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Sciopero dei metalmeccanici nella Bergamasca, i sindacati: “Adesione massiccia”

Si tratta della prima parte del pacchetto di 8 ore proclamate da FIOM-CGIL, FIM-CISL e UILM-UIL a livello nazionale, ma articolate in maniera diversa provincia per provincia

Nelle sedi sindacali della FIOM-CGIL di Bergamo stanno arrivando i primi dati sull’adesione allo sciopero di oggi in alcune aziende del territorio: le percentuali sono alte, in alcune realtà “molto rilevanti – commenta Andrea Agazzi, segretario generale provinciale di categoria – anche considerando la recente mobilitazione generale con l’astensione dal lavoro indetta da CGIL e UIL il 29 novembre, a cui i metalmeccanici hanno partecipato in maniera davvero massiccia”.

Si confermano, dunque, le previsioni espresse alla vigilia di questa nuova protesta, molto sentita tra i lavoratori. “La partecipazione che vediamo oggi conferma, anche nel sentire comune, la centralità del contratto nazionale come strumento di tutela delle condizioni economiche e di lavoro delle persone” aggiunge Agazzi.

Dopo sei mesi di confronto sul rinnovo del Contratto nazionale del comparto, il 12 novembre scorso si era consumata la rottura al tavolo della trattativa. Oggi, dopo quasi quattro settimane di blocco dello straordinario e delle flessibilità e dopo la mobilitazione del 29 novembre, si incrociano di nuovo le braccia per 4 ore, alla fine di ciascun turno. Si tratta della prima parte del pacchetto di 8 ore proclamate da FIOM-CGIL, FIM-CISL e UILM-UIL a livello nazionale, ma articolate in maniera diversa provincia per provincia.

“La controproposta avanzata da Federmeccanica-Assistal di fatto ignora la piattaforma votata dai lavoratori e presentata al tavolo. La controparte pretende di proseguire la trattativa su tutt’altra proposta, utilizzando la fase congiunturale attuale per definire un rinnovo che poi avrà vigore per i prossimi anni. Dopo la rottura avvenuta il 12 novembre, è arrivato il momento di riconquistare il tavolo della discussione, ripartendo dalle proposte votate da chi, nelle fabbriche di tutto il Paese, ci lavora” aveva dichiarato lunedì il segretario generale della FIOM-CGIL di Bergamo, Agazzi.

“Federmeccanica-Assistal sembrano dimenticare che negli ultimi anni, quelli seguiti alla pandemia, i profitti del comparto metalmeccanico sono stati da record, anche nella provincia di Bergamo, e tuttavia solo in misura limitata reinvestiti nelle aziende” ha proseguito il sindacalista, entrando poi nel merito dei singoli nodi che hanno bloccato il confronto. “Al capitolo salariale, non solo è stata respinta la nostra richiesta di un aumento di 280 euro (livello C3, ex 5°), ma la contro-piattaforma di Federmeccanica e Assistal tenta di limitare l’incremento dello stipendio collegandolo esclusivamente all’andamento dell’inflazione, dunque senza aumenti certi. Si peggiorerebbe per giunta la clausola di salvaguardia, cioè si ritarderebbe di 6 mesi il recupero dell’inflazione non preventivata”.

“Non vediamo, poi, alcuna apertura finalizzata alla riduzione dell’orario di lavoro richiesta, oggi più che mai diventata tema di discussione, anche alla luce dei cambiamenti in atto per la doppia transizione digitale ed ecologica. La parte datoriale sta evidentemente anche cercando di appropriarsi della gestione dei permessi annui retribuiti per gestire unilateralmente i cali produttivi, facendone uno strumento di flessibilità. Serve invece garantirne la fruibilità – anche con permessi aggiuntivi – per conciliare i tempi di vita, di cura dei figli e genitori, con quelli di lavoro”.

“A proposito di precariato, non c’è nessuna disponibilità da parte datoriale a condividere regole per la stabilizzazione dei contratti precari attraverso il Contratto nazionale. Infine, non registriamo alcuna garanzia economica e occupazionale per i lavoratori in caso di cambio appalto. Ribadiamo – e lo facciamo anche incrociando le braccia – la necessità che la trattiva riparta dai contenuti della piattaforma approvata dai lavoratori. Entro il 15 gennaio a livello territoriale svolgeremo poi le altre 4 ore del pacchetto. Nel frattempo, da domani permane il blocco dello straordinario e delle flessibilità”, ha concluso il sindacalista.

“I dati relativi allo sciopero di oggi nelle fabbriche della metalmeccanica bergamasca dicono che l’obiettivo è stato centrato. L’adesione dei lavoratori è stata importante e su queste basi ci auguriamo che la trattativa possa riprendere in modo costruttivo”. Così, Luca Nieri, segretario generale della FIM CISL orobica. A fine mattinata, e quindi a metà della giornata di mobilitazione, molte delle maggiori aziende avevano i reparti produttivi fermi e il numero dei lavoratori che hanno incrociato le braccia ha superato le aspettative dei sindacati.

“È comunque un momento difficile: nella nostra provincia iniziano a pesare soprattutto i rallentamenti nell’automotive, e già tante aziende hanno allungato il pacchetto delle ferie natalizie e avviato alcune ore di cassa. Questo primo pacchetto di mobilitazioni ha però dimostrato che i lavoratori sanno come rispondere alla rigidità d Federmeccanica, che dopo 8 mesi di trattativa continua a non tener conto delle richieste sindacali. Da qui la mobilitazione, con iniziative che chiedono sacrifici ai lavoratori proprio quando il settore della manifattura inizia a segnare il passo. Federmeccanica deve capire che le soluzioni per il rilancio del settore si trovano nel CCNL e nella piattaforma da noi presentata, tra sicurezza, formazione e valorizzazione e cura delle competenze e della risorsa umana e il giusto riconoscimento economico del lavoro espresso.
Federmeccanica deve assumere un atteggiamento coerente e responsabile. Le proposte presentate al tavolo della trattativa da parte di Federmeccanica scimmiottano le richieste sindacali e non serve e non servirà, con questa modalità “desueta”, aver attivato una campagna propagandistica, tramite le aziende, di presentare la loro posizione: un’azione che vuole sminuire il ruolo del sindacato. Federmeccanica parla di sostenibilità, ma per noi i contratti, in primo luogo, devono essere sostenibili socialmente, determinando le condizioni di maggior inclusione, tutele, solidarietà, e con il giusto riconoscimento economico”.

A Bergamo il comparto è particolarmente significativo con i suoi oltre 55mila addetti e tante aziende di livello internazionale. In un momento come questo questi lavoratori sono disponibili a sacrifici per dare il proprio contributo alla trattativa. Per quanto riguarda la “salute del settore”, sale comunque la preoccupazione. “La crisi del comparto dell’automotive non si esaurisce con la vertenza Stellantis. Il rapporto con l’industria tedesca rischia di complicare in misura consistente l’economia delle nostre aziende. Le difficoltà riguardano soprattutto il settore della componentistica. In Lombardia, Il comparto dell’automotive conta circa 30 mila imprese, che occupano quasi 100 mila addetti e in termini di export regionale vale circa sei miliardi di euro. FIM, insieme agli altri sindacati metalmeccanici, ha manifestato lo scorso ottobre a Roma per denunciare la gravità della situazione e perché mancano risposte in grado di affrontarla.
La scelta di andare sostanzialmente verso un unico tipo di produzione, ovvero il motore elettrico, e di abbandonare in fretta la produzione del motore endotermico sta generando molti problemi e va assolutamente rivista”.