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Con il supporto delle lettere originali della madre Teresa il presidente dell’Isrec Angelo Bendotti disvela nuovi aspetti della vita dell’eroe partigiano per antonomasia

Bergamo. Giorgio Paglia è per antonomasia l’eroe della Resistenza bergamasca: una figura complessa, sempre in grado di sfuggire ai cliché nonostante il grande spazio già dedicatogli dalla memoria pubblica.

Catturato alla Malga Lunga, il partigiano di Alzano Lombardo venne fucilato il 21 novembre 1944 sul lato sinistro del cimitero di Costa Volpino dopo aver rifiutato la grazia a lui concessa in quanto figlio di un decorato medaglia d’oro della guerra fascista in Etiopia.

A distanza di ottant’anni dalla morte, Angelo Bendotti – storico e presidente dell’Isrec – pubblica “Stasera mi fucileranno”. Un nuovo lavoro di ricerca storiografica per restituire l’intensa vivacità della breve vita di Giorgio Paglia alla luce di una documentazione originale resa nota per la prima volta grazie alla disponibilità degli eredi, in particolare del nipote Guido.

Bendotti ha avuto accesso ad una serie di lettere inedite scritte dalla madre di Giorgio, Teresa Pesenti Paglia, un diario che inizia tre mesi dopo il giorno della morte del combattente, allora 22enne. Una vera e propria confessione che disvela aspetti fino ad oggi nascosti del carattere, della personalità e della vita stessa di Giorgio Paglia.

“Teresa, donna di enorme profondità umana, visse drammatici momenti familiari di profonda lacerazione – spiega Bendotti – Straziante il racconto del recupero del corpo del figlio nel cimitero di Volpino, esaltazione dell’intimo rapporto tra lei e Giorgio”.

Il titolo – Stasera mi fucileranno – coincide con l’incipit di una breve lettera che Paglia scrisse alla fidanzata Maria Lucia Vandone annunciando la sua ormai prossima sorte: “Tre parole che conducono immediatamente all’essenza del libro, che è la storia della fine di un uomo”.

Dalla grande contraddizione con la figura paterna (il padre fu un eroe della rivoluzione fascista, ndr) alla sua profonda fede cattolica (“Un ‘non detto’ che mai avrei immaginato di scoprire, rimasto a lungo nell’ombra forse perchè non si riusciva a spiegare come un ragazzo così credente potesse arrivare alla lotta armata. Come se una cosa in qualche modo disturbasse l’altra”) il ritratto di Giorgio Paglia tratteggiato nel libro riporta nuovamente al centro la riflessione sull’anima stessa della Resistenza.

“La Resistenza deve essere intesa come il riscatto morale di un popolo che decise di cambiare le sorti del suo futuro, uscendo da una dittatura e recuperando il meglio dell’umanità stessa – dichiara lo storico -. La nostra società ha rimandato la riflessione sul significato del termine ‘partigiano’: gli uomini e le donne della Resistenza giocavano con la vita e con la morte, si arrogavano un diritto che gli uomini si danno solo nei momenti fondamentali della storia di un Paese. La mia speranza è che il libro venga letto in questa luce e che elevi il dibattito rispetto all’inevitabile cliché che vede scontrarsi Resistenza e fascismo”.

Nella primavera del 2025, probabilmente in occasione del 25 aprile, l’Isrec inaugurerà la sua nuova sede in via San Giorgio. La nuova casa per l’Istituto ospiterà un nuovo archivio, dedicato alle donne della Resistenza che prenderà vita dal recente lascito di Lidia Menapace, attiva nella Resistenza come staffetta partigiana e scomparsa a 96 anni nel dicembre 2020 per complicazioni legate al Covid-19.

“Vorrei che la ‘lettera-diario’ di Teresa Pesenti venisse pubblicata integralmente – l’appello del presidente Bendotti -. La speranza è che anche questi scritti possano rappresentare una donazione per l’Isrec ed entrino nel nuovo archivio dell’Istituto”.