Relazione clandestina finisce dopo qualche mese: ora lui è a processo per stalking
Il pm ha chiesto 6 anni per un rumeno di 50 anni, senza fissa dimora, accusato di perseguitare la sua amante, un’italiana di 54 anni
Una storia durata circa 5 mesi, clandestina, che nessuno sapeva. Ma quando la donna ha deciso di troncare il rapporto, sarebbero iniziate le persecuzioni e le minacce da parte dell’amante, che ora è a processo per stalking.
Protagonisti della vicenda sono una donna di 54 anni residente in un paese dell’Isola e un rumeno di 50, senza fissa dimora, che dormiva in auto. I due si sono conosciuti in un parco dove solitamente la signora portava a giocare il suo nipotino ed hanno intrecciato una relazione. Dopo qualche mese lei, che non aveva rivelato nulla a nessuno rispetto alla liaison, decide di troncare il rapporto e lui inizia a perseguitarla. Le manda circa 50 messaggi al giorno, la minaccia di raccontare tutto alla sua famiglia.
In un’occasione la carica in auto, lei ribadisce la sua intenzione di lasciarlo, e lui estrae un coltello dal vano portaoggetti. Lei a una rotonda cerca di aprire la portiera dell’auto per fuggire, ma lui la trattiene per un braccio e le dice che se non vuole andare in motel insieme a lui per un incontro amoroso, l’avrebbe uccisa.
In un’altra occasione aveva minacciato la donna: “Se ti vedo con un altro ti faccio fuori e racconto tutto ai tuoi”. La vittima ha riferito in aula di soffrire di attacchi di panico da tempo e che gli episodi si erano acuiti nel momento in cui il rumeno aveva iniziato la sua azione di stalking: “Avevo paura ad uscire da sola e con il mio nipotino, avevo degli attacchi d’ansia”.
La donna aveva dato anche dei soldi al suo amante: una volta 400 euro, un’altra 250 euro e gli aveva fatto 3 ricariche telefoniche: “Mi diceva che i soldi gli servivano per andarsene, ma poi non lo faceva”. L’atteggiamento del 50enne ha spinto la signora a denunciare e il giudice, circa un anno fa, ha emesso un provvedimento di divieto di avvicinamento, spesso non rispettato.
Il pubblico ministero ha chiesto una condanna a 6 anni: “La signora non si è costituita parte civile, quindi non pretende denaro. Ha denunciato con coraggio nonostante fosse invischiata in una relazione clandestina perché aveva paura. La sua vita è peggiorata a causa di questa situazione”.
Il difensore ha chiesto invece l’assoluzione: “In realtà la presunta vittima non ha mai cambiato vita, andava tranquillamente a fare la spesa, a giocare al bingo, non ha modificato le sue abitudini. Il denaro che il mio assistito le ha chiesto gli serviva per andare via dalla provincia di Bergamo”.
La sentenza verrà pronunciata il 5 febbraio.



