Lanterne magiche e mondi novi: alla scoperta dei giochi della Bergamo del Seicento e Settecento
L’Ateneo di Scienze Lettere Arti di Bergamo presenta la mostra ‘Immagini. Giochi d’artista e collezionismo/ Bergamo e il precinema’, con il sostegno di Fondazione Banca Popolare di Bergamo
A partire dall’8 dicembre e fino all’ultimo giorno dell’anno, l’Ateneo di Scienze Lettere Arti di Bergamo presenta ‘Immagini. Giochi d’artista e collezionismo/ Bergamo e il precinema’, mostra curata da Federica Nurchis e dedicata al tema del gioco e del divertimento.
“L’esposizione rappresenta il coronamento di ‘Lusus in Urbe’, un percorso inedito, avviato a settembre dal nostro Ateneo, che ha preso le mosse dall’età romana per giungere al Novecento, con uno sguardo sugli aspetti del presente”, spiega Maria Mencaroni Zoppetti, vicepresidente dell’Ateneo.
I visitatori potranno divertirsi, è il caso di dirlo, con opere e installazioni di Max Gasparini, Rosa Puglisi e Marco Travali. Tra i protagonisti della mostra, i mondi novi, sorta di grande scatola che – a partire dal 1600 circa – veniva portata anche a spalla nelle fiere; attraverso un buco era possibile vedere immagini divertenti, come quelle realizzate dal pittore bergamasco settecentesco Enrico Albrici.
Spazio anche alle lanterne magiche, gioco che ha un’origine di carattere educativo-scientifico, dal momento che, già nel 1600, agli studenti e agli scienziati erano mostrati elementi naturali, ingranditi grazie ad una lente interna e le cui immagini erano riprodotte sulle pareti.
Da strumento di studio, la lanterna è diventata mezzo “per far divertire bambini e adulti, raccontare mondi lontani, fatti storici, come la Rivoluzione francese. Gianni Limonta è il più grande collezionista di questi oggetti – ne ha più di 5000 – che nei secoli sono stati illuminati con candele, lampade ad olio o ad alcool”, ancora Mencaroni Zoppetti.
Senza anticipare troppo, i visitatori potranno dilettarsi anche con un oggetto “dalle sembianze quasi spaziali, interamente ricoperto di specchi” ed assistere ad un documentario a cura di Mattia Dal Bello, avvolti dalla magia di una sorta di tendone da circo, richiamato dalle strisce bianche e rosse, leitmotiv della mostra.

Il gioco – rappresentato anche dalle tre carte dei Tarocchi (la torre, la morte e il mago), reinterpretate dagli artisti – “ha una valenza profonda, non è il cuore di un percorso che può sembrare frivolo. Questo itinerario ci ha consentito di recuperare notizie di carattere storico, antropologico, culturale, per comprendere meglio la Bergamo dei secoli scorsi, secondo un’angolatura insolita. Il divertimento – dal latino divergere, ‘allontanarsi’ – allora rappresentava il mezzo per discostarsi dalle fatiche quotidiane, per vivere un momento di libertà e stare con gli altri. Oggi ha perso questo significato, per essere associato al consumo di cibi e bevande, all’obbligo alla partecipazione”.

Tutto il percorso ‘Lusus in Urbe’ ha trovato il sostegno di Fondazione Banca Popolare di Bergamo. “All’Ateneo di Scienze Lettere Arti di Bergamo, una delle più antiche istituzioni culturali della città, va il nostro plauso e la nostra gratitudine per la proposta culturale sempre ricercata, ma capace di appassionare un pubblico curioso e attento alle radici della storia della società bergamasca. In particolare, questa mostra ci regala la possibilità di sperimentare giochi del passato ancora capaci di stupire, perché frutto dell’ingegno e di un gusto che purtroppo non ci appartiene più”, ha dichiarato il presidente Armando Santus.
Orari: dalle 10 alle 18, il 31 dicembre dalle 10 alle 14, nella sede storica dell’Ateneo, in Città Alta, accanto alla basilica di Santa Maria Maggiore. La mostra è chiusa il 16, 23, 25 e 26 dicembre. L’ingresso è libero.


