Grazie, Atalanta: hai regalato ai bergamaschi un’altra notte indimenticabile
Il risultato è una sconfitta, tutto il resto è una vittoria. Soprattutto perché rimette al centro l’essenza del calcio: la dimensione popolare e lo spettacolo. E in questo Gasperini è stato ancora una volta maestro
La prima parola è quella più semplice, la più diffusa nel linguaggio comune di ogni giorno: Grazie. Grazie Atalanta, grazie Gasperini, grazie famiglia Percassi. Perché una serata come quella di martedì la nostra, la vostra città non se la scorderà mai: è scolpita nella storia non solo dell’Atalanta, ma dell’intera realtà bergamasca. Il Real Madrid allo stadio di Bergamo? Ma ve lo immaginavate anche solo una decina d’anni fa? È successo veramente. Lo abbiamo vissuto davvero.
I quasi 23mila del Gewiss Stadium, come tutte le altre decine di migliaia che dalle Valli alla Bassa hanno sognato dopo il pareggio di De Ketelaere, si sono disperati al rimpallo che ha messo in porta Vinicius, hanno sperato quando Lookman ha riaperto la partita, hanno sentito il loro urlo strozzato in gola quando Retegui ha calciato alto. Un territorio unito dalle cime più alte delle Valli alla Bassa, nel segno di una squadra di calcio. La dimensione popolare dello sport del popolo. Finché ci saranno realtà come l’Atalanta, nessuno cambierà mai questo principio.
Orgoglio. La seconda parola: esserci arrivati, aver sperato davvero di riuscire a portare a casa il successo contro i campioni d’Europa, quelli di Ancelotti, di Mbappé e Bellingham, di Vinicius e Rüdiger, e potremmo andare ancora avanti. Ci pensate? La Dea che batte il Real Madrid. Abbiamo tutti pensato che potesse davvero succedere nei giorni che ci hanno accompagnato a questo 10 dicembre, giorno cerchiato in rosso sul calendario sin dal momento in cui il sorteggio ha decretato l’accoppiamento.
La rivincita della Supercoppa Europea persa a Varsavia, se vogliamo vederla da questo punto di vista più sportivo. Una serata storica per la città di Bergamo, se parliamo dell’appartenenza. La celebrazione dell’orgoglio di essere bergamaschi, di avere una squadra che rispecchia tutti quei valori con cui ci hanno educati: l’umiltà e il rispetto, ma allo stesso tempo la voglia di superare i propri limiti, di guardare sempre di fronte. Il duro lavoro che viene ricompensato. E quando non succede, è perché gli altri sono più bravi.
Fierezza. Quella del “condottiero” Gasperini, ritratto a cavallo con l’Europa League sottobraccio nella spettacolare coreografia creata dalla Curva Nord che ha accompagnato all’ingresso in campo le squadre, mentre risuonava l’inno della Champions. L’uomo che ha regalato “lustro e gloria”, che resterà “per sempre nella nostra storia”.
D’altronde quando dice che “la mia appartenenza è totale” non lo fa certo per piaggeria: a parte che sicuramente non ne avrebbe bisogno, il legame tra Gasperini e Bergamo è dimostrato da ogni singolo fatto, a partire dal murales che lo ritrae sulla parete dei magazzini generali con il Papu, Duvan e Josip Ilicic — che per niente al mondo si sarebbe perso una serata come quella di ieri nella sua seconda casa. E si è preso la più che meritata standing ovation da parte della sua gente, anche se solo per pochi secondi.
Indimenticabile. Perché una notte del genere non te la scordi mai se la vivi. Perché è l’attesa che la rende tale. È la città che ribolle nelle ore precedenti al match con tifosi arrivati da ogni angolo d’Italia, d’Europa e del Mondo – ieri in centro c’erano atalantini provenienti da Polonia, Svezia e Giappone -, è Sofia Goggia che “iPad, hotspot e si tifa la Dea” mentre prepara il suo ritorno sulle piste dopo 10 mesi di stop.
È ogni tifoso che ieri sera ha preso la sciarpa, se l’è messa al collo, ha indossato la sua maglia e ha sostenuto l’Atalanta — anzi, di più, ha sostenuto Bergamo. Perché una partita del genere non fa altro che rafforzare il legame già di per sé indissolubile (non solo dal 22 maggio) tra squadra e città. Soprattutto perché in campo si è visto uno spettacolo raro, occasioni in serie, ritmo, tensione, tecnica, pressing: una grande partita di calcio tra due grandi squadre.
Per questo ogni bergamasco dovrebbe dire “Grazie” all’Atalanta: perché ci rende fieri, perché ci rende orgogliosi, perché ha regalato a tutto il territorio un’altra notte indimenticabile. E perché del risultato, in fondo, quando vivi emozioni del genere te ne puoi anche dimenticare.




