società condotte in modo occulto dagli stessi indagati, in modo da impoverire il proprio patrimonio a danno degli ignari fornitori. In altri casi, tramite fatture false, venivano creati dei crediti commerciali falsi, poi trasferiti a società di factoring per ottenere liquidità. Il sequestro disposto dal tribunale di Bergamo ammonta a 5,6 milioni di euro.