“Stretta sugli affitti brevi? Priva di senso logico: regole anacronistiche che non favoriscono la sicurezza”
L’host di un appartamento in città bassa a Bergamo si espone sulla nuova circolare che imporrebbe nuove limitazioni ai locatori sul check in da remoto e le key boxes
Bergamo. Riceviamo e pubblichiamo la lettera di un host di un appartamento in città bassa a Bergamo riguardo la circolare con cui il capo della polizia Vittorio Pisani richiama prefetti e questori ad occuparsi della questione del riconoscimento degli ospiti nelle strutture che propongono locazioni brevi, con una stretta sul check in da remoto e sulle key boxes.
“Faccio l’host dalla fine del 2020 affittando il mio vecchio appartamento sito in Bergamo tramite Booking.com. Fino a gennaio 2023, oltre ad occuparmi della gestione delle prenotazioni e della pulizia dell’alloggio dopo ogni check out, era mio dovere anche accogliere personalmente gli ospiti, a qualsiasi ora del giorno e della notte, non disponendo di alcun dispositivo per il check in da remoto.
Durante il 2023 ho pensato di installare la famigerata e temuta ‘keybox’, quindi ho chiesto prima di tutto in Comune, dato che l’appartamento si trova proprio in centro, in una via storica della città bassa, dove mi è stato risposto che se al Condominio andava bene anche per il Comune non c’erano problemi. Ho quindi proposto la questione alla prima assemblea disponibile e, dati i voti favorevoli degli altri condomini, ho iniziato ad effettuare check in da remoto a partire da gennaio 2024.

Per ragioni di sicurezza interna, mi è stato chiesto di applicare la keybox dentro l’atrio, mentre all’esterno del portone avrebbero installato un tastierino elettronico con codice, questo non per favorire me ma per poter dare il suddetto codice al postino, in quanto le cassette della posta sono all’interno.
Scrivo questa lettera perché trovo la nuova circolare contro il check in da remoto totalmente priva di senso logico, in quanto non favorisce in alcun modo la sicurezza né previene eventuali atti criminosi.
Partiamo dal fatto che, almeno nel mio caso, le prenotazioni avvengono tutte tramite Booking.com, dove chi prenota è regolarmente registrato, ha dovuto preventivamente dimostrare la propria identità, lasciare più di un recapito ed è stato sottoposto ai controlli di sicurezza della piattaforma. Ogni cosa è tracciata.
Se proprio vogliamo tirare in ballo la ‘sicurezza’ deve quantomeno partire dalle forze dell’ordine. Mi spiego meglio: dopo ogni check in (in presenza o meno) tutti gli host sono obbligati ad inserire le credenziali degli ospiti nel database della questura (nel mio caso la Questura di Bergamo) e vi posso giurare e dimostrare in qualsiasi momento che le uniche falle nella sicurezza partono proprio da lì. Infatti, posso dimostrare che inserendo una persona qualunque, fasulla, inventata al momento, compreso il numero di documento totalmente inventato e senza rispettare alcun parametro, il suddetto database non saprà riconoscere il falso dal vero. Ho provato ad inserire un ospite inventato e non mi è mai arrivata alcuna comunicazione da parte della Questura e l’’ospite’ è stato inserito correttamente nel loro sistema.
Detto questo, se una persona viene per commettere un attentato, anche riconoscendolo tramite la foto sul documento che mi fornisce, in che modo si fa sicurezza se poi inserendolo nel database non viene segnalato niente?
In definitiva, non ho né le competenze né i mezzi per riconoscere un documento vero da uno falso e se il database della Questura non è programmato per questo non vedo come togliere l’ennesimo diritto al lavoro possa aiutare a regolamentare una situazione che hanno, ancora una volta, creato loro, con il decreto ‘salva casa’ per esempio, dove tutti si sono sentiti legittimati ad affittare garage, cantine e sottotetti. Per quanto riguarda le keybox attaccate ovunque, sta al Comune dare o meno la possibilità di fare o non fare, ripeto che io ho chiesto in Comune prima di installarla.
A me personalmente è capitato nel 2021 di fare check in in presenza ad una ragazza, il giorno dopo vengo chiamato dall’amministratore che mi informava di una festa abusiva nel mio appartamento, festa di cui non ero assolutamente a conoscenza. Ad oggi non posso sapere quante persone c’erano e quante eventualmente si siano fermate a dormire, di che sicurezza stiamo parlando?
Vorrei, altresì, sapere se ci sono stati dei precedenti di ospiti che hanno dato false generalità e hanno così compromesso la sicurezza del Paese, perché se non erro, proprio in questi giorni si sta parlando di un B&B in provincia di Padova occupato abusivamente per circa un mese da una trentina di persone. Quanto tempo ci hanno messo le forze dell’ordine per risolvere la situazione? Di che sicurezza stiamo parlando?
Credo che questo sia l’ennesimo atto superficiale del Governo, incapace di riconoscere e successivamente affrontare, i problemi (quello delle keybox selvagge attaccate pure sui monumenti, per esempio) imponendo regole anacronistiche che mirano solo ad impoverirci.
Quando ho avuto la fortuna di poter affittare il mio modesto appartamento di 37 metri quadri, erano mesi che non trovavo lavoro in nessun ambito, questa cosa mi ha salvato la vita e ogni giorno mi sveglio con l’ansia che possa finire (ed è l’unico lavoro che ho) perché il Governo per favorire una categoria (il settore alberghiero) deve per forza sfavorirne un’altra (le case vacanza), senza interrogarsi su cosa sia meglio fare. In questo modo obbligano i turisti, italiani e non, a servirsi solo di strutture con reception h24, con conseguente aumento delle spese. E, contrariamente a quanto leggo in gran parte degli articoli usciti in questi giorni, gli ospiti preferiscono fare il check in in autonomia, senza dover rispettare orari e se ci sono ritardi non devono avvertire nessuno”.
Alberto Laugelli, host di un appartamento in centro a Bergamo


