MindFit Clinic: Salute & Benessere
L’epidemia dell’insicurezza
Di fronte a richieste sociali così elevate, spesso lontane dalla nostra natura umana, e amplificate dall’uso dei social network che ci espongono continuamente a un “essere in vetrina”, cresce il bisogno di apparire e il timore di essere giudicati. Questo genera una vera e propria “epidemia di insicurezza”
“La paura di non essere all’altezza ci spinge a fare un passo in più ogni giorno”, recita un antico koan giapponese. Ed è proprio la paura il motore che ci sprona a lottare per aspirare alla versione migliore di noi stessi. Tuttavia, questa stessa paura, ingannevolmente, può portarci a credere di non essere all’altezza. Una sensazione sempre più diffusa nella società odierna. Viviamo infatti nell’era della “performance”, in cui è necessario apparire performanti, sicuri di sé, indipendenti, desiderabili, pienamente soddisfatti della vita, capaci di gestire le emozioni, apprezzabili e infallibili.
Di fronte a richieste sociali così elevate, spesso lontane dalla nostra natura umana, e amplificate dall’uso dei social network che ci espongono continuamente a un “essere in vetrina”, cresce il bisogno di apparire e il timore di essere giudicati. Questo genera una vera e propria “epidemia di insicurezza”, che si riflette in tutte le relazioni: con noi stessi, con gli altri e con il mondo. Nessun essere umano vuole riconoscersi come “difettoso” e, per questo, si affanna a inseguire ideali proposti dal contesto sociale, modelli che finiscono per alimentare un diffuso senso di inadeguatezza. Parafrasando Galimberti, è come se ogni giorno provassimo ad arrampicarci su pareti lisce nel tentativo di raggiungere ideali di felicità assimilati dall’esterno, solo per ritrovarci a precipitare, distratti da modelli incompatibili con la nostra vera personalità.
L’inadeguatezza, il disagio e il senso di vuoto generano dolore, un dolore spesso nascosto in una società che impone l’imperativo del “fare”. La sofferenza, che invece richiede di fermarsi e affrontarla, non trova spazio. Fragilità e incertezza, sono caratteristiche umane non sono contemplate, e “sentirsi” inadeguati viene facilmente interpretato come “essere” inadeguati.
Il non sentirsi all’altezza ci porta a dubitare delle nostre capacità, talvolta al punto da mettere in discussione il nostro valore personale. L’autostima, quindi, gioca un ruolo fondamentale nel superare o perpetuare questa paura, ed è bene sapere che “l’autostima non si eredita, ma si costruisce” e si guadagna sul campo. Come? Ecco alcuni suggerimenti:
– mettersi alla prova: affrontare le sfide che la vita propone giorno dopo giorno, dimostrando a noi stessi di essere in grado di agire concretamente. Siamo i protagonisti delle sfide della nostra vita: delegarle significa rafforzare l’insicurezza. Questo non vuol dire fare tutto da soli, ma riconoscere che, pur con il sostegno di altri, siamo noi gli scalatori della nostra montagna;
– alzare progressivamente l’asticella, ma avere obiettivi realistici: acquisire la consapevolezza che le abilità si sviluppano gradualmente. Per scalare alte vette, bisogna prima imparare a cimentarsi con quelle più basse, affrontando fatica e frustrazione;
– accettare di non piacere a tutti: si può essere apprezzati solo se si ha il coraggio di mostrarsi autenticamente, con pregi e difetti. Come sostiene Nardone, tutto il resto è “prostituzione relazionale”;
– coltivare relazioni sane: le relazioni, amicali e amorose, sono come un ballo a due, in cui ciascuno deve fare i propri passi. È fondamentale stabilire una sana reciprocità tra il “dare” e il “ricevere”;
– abbandonare la perfezione a ogni costo: voler essere perfetti porta spesso a paralizzarsi, per eccesso di rigidità o perdita di controllo;
– essere flessibili e adattarsi al cambiamento: rimanere ancorati a strategie che in passato funzionavano, ma che ora non producono più risultati o addirittura peggiorano la situazione, è disfunzionale;
– coltivare l’arte del migliorarsi: parafrasando Nietzsche, nella vita tutto ciò che non ci eleva rischia di abbassarci;
– gestire le emozioni: non è possibile controllare rigidamente il lato emotivo con la ragione, anche se spesso pensiamo, ingannevolmente, di poterlo fare. Il controllo esercitato in maniera eccessiva, paradossalmente, porta a perdere il controllo. È necessario imparare a gestire le emozioni senza reprimerle, ricordandoci che fanno parte di noi. Anche le nostre fragilità, se accettate, possono divenire punti di forza;
– il progresso comporta sempre qualche caduta: diventare abili implica cadere e rialzarsi, proprio come un bambino che cade più volte prima di imparare a camminare. Il
fallimento non è una sconfitta, ma parte del processo verso il successo. Si perde solo se si smette di provare.
* Giorgia Suardi, psicologa clinica


