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Roberta Villa: “Malattia in Congo? Dovrebbe preoccupare di più l’aviaria in America”
Foto GettyImages

La giornalista e divulgatrice scientifica, laureata in medicina e chirurgia, spiega: “Il virus diffuso fra i bovini negli Stati Uniti è vicino al salto della specie e comporta il rischio di una pandemia”

“Si sta parlando molto della malattia ‘misteriosa’ del Congo, ma dovrebbe preoccupare di più l’aviaria negli Stati Uniti”. Così la giornalista e divulgatrice scientifica Roberta Villa, laureata in medicina e chirurgia, si esprime in merito alla patologia “sconosciuta” che è stata rilevata nelle ore scorse nella Repubblica Democratica congolese.

Roberta Villa spiega: “Rispetto alle notizie circolate inizialmente, pare che il numero dei decessi attribuiti a questa malattia sia più contenuto. In un primo momento ne erano stati comunicati 140, ma in base agli ultimi aggiornamenti questo numero potrebbe essere sostanzialmente dimezzato. In base ai dati ufficiali i morti sarebbero inferiori e attestarsi attorno alla settantina. Nel conteggio c’è chi distingue fra quelli che hanno perso la vita in ospedale e quelli che sono venuti a mancare in casa, ma si tratta di una zona estremamente remota del Congo, molto povera e priva di assistenza sanitaria. Le notizie arrivano a spizzichi e bocconi da quel territorio afflitto da una grave povertà diffusa. Anche il Ministero della Salute locale non ha tutte le informazioni: le persone che sono partite dalla capitale per raccoglierle hanno previsto due giorni di viaggio perché si tratta di un’area isolata del Paese. Siamo, inoltre, nella stagione delle piogge: si verificano allagamenti e inondazioni, quindi gli spostamenti risultano ancora più complicati. Sappiamo ancora poco di questa malattia: la letalità si concentra soprattutto nei bambini, ma è difficile definire in che misura sia dovuta a questo agente infettivo, che potrebbe essere un virus o un altro fattore. Non sappiamo quanto sia aggressivo e quanto abbia avuto un effetto così grave perché la popolazione è molto provata dalla fame e dalla malnutrizione”.

“Almeno in parte – prosegue la giornalista e divulgatrice scientifica – sembra che i sintomi siano simili a quelli dell’influenza, con febbre e mal di testa forte, ma c’è un dato che potrebbe essere significativo. La maggior parte dei bambini morti aveva un’anemia fortissima e non si capisce se sia stato l’agente infettivo a provocarla, cosa che non è così comune, o se questi piccoli fossero più suscettibili all’azione del virus a causa delle loro condizioni di salute”.

Infine, Roberta Villa annota: “Colgo l’occasione per esprimere un commento. È curioso vedere come si sia scatenato l’allarme da noi. Si è accesa subito l’attenzione sul Congo anche cavalcando il razzismo, perché tutto ciò che viene dall’Africa fa più paura. Innanzitutto non è detto che questa malattia sia misteriosa, come si è letto sinora sui giornali e più in generale sui media. Magari è dovuta all’azione di un agente infettivo che conosciamo già e per scoprirlo bisognerà attendere i risultati delle analisi che sono state effettuate. Di contro, c’è un blackout sull’aviaria che ci minaccia dagli Stati Uniti e dal Canada. Questo virus sta circolando fra i bovini nell’America del Nord: per far sì che compia il salto della specie e arrivi all’uomo, imparando a diffondersi tra le persone, mancherebbe una sola mutazione. Quindi è questione di tempo affinché si diffonda fra gli uomini”.

“I motivi per cui bisogna prestare più attenzione all’aviaria – aggiunge Roberta Villa – sono molti, a cominciare dal fatto che il contagio avviene sicuramente per via aerea. Inoltre, ce n’è un’abbondante presenza in California, che ha parecchi contatti con l’Europa. La malattia in Congo è grave ma ne sappiamo ancora poco e non è nemmeno detto che avrà ripercussioni su di noi, mentre l’aviaria negli Stati Uniti comporta il rischio che si possa verificare una nuova pandemia, quindi ci si dovrebbe preoccupare maggiormente”.