Tecnologia per superare la fragilità cognitiva: “Un aiuto per i bambini”
La Fondazione Angelo Custode e la Fondazione Istituti Educativi di Bergamo hanno avviato un innovativo progetto
Bergamo. Grazie alla tecnologia si possono valorizzare le potenzialità dei bambini con gravi fragilità. Partendo da questo presupposto ha preso forma il progetto “Occhio per occhio, mente per mente”, promosso dalla Fondazione Angelo Custode Onlus e sostenuto dalla Fondazione Istituti Educativi di Bergamo.
L’obiettivo è quello di migliorare le capacità cognitive e comportamentali dei minori con disabilità intellettiva partendo dalla vista. Appena saranno terminati i lavori, in una stanza “immersiva”, in cui verranno installate apposite innovative tecnologie, indossando occhialini speciali, bambini e ragazzi potranno rafforzare la loro capacità visiva traendone giovamento nella quotidianità.
Alla base c’è lo scambio fra l’esperienza e le competenze di professionisti di diversi settori, a cominciare dal dottor Silvio Maffioletti, esperto in valutazione delle abilità visive in età evolutiva e nella relazione tra i problemi visivi e l’apprendimento della lettura, e l’ingegner Mirko Gelsomini, specializzato in tecnologie educative ed interfacce multisensoriali. Il loro lavoro, svolto in stretta sinergia con gli operatori della Fondazione Angelo Custode, contribuirà a offrire una strategia innovativa che possa aiutare la ricerca e lo sviluppo nell’educazione speciale, ossia nell’educazione destinata ai minori con bisogni educativi peculiari. Verranno implementate, così, nuove metodologie che potranno essere adottate anche da altre istituzioni educative e terapeutiche.
“La vista – evidenziano Silvio Maffioletti e Mirko Gelsomini – è il canale principale attraverso cui riceviamo ed elaboriamo la maggior parte delle informazioni. È un senso molto importante perché ci consente di riconoscere i volti, leggere i testi, interpretare i segnali visivi e comprendere il mondo intorno a noi. Questo predominio è dovuto alla capacità del canale visivo di trasmettere una grande quantità di informazioni in modo rapido ed efficiente, facilitando la comunicazione e l’apprendimento. Partendo da questo assunto, il progetto introduce una strategia innovativa per migliorare le capacità cognitive e comportamentali di bambini con disabilità intellettiva cominciando proprio dall’interazione visiva. Grazie all’utilizzo di occhiali eye-tracking, saranno raccolti dei dati che permetteranno di configurare un sistema SENS personalizzato, comprendente luci, suoni, proiezioni, aromi e materiali fisici, dove svolgere attività di visualizzazione ed interazione dinamica multisensoriale che stimolino lo sviluppo delle funzioni cognitive del bambino correlate all’attenzione, come la memoria di lavoro e la risoluzione dei problemi. Creando ambienti multisensoriali adattivi e personalizzati, le attività proposte intendono migliorare le capacità di attenzione selettiva e sostenuta, supportare lo sviluppo cognitivo e comportamentale, promuovere l’inclusione educativa e sociale, valorizzare le loro potenzialità, favorirne l’autonomia per quanto possibile e più in generale migliorare la qualità della vita”.
Il presidente della Fondazione Istituti Educativi di Bergamo, Ivan Tassi, afferma: “La nostra Fondazione per la sua storia e le sue origini è da sempre orientata al sostegno dei minori, in questo caso con fragilità. Il nostro Consiglio di Amministrazione ha accolto con entusiasmo la proposta di sostenere un progetto così importante che possa contribuire concretamente all’inclusione educativa e sociale. Siamo certi che questo progetto, che coinvolge ottimi professionisti, per il suo carattere unico e innovativo, possa diffondersi anche ad altre realtà e contesti”.
Monsignor Vittorio Nozza, presidente della Fondazione Angelo Custode, aggiunge: “Condividendo il progetto, le due Fondazioni vogliono mettere in atto gesti e azioni di accompagnamento che uniscono la capacità educativa e quella della cura di minori che, nelle loro condizioni di particolare fragilità, avranno modo di essere aiutati nello sviluppo delle loro capacità cognitive e comportamentali. Ciò è possibile grazie al significativo contributo della Fondazione Istituti Educativi di Bergamo, che finanzia il progetto, a cui va tutta la gratitudine della Fondazione Angelo Custode”.
Maria Luisa Gallo, responsabile di Casa Amoris Laetitia, una delle realtà della Fondazione Angelo Custode di Bergamo, spiega: “Questo progetto è un esempio di contaminazione fra professionalità diverse. Nasce dal desiderio di introdurre un percorso di ricerca nei servizi che offriamo quotidianamente e di dare una declinazione pratica a considerazioni che spesso abbiamo ipotizzato a livello teorico. Costituisce, inoltre, una preziosa opportunità di formazione per gli operatori, che possono ampliare il proprio bagaglio di conoscenze ma anche sviluppare un maggior senso di appartenenza ai servizi offerti. Infine, rappresenta un’occasione per tenersi aggiornati, acquisendo le conoscenze nell’ottica di un apprendimento permanente e di una formazione continua”.
“Il progetto – continua Giuseppe Giovanelli, direttore della Fondazione Angelo Custode – ha preso il via a settembre con l’inizio della formazione degli operatori. Proseguirà per step successivi e nella fase di test coinvolgerà 20 bambini ma poi si aprirà al territorio per dare ai minori con grave disabilità la possibilità di migliorare la propria vita potenziando le risorse di cui dispongono”.
Infine, Marcella Messina, assessora alle Politiche Sociali, Sport, Salute e Longevità del Comune di Bergamo, dichiara: “Il progetto ‘Occhio per occhio, mentre per mente’ rappresenta un importante esempio di come la tecnologia a servizio della disabilità possa consentire il raggiungimento di traguardi significativi nella vita delle persone con fragilità, in questo caso di tipo cognitivo ma non solo”.
“L’amministrazione comunale – conclude l’assessora – è impegnata a promuovere questo tipo di percorsi nella convinzione che l’inclusione sia una parola che acquisisce significato laddove vengano concretamente attivate tutte le risorse possibili, umane e tecnologiche, in grado di abilitare ed emancipare le persone con disabilità rendendole il più possibile protagoniste della propria esistenza, autonome nell’agire e consapevoli del contesto, anche di relazioni, in cui vivono”.



