Verso le sfide Porta Sud e Interporto, la Vitali punta sulla sostenibilità: più donne, infortuni in calo e mezzi meno inquinanti
Il presidente: “Abbiamo molte misure che intendiamo mettere in campo e obiettivi sfidanti da raggiungere: diventare un’azienda al 100% circolare, arrivare entro il 2030 al 75% di circolarità, utilizzando solo energia rinnovabile al 100% e compensare le emissioni di Co2 piantando 13 milioni di mq di foreste”
Peschiera Borromeo (Milano). Salute, sicurezza, inclusività. Sono tre parole chiave per Vitali Spa, azienda leader nel settore dello sviluppo e delle costruzioni in ambito infrastrutturale, immobiliare, delle demolizioni e delle bonifiche, che nella mattinata di martedì 10 dicembre nell’Innovation Campus di Milano ha presentato ufficialmente il suo secondo bilancio di sostenibilità. Il report – che dal 2026 sarà obbligatorio per tutte le aziende – fa riferimento all’anno 2023 e conferma l’impegno del gruppo a rispettare e raggiungere i futuri obblighi formativi previsti dalla direttiva sul Reporting di Sostenibilità.
“Questo bilancio è un esempio di rigenerazione urbana; un valore importante perché, non solo limita l’utilizzo di materie prime, ma impiega un riutilizzo in grado di riqualificare anche le zone abbandonate. Ne sono da esempio i nostri tre principali cantieri (Vimercate, Bergamo ex centro servizi agenzia delle entrate e Sardegna), moniti concreti di eccellenza per Vitali, nei quali esprimere il massimo potenziale – sostiene Massimo Vitali, presidente di Vitali Spa Sb -. Siamo un’azienda costantemente in crescita, per questo contribuiamo sempre più a formare il personale. Quando mi chiedono chi è il nostro competitor non so rispondere perché ritengo che siamo completamente diversi dal resto della concorrenza”.
Un impegno che ormai attraversa Vitali da più di tre generazioni e che, al 2023, conta un totale di 135 dipendenti, di cui 66 operai e 69 impiegati ed un aumento di oltre il 30% di assunzione di donne: “A fare differenza – prosegue Vitali – tra una società e l’altra è sicuramente il personale: uno strumento importante e un vero e proprio pilastro, portato avanti attraverso un’Academy. Ci sono settori in periodi di crisi o riflessione, quindi il nostro compito diventa andare a prendere figure da altri ambiti e realtà e formarle a pieno, valorizzando i loro punti di forza. Potremmo anche raddoppiare la nostra capacità ma serve lavorare”.
Tra gli argomenti sicuramente più impattanti nel settore, stando anche ai recenti fatti di cronaca, resta quello legato agli infortuni sul lavoro; i passi in avanti sono importanti come testimonia la riduzione dall’11,7% al 8,3% di tasso di infortuni e una maggior attenzione tramite la prevenzione: “Nell’ambito del bilancio – aggiunge Massimo Vitali – si può notare come uno dei parametri più attenti sia quello riguardante gli infortuni sul lavoro. Il nostro è uno dei settori più rischiosi, proprio per questo anche da qua parte la valutazione della nostra azienda. Il team sicurezza ha sviluppato tante attività specifiche per la prevenzione tanto che, ogni anno, presentiamo indicatori sempre più in miglioramento”.
L’appuntamento con la sfida lanciata dall’Agenda 2030 si fa sempre più imminente e anche in un settore molto impattante come quello in questione, il Gruppo Vitali ha dimostrato grande attenzione, come elogia Eleonora Sablone, membro del Cda di Vitali e referente Esg aziendale: “Nei cantieri Pnrr, possono entrare solo mezzi denominati ‘Stage 5’ con abbattimento di emissioni dirette del 90% rispetto al 2004 e Vitali è quasi pienamente dotata di questi strumenti. Dal 2028 non si potranno più avere altri tipi di mezzi al di sotto di quelli già posseduti da Vitali, portandoci così in prima linea rispetto a tutte le altre aziende”. Tra i dati che emergono si è arrivati ad un abbassamento di emissioni dirette di circa il 9%.
Attualmente sono oltre 4.100 le società benefit in Italia, con un sostanziale aumento di oltre 37 punti percentuali tra il 2022 e il 2023, arrivando sicuramente ad una maggiorazione anche per la fine del 2024. La Lombardia ne conta la maggior parte e Vitali ne è un esempio, entrando in questo insieme dall’estate del 2024.
“L’azienda quando diventa benefit – sottolinea Marco Sponziello, presidente dell’associazione Next EU ed Esg Advisor – acquisisce un interesse suo, ma restituendo qualcosa al territorio, attraverso le due parti principali dell’Esg (Enviromental, Social and Governance, ndr), ossia Ambiente e Società. Essere benefit molto spesso è più semplice di quanto si pensa, tant’è che molti imprenditori a volte non se ne rendono conto, perché per esserlo non è necessario farlo in modo periodico, anche se è sicuramente consigliato”.
Sono tante le sfide per il Gruppo Vitali nei prossimi anni, tra cui il cantiere di Porta Sud a Bergamo, la riqualificazione dell’Hennebique a Genova e l’avvio del progetto Land Italy, per il recupero e la rigenerazione urbana di aree dismesse e degradate su scala nazionale: “La sostenibilità – aggiunge Vitali – è un valore etico fondante, integrato nell’intera gestione aziendale e rappresenta un importante driver di crescita per il prossimo decennio. Abbiamo molte misure che intendiamo mettere in campo e obiettivi sfidanti da raggiungere: diventare un’azienda al 100% circolare, arrivare entro il 2030 al 75% di circolarità, utilizzando solo energia rinnovabile al 100% e compensare le emissioni di Co2 piantando 13 milioni di mq di foreste”.

Un futuro che, come già anticipato, si concentrerà anche nella Provincia bergamasca: “I tecnici – chiude Vitali – si stanno ampiamente lavorando per la ‘Bergamo-Treviglio’ e tutta una serie di investimenti, pensando anche ad edifici in grado di sviluppare nuove comunità energetiche, creando una Cer (Comunità Energetica Rinnovabile, ndr), dando benefici a tutta la città. Quanto alla ‘e-brt’, porteremo avanti questo importante progetto, senza dimenticare tutti gli altri in attesa di autorizzazioni. Speriamo che i Comuni interessati all’Interporto di Cortenuova firmino l’accordo quanto prima possibile, portando un freno alla proliferazione delle logistiche. È incredibile che le amministrazioni facciano fatica a comprenderlo. Basta passare in A4 per notare le file di camion che impattano notevolmente sugli spostamenti”.






