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Estorsione e minacce, il pubblico ministero chiede 5 anni per Mirko Vacante

L’imputato si difende: “Mi sono prestato per fare un favore a un amico. Ho fatto solo la telefonata che mi aveva chiesto, ma non ho intimidito né preso soldi da nessuno”

Treviolo. “Sono stato tirato dentro in questa storia, ma non ho fatto niente, non ho minacciato nessuno né preso soldi. I miei errori li sto pagando tutti. Ho 4 figli ed è giusto che sappiano che se sbagli ci sono conseguenze. Ho fatto i miei errori, ma non voglio pagare per quelli degli altri”. A parlare è Mirko Vacante, 40 anni, originario di Lentini, in provincia di Siracusa, ma da anni residente nella Bergamasca. Nell’udienza di mercoledì 11 dicembre, nel processo che lo vede imputato per estorsione e minacce, ha reso spontanee dichiarazioni.

È in carcere da un paio d’anni, fine pena nel 2033, per una rapina messa a segno nel 2017. Ma questa volta giura di non aver commesso reati. Dice di essersi solo prestato, per fare un favore a un amico.

La parte offesa è un 53enne, titolare di un bar a Treviolo, finito in un giro di usura a causa di numerosi debiti contratti. Aveva chiesto soldi anche a Luciano Di Marco Pernice, il dj Miky di Radio Studio 54, condannato lo scorso maggio per questi fatti a 5 anni e 1 mese di reclusione.

Il 53enne doveva dei soldi anche a un altro soggetto, dal quale si era fatto prestare 85mila euro. “I primi mesi sono riuscito a pagare, poi non ce l’ho fatta più – dichiara dal banco dei testimoni -. Avevo addosso una persona che faceva da intermediario e si faceva offrire pranzi e consegnare soldi tutte le settimane. Alla fine ha cominciato a minacciarmi al telefono, mi diceva che mi spaccava la faccia”.

Una mattina i due erano in auto insieme quando all’intermediario è arrivata una telefonata da Vacante. “Io non sapevo chi fosse, so solo che al telefono, con un forte accento siciliano, gli ha chiesto se conosceva uno che aveva un bar a Treviolo perché lo avevano incaricato di fare un lavoro, intendendo un recupero crediti. Io mi sono spaventato tantissimo perché si riferiva a me”.

La vittima e l’intermediario hanno raggiunto il parcheggio di un ristorante a Treviolo e lì hanno incontrato Vacante: “Quando l’ho visto mi sono tranquillizzato perché lui si è presentato, mi ha detto che sapeva che dovevo dei soldi a una persona e mi chiedeva cosa potevo fare in merito. Nessuna minaccia o intimidazione da parte sua. Così gli ho firmato 4 assegni da 5mila euro l’uno come garanzia, ma ho spiegato di non incassarli perché soldi sul conto non ne avevo. Lui li ha presi e se ne è andato. Poi ho dato 250 euro all’intermediario perché mi ha detto che doveva pagare Vacante”.

Il siciliano e l’intermediario, come ha dichiarato quest’ultimo in aula, si erano messi d’accordo in precedenza: “L’imputato non c’entra nulla, sono stato io a chiedergli un favore perché volevo vedere se il titolare del bar mi stava prendendo in giro. Lui si è prestato al gioco e ha fatto la chiamata, ma non sapeva niente di ciò che c’era dietro”.

Il pubblico ministero Giulia Angeleri ha chiesto una condanna a 5 anni di reclusione e una multa di 1000 euro: “Vacante si inserisce nel contesto dell’usura, nel quadro minatorio. È a conoscenza del piano per intimidire la vittima e vi partecipa attivamente, tant’è che i due si sono accordati per la messa in scena e ci sono le intercettazioni telefoniche che lo provano. L’episodio è minimo rispetto alla situazione enorme in cui si è sviluppato, ma l’estorsione è stata consumata”.

L’avvocatessa Romina Russo, che difende Vacante, ha parlato di “ricostruzione fantasiosa. Si cerca di colorire il racconto in stile mafioso con un pranzo al ristorante che non c’è stato. La vittima dice che non era spaventata o intimidita dal mio assistito e ci sono testimoni che lo hanno scagionato. Se vogliamo punire Vacante perché è un noto pregiudicato è giusto sapere che è stato lui a chiedere, rischiando, di difendersi a processo proprio perché non vuole pagare per un errore che non ha commesso”.

La sentenza il prossimo 19 marzo.

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