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Al Teatro Caverna lo sguardo dei Demoni di Dostoevskij raggiunge al cuore il pubblico

Alessandra Crocco e Alessandro Miele hanno presentato negli spazi di Grumello al Piano la propria performance site-specific su “Frammenti” dell’opera dell’autore russo

Bergamo. La confessione e la sofferenza necessarie per espiare la propria colpa, tradotte in un buio naturale o spirituale. Sono i punti cardine in “Demoni-Frammenti”, spettacolo di Alessandra Crocco e Alessandro Miele, prodotto da Progetto Demoni eUltimi Fuochi Teatro, andato in scena al Teatro Caverna di Bergamo da venerdì 6 a domenica 8 dicembre.

Protagonisti sono due personaggi di “I demoni”, romanzo di Fëdor Dostoevskij: Marija Timofeevna Lebjadkina e Nikolaj Vsevolodovič Stavrogin. Una coppia distante, che si presenta attraverso due performance site-specific, per uno o pochi spettatori. Lo spazio scenico del Teatro Caverna si amplia così all’esterno, in un altro luogo non convenzionale, capace però di racchiudere in sé la drammatica presenza dei due personaggi.

In una stanza buia, illuminata solo dalla luce di una candela, seduta ad un tavolino, Marija (interpretata da un’intensa Alessandra Crocco) aspetta gli spettatori, uno alla volta, accogliendoli con i suoi occhi pieni di vita. La donna, vestita di nero, cerca qualcuno, lo attende, fermamente risoluta, mentre parla allo spettatore seduto di fronte a lui. Uno spettatore che diventa personaggio, che entra nella scena posta in un eterno presente, fuori dallo spazio e dal tempo. L’illusione della quarta parete non viene nemmeno considerata, mentre una lieve nenia accoglie lo spettatore che si fa attore silenzioso. Il “Tu non sei lui” rivoltogli ad occhi spalancati lo rende immediatamente silenzio personaggio di una storia eterna. Ritornano la colpa e la pena di Dostoevskij, in un tempo della narrativa amplificato che si trasporta anche nella realtà. Viene superato ogni confine, lo spettatore diventa protagonista dello spettacolo a cui sta assistendo, lo spettacolo diventa vita vera, tempo storico immortale che si mescola nel qui ed ora. Alessandra Crocco pronuncia poche parole, ma la loro cruda intensità ne rivela la grande capacità attoriale. Il tutto accompagnato da uno sguardo che muta per potenza, che trapassa l’anima, che trasmette, da solo, tutto il dolore e la rabbia del personaggio.

Il romanzo torna a vivere nella sua essenza, nei brevi frammenti di alcuni personaggi chiave, grazie a questo progetto, nato nel 2012, che riporta in scena la pulsante immortalità dell’autore russo. Demoni che tornano all’essenza della vita, però continuamente schiacciati e divorati, prima di tutto da loro stessi.

Marija sta aspettando Stavrogin (Alessandro Miele), protagonista del romanzo, che “abita” gli spazi del Teatro Caverna. Un ambiente trasformato attraverso un telo di plastica che ricopre la scena, ricoperto a sua volta dal fango. Stavrogin, con i suoi occhi intensi e gli abiti completamente ricoperti di fanghiglia, porta di fronte al pubblico (questa volta presente in gruppo) una tremenda confessione. Una colpa inespiabile, nemmeno attraverso il fango che ne ricopre volto e abiti: nulla può essere più abietto dell’azione commessa. Stavrogin si dimena in una danza convulsa sulle note di “The Passenger” di Iggy Pop, quasi una danza rituale, un’ossessione che muove il desiderio di espiazione. Lo sguardo passa dal pubblico ad un oltre imprecisato, ad un passato che ritorna di continuo attraverso il senso di colpa, attraverso il ricordo di una bambina innocente che lo perseguiterà finché avrà forza: “continuo a vederla ogni notte”.

Entrambi i personaggi sono in lotta con il proprio demone interiore, prima di essere demoni essi stessi. Demoni che lottano con un buio intimo, che si esplicita grazie allo sguardo. Lo spettacolo non potrebbe essere lo stesso senza l’incontro ravvicinato tra attore e spettatore, un incontro che è scontro, è confessione ma anche monito. L’attento gioco di luce e buio rende semanticamente pregni spazi minimali, ma sembra essere lo sguardo l’elemento chiave dello spettacolo, uno sguardo che trafigge e che non può lasciare indifferenti. Merito di Alessandra Crocco e Alessandro Miele, che, nell’essenzialità, trasmettono colpe e drammi di una vita.