Il pronunciamento
|No del Consiglio di Stato alla chiusura anticipata della caccia in Lombardia: “Sentenza di buon senso, ma ora una norma”
Il commento del consigliere regionale bergamasco di Fratelli d’Italia Pietro Macconi sul pronunciamento dei giudici: “Serve un intervento normativo che dia maggiore stabilità e autonomia alle Regioni, evitando contenziosi inutili e garantendo sicurezza giuridica a un settore fondamentale per l’equilibrio ambientale e per la valorizzazione delle tradizioni locali”
Con ordinanza del 6 dicembre, il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di sospensione della sentenza del Tar Lombardia e del calendario venatorio regionale, avanzata dalle associazioni animaliste.
“I Giudici d’appello – spiega Federcaccia – hanno attestato che i Key Concept sui periodi di migrazione non sono giuridicamente vincolanti, possono essere superati con prova contraria e ha poi riconosciuto che quelli utilizzati dall’ISPRA, a differenza di quelli degli altri Stati europei, si basano su un criterio probabilistico prudenziale che “considera la specie in migrazione quando per questa si individuano ‘i movimenti più precoci sul territorio’. I Giudici hanno poi riconosciuto che la motivazione data dalla Regione a scostamento dal parere dell’ISPRA appare ‘appropriata e completa in relazione alle diverse valutazioni dei diversi organi istituzionali e alle linee guida europee’”.
Rimangono quindi valide le date già previste fino al termine della stagione: Cesena e Sassello rimangono aperti sino al 20 gennaio, tutti gli anatidi (insieme a folaga, gallinella d’acqua e porciglione) sino al 19 gennaio anche in forma vagante e dal 20 al 30 solo da appostamento, la beccaccia in ATC aperta sino al 20 gennaio. Beccaccino e frullino aperti sino al 30 gennaio.
“Questo pronunciamento conferma la correttezza del lavoro svolto dalla Regione, nel rispetto delle normative italiane e delle linee guida europee – ha dichiarato PietroMacconi, Consigliere Regionale bergamasco di Fratelli d’Italia –. È una vittoria importante, ma evidenzia anche l’esigenza di superare il continuo ricorso a battaglie legali che minano la certezza delle decisioni regionali. Serve un intervento normativo che dia maggiore stabilità e autonomia alle Regioni, evitando contenziosi inutili e garantendo sicurezza giuridica a un settore fondamentale per l’equilibrio ambientale e per la valorizzazione delle tradizioni locali. Questa sentenza – ha concluso – non è solo una conferma per Regione Lombardia, ma un invito a lavorare su regole più chiare e solide, capaci di tutelare tanto l’ambiente quanto le comunità che vivono il territorio”.


