Bimbi ustionati all’asilo, nuovo rinvio in attesa del risarcimento
Su richiesta dei difensori della maestra e della coordinatrice della materna e dei responsabili civili, il giudice ha fissato l’udienza per il prossimo 20 marzo
Osio Sopra. Un nuovo rinvio, in attesa che l’assicurazione versi il risarcimento alle famiglie di Elisa Prandi, all’epoca 4 anni, e di Alessandro Bonansinga, all’epoca 5 anni. Sono i due bambini rimasti gravemente ustionati dalle fiamme sprigionate da un braciere allestito nel giardino dell’asilo San Zeno di Osio Sopra.
Era il 30 maggio 2022, il giorno del compleanno di Elisa. I bambini della sezione blu dovevano partecipare ad un’attività di orienteering che sarebbe culminata con dei marshmellows arrostiti sul fuoco. Un papà, Roberto Tornicelli, condannato in abbreviato a 3 anni e 4 mesi, aveva portato all’interno della materna un braciere e una tanica di bioetanolo per appiccare il fuoco. Mentre i piccoli attendevano in cerchio, l’uomo aveva spruzzato il liquido senza accorgersi che il fuoco si era già acceso: il ritorno di fiamma aveva investito i bambini e gli adulti.
Elisa e Alessandro sono i due piccoli che hanno riportato le lesioni più gravi. La bambina, con ustioni sull’85 per cento del corpo, è stata ricoverata 10 mesi ed ha subito innumerevoli interventi chirurgici. Il piccolo, con il 25% del corpo ustionato, aveva trascorso in ospedale più di 40 giorni e anche lui è stato operato diverse volte. Ancora oggi entrambi sono sottoposti a cure specifiche e dovranno affrontare nuove operazioni di chirurgia plastica.
La coordinatrice dell’asilo, Simonetta Nava, e la maestra Monia Valsecchi, sono ora a processo e devono rispondere di lesioni gravissime. Giovedì 5 dicembre, su richiesta dei difensori delle due imputate e dei responsabili civili, ovvero la scuola, la diocesi e l’assicurazione Cattolica, il giudice ha rinviato l’udienza al prossimo 20 marzo. Perché in questo lasso di tempo le famiglie dovrebbero ricevere il risarcimento e a quel punto rinuncerebbero a comparire a processo come parti civili e rimarrebbero come persone offese.
“Andremo comunque avanti anche in sede civile – assicura l’avvocato Danilo Delia, che assiste entrambe le famiglie – e non perderemo una sola udienza del processo penale”.


