Maltrattamenti al nido, l’imputata ha ricevuto minacce anonime: “Devi morire”
Secondo i genitori chiamati come testimoni dalla difesa i bambini erano sereni e la struttura era gestita in modo accurato e attento
Bergamo. Entra in aula in lacrime P.M., 58 anni, titolare dell’asilo nido Girotondo di Bergamo, chiuso nel 2020. È accusata di maltrattamenti nei confronti di alcuni bambini che le erano stati affidati e prima che inizi l’udienza di martedì 4 dicembre si asciuga le lacrime e mostra una pagina di giornale ripiegata, con una minaccia scritta a pennarello. “L’ho trovata nella cassetta delle lettere ieri sera, non ho dormito tutta la notte, sono terrorizzata”, spiega con la voce rotta.
Si calma solo quando al banco dei testimoni iniziano a sfilare i genitori di alcuni piccoli che, negli anni, avevano frequentato il suo asilo. Hanno tutte parole di elogio queste mamme, per la struttura, la pulizia, il metodo montessoriano adottato, i materiali utilizzati, la dedizione dell’imputata all’accudimento. Pare stiano parlando di un’altra persona rispetto a quella descritta da due educatrici che hanno lavorato per lei. Hanno riferito di scatti di rabbia, insulti a loro e ai bambini, botte sul sedere e sulle manine dei piccoli, punizioni nell’angolo del pensiero, bimbi molto piccoli lasciati soli a piangere perché non volevano dormire. E non sembra nemmeno la donna ripresa dalle telecamere sistemate dagli inquirenti all’interno della struttura di Boccaleone nel corso delle indagini, una settimana prima del primo lockdown. Lì la si vedeva più volte afferrare un bimbo con veemenza per farlo sdraiare nel lettino, dato che non voleva coricarsi. Poi tirargli i capelli e rifilargli uno scappellotto. Alla vista di queste scene l’imputata è rimasta sconvolta e, durante la sua deposizione, ha chiesto scusa.
I genitori chiamati come testi della difesa parlano dell’imputata come di una persona molto preparata, attenta, rigorosa. “Mia figlia aveva un ritardo psicomotorio e P. l’ha aiutata molto. La bimba faceva fatica a camminare in modo autonomo, gliene avevo parlato e lei aveva studiato un modo per stimolarla molto efficace, che è stato davvero utile. Prima mia figlia era iscritta ad un altro nido, poi mia mamma, che lavora all’Ats, mi ha suggerito di spostarla al Girotondo perché era un’ottima struttura e così ho fatto, rimanendo pienamente soddisfatta”.
Un’altra mamma racconta di una figlia con un carattere molto forte, che l’imputata è riuscita a gestire “aiutando anche noi come genitori. Le relazioni all’interno della nostra famiglia sono migliorate grazie a P.”.
Le mamme e i papà parlano di bambini sereni, felici di andare all’asilo. Una di loro, educatrice in una scuola materna, all’epoca in cui la sua bambina frequentava il Girotondo faceva la cantastorie e si occupava di progetti di animazione pedagogica: “Ho chiesto a P. se poteva ospitarmi nel suo asilo per l’osservazione, dato che stavo lavorando a un progetto. Lei è stata molto disponibile e mi ha accolta, così ho potuto vedere da vicino come si svolgeva la giornata al nido. Era tutto organizzato ed efficiente, mi piaceva molto il suo rigore”.
Un’altra mamma fa la psicologa e psicoterapeuta e nemmeno lei ha mai notato comportamenti o situazioni particolari al Girotondo, struttura frequentata dalla sua bambina tra il 2016 e il 2018. “Mia figlia era felice e serena, andava volentieri, era legata al contesto e, quando andavamo a prenderla, voleva restare lì, voleva andare in braccio a P. o alle educatrici. Conoscevo gli altri genitori e nessuno si è mai lamentato, anzi. Le avevamo proposto di aprire la struttura anche ai bambini dai 3 ai 6 anni, ma il progetto non è andato in porto”.
La prossima udienza è fissata per l’8 gennaio.



