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Sindaci, allevatori e cittadini scrivono al prefetto: “Lupi reintrodotti nelle Valli senza pensare alla sicurezza”
I lupi in Val Seriana negli scorsi mesi

La reintroduzione dei grandi carnivori preoccupa i rappresentanti di 13 comuni, firmatari del messaggio

Val Seriana. Un grido di aiuto e di attenzione, scritto da chi vive e respira ogni giorno l’aria delle montagne della Val di Scalve e della Val Seriana. È la voce di sindaci, allevatori e cittadini, che nonostante le difficoltà continuano a curare e preservare il territorio e le pratiche agricole, ma che a seguito della reintroduzione dei grandi carnivori si trova di fronte a minacce che ne mettono a rischio la sicurezza e il futuro. E hanno fatto sapere al Prefetto le proprie preoccupazioni in una lettera.

L’incapacità di conciliare la presenza di lupi e la vita agricola è una delle principali difficoltà che la comunità montana sta affrontando e le normative, spesso pensate senza tenere conto della realtà territoriale, hanno portato difficoltà che si sono tradotte in disagi. “Si parla tanto di convivenza tra uomo e lupo, ma parlarne a tavolino in città non è certo come affrontarlo sul territorio e sugli alpeggi dove il bestiame dovrebbe pascolare liberamente e invece deve essere rinchiuso nelle stalle per timore che venga predato” si legge dalla lettera.

Il problema non riguarda solo il settore agricolo. Le famiglie che vivono nelle montagne raccontano di una crescente paura di camminare anche su percorsi più sicuri, come le ciclabili o brevi sentieri nel bosco vicino casa, in un contesto dove gli attacchi al bestiame da parte dei predatori sono ricorrenti. Episodi come quello avvenuto il 12 ottobre a Vermiglio, quando una donna è stata aggredita e ha riportato 19 punti di sutura, alimentano il crescente senso di insicurezza.

Il tema degli animali selvatici sta diventando un problema sempre più rilevante, non solo per la sicurezza stradale, ma anche per il degrado dei terreni abbandonati e le conseguenti ripercussioni sulle attività turistiche. I mittenti della lettera esprimono una forte critica verso i finanziamenti destinati ai risarcimenti per le predazioni, sottolineando come, al contempo, nei comuni dell’alta Valle manchino risorse per garantire servizi essenziali, come l’assistenza sanitaria.

Ad alimentare l’incertezza è la mancanza di un intervento concreto da parte degli enti preposti. Di fronte a questa indifferenza, i sindaci e gli amministratori locali si trovano costretti a gestire una situazione senza avere strumenti adeguati per rispondere in modo efficace alle esigenze della comunità.

“Ci rivolgiamo alle istituzioni perché la situazione è insostenibile – si legge dalla lettera -. Non vogliamo più accettare in silenzio una condizione che sta minando il nostro futuro. La reintroduzione dei grandi carnivori è solo l’ultimo dei problemi, ma è quello che ha fatto traboccare il vaso”.

lupi valle serianaLupi ripresi dalle foto trappole in Val Seriana

In risposta il prefetto ha convocato tutti i comuni ad un tavolo il 6 dicembre. C’è speranza da parte degli allevatori, anche a seguito della vicinanza mostrata al mondo agricolo dal nuovo comandante Matteo Copia nella riunione tenutasi a Valbondione il 26 novembre. I comuni firmatari della lettera sono: Moio de’ Calvi, Cazzano Sant’Andrea, Vilminore di Scalve, Vertova, Casnigo, Schilpario, Gandellino, Gandino, Azzone, Colere, Rovetta, Colzate, Valbondione.

Il quadro è confermato anche da Coldiretti Bergamo, che sottolinea come, secondo il rapporto regionale sui grandi carnivori 2023, le unità riproduttive di lupi in Lombardia siano salite a 25, con una popolazione nazionale di circa 3.300 esemplari. Questi numeri evidenziano che il lupo non è più a rischio estinzione, ma comportano un crescente pericolo per l’economia, l’occupazione delle montagne e l’equilibrio idrogeologico di queste aree.

Il comitato permanente per la convenzione di Berna ha deciso di declassare il lupo da specie assolutamente protetta a specie semplicemente protetta. Questo cambiamento consentirà di controllare numericamente le popolazioni di lupi in caso di disturbo significativo nelle attività umane. Ogni stato deciderà, in base alle proprie necessità, come intervenire.

“C’è una forte richiesta di aggiornare le normative esistenti per consentire una gestione del lupo che bilanci la sua protezione con le esigenze di sicurezza e quelle economiche delle popolazioni rurali – spiega AlbertoMazzoleni, consigliere regionale – Ciò include la creazione di piani di gestione che possano garantire il controllo della popolazione di lupi in determinate aree e la previsione di misure di prevenzione”.

Il Consigliere Regionale, MicheleSchiavi, ha accolto favorevolmente la decisione, sottolineando che il mondo rurale da tempo chiede una risposta alla diffusione incontrollata dei lupi, un problema che sta mettendo in difficoltà le attività agricole. Schiavi ha anche evidenziato che il declassamento del lupo e la sua gestione controllata sono essenziali per sostenere gli allevatori e le attività rurali, a partire dall’aggiornamento delle normative nazionali.