‘Amare una Dea’…da Scudetto? Luca Percassi non ci pensa
Presentato il nuovo libro con le biografie di 6 tifosi d’eccezione. “A gennaio due nuovi acquisti: Scalvini e Scamacca”
Bergamo. Aleggiano pensieri di Scudetto, alla vigilia di una partita che sa già di crocevia per l’Atalanta, ma non nella testa, o quantomeno nelle parole dell’amministratore delegato orobico LucaPercassi che, durante la presentazione del nuovo libro dedicato alla società nerazzurra ‘Amare una Dea’, nella serata di giovedì 5 dicembre, ha deciso di dribblare ‘alla Lookman’ la domanda su una possibile corsa al titolo.
Una corsa che parte proprio da quello storico trionfo in Europa League di Dublino, che ha inquadrato ed elevato sempre di più l’importanza della società bergamasca e soprattutto dei suoi giocatori, molto ambiti nella campagna acquisti di quest’ultima estate: “La gestione dello scorso calciomercato non è stata sicuramente facile – ricorda Luca Percassi -, portando qualche scompenso, anche se, quando c’è stato l’opportunità, né mio padre né Steven Pagliuca si son tirati indietro per rinforzare la rosa, dimostrando la loro grande disponibilità. Guardando a gennaio, i due acquisti più grandi che possiamo già annunciare saranno i ritorni di due grandi giocatori: Giorgio Scalvini, che sta già macinando qualche minuto e Gianluca Scamacca, che puntiamo a riaccogliere già da febbraio”.

Un nuovo manuale, una raccolta di storie, quello celebrato nella cornice di Gres Art 671 a Bergamo ed edito da Cairo, a celebrare la grande importanza dell’Atalanta nella vita di sei super tifosi bergamaschi che, attraverso i loro racconti (anche privati), hanno ribadito l’amore e l’attaccamento per la squadra della propria città: Davide Ferrario, raffinato regista; Nando Pagnoncelli, autorevole sondaggista; Giuseppe Remuzzi, scienziato di fama; Gigi Riva, inviato di guerra e scrittore di successo; Donatella Tiraboschi, brillante cronista di costume e Pietro Serina, opinionista e storico dell’Atalanta; il tutto curato da Fabio Finazzi.
“Penso che questo libro – così il dirigente nerazzurro – rappresenti la storia di ogni bergamasco perché ognuno di noi ha un qualcosa che lo caratterizza, vivendo l’Atalanta a suo modo. Incontro sempre persone e le più anziane mi raccomandano di avere cura dell’Atalanta ed è un grande insegnamento. Abbiamo vissuto cose straordinarie, il 22 maggio rimarrà per sempre nella memoria e nella storia di tutti. Questa squadra è il filo conduttore di un insieme enorme, in questa terra ci sono aziende leader in tutto il mondo, esprimendo eccellenze in ogni ambito: imprenditoriale, territoriale e sociale”.
Una fascinazione religiosa e quasi irrazionale del tifo che si sedimenta in chi sente veramente l’Atalanta come parte di sé; come una valvola di sfogo e di libertà nella quale rifugiarsi: “Io sono diventato più atalantino andando via da Bergamo – esclama il giornalista inviato di guerra Gigi Riva, perché il nerazzurro è sempre più diventata una radice identitaria. Quando mi ritrovavo in certi scenari necessitavo di trovare nell’Atalanta uno spiraglio di serenità. Nel 1993, ad esempio, mi trovavo a Sarajevo e avevamo una radiolina che trasmetteva tutte le emittenti più importanti del Mondo e una domenica navigando tra le onde radio ho sentito la familiare musichetta di ‘Tutto il calcio minuto per minuto’ e mi sono illuminato ascoltando la partita in diretta da Bergamo, contro la Juventus, tra una bomba e l’altra”, partita poi vinta dai nerazzurri per 2 a 1 con rete decisiva di Maurizio Ganz.
Ricordi del profondo passato ma anche di quello più recente, vissuti con amici e aneddoti impossibili da dimenticare: “La serata di Dublino sarà sicuramente sempre nel mio cuore e nella mia memoria. A Bergamo pioveva fortissimo ed ero uscito per andare a casa del mio grande amico Massimo Bizza per vedere la partita. Eravamo entusiasti, ma sempre con i piedi per terra – ricorda un superstizioso GiuseppeRemuzzi -. Dopo il secondo gol mi suona il telefono: era nientemeno che Mario Draghi che mi faceva i complimenti per come stavamo giocando, ma io cercavo di rimanere quanto più razionale possibile. Dopo la tripletta di Lookman, non ho resistito: ho risposto ai suoi innumerevoli messaggi di gratitudine, lasciando da parte tutta la superstizione, perché sentivo ed ero sicuro che l’avremmo ormai portata a casa. E così è stato”.



