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Affitti brevi, stretta su check-in da remoto e key boxes: “D’accordo sulla sicurezza, ma servono regole e strumenti chiari”

Una circolare del capo della polizia Vittorio Pisani richiama prefetti e questori ad occuparsi della questione del riconoscimento degli ospiti nelle strutture che propongono locazioni brevi. Ok della dell’Associazione Italiana Gestori Ospitalità Diffusa, che però chiede un confronto diretto per arrivare a un compromesso su meccanismi di riconoscimento più moderni

La circolare del capo della polizia Vittorio Pisani porta la data del 19 novembre: l’invito, rivolto a questure e prefetture di tutta Italia, è quello di applicare “stringenti misure finalizzate a prevenire rischi per l’ordine e la sicurezza pubblica” in relazione al fenomeno delle cosiddette locazioni brevi e, in particolare, alla pratica dell’identificazione da remoto.

Un ordine dall’alto che impone un cambio di rotta per tutti i titolari delle strutture ricettive che offrono la possibilità di permanenze anche inferiori a un giorno, con un richiamo agli uffici territoriali del governo e alle forze dell’ordine di verificare l’adeguamento alle nuove disposizioni.

L’obiettivo è quello di elevare il livello di sicurezza nel Paese, anche in vista delle celebrazioni del Giubileo della Chiesa Cattolica previsto a Roma a partire dal 24 dicembre, prevenendo l’eventuale alloggiamento di persone pericolose o legate a organizzazioni criminali, come accaduto solo pochi giorni fa a Ciampino dove la Digos ha scovato in un b&b un latitante curdo ricercato per terrorismo dalle autorità tedesche.

Pisani vuole andare a monte del problema: “Occorre chiarire – scrive nella nota – se tale modalità di ricezione della clientela (tramite trasmissione informatica dei documenti e accesso agli alloggi con codice o con key boxes ndr), che evidentemente ‘scavalca’ la fase dell’identificazione personale degli ospiti al momento dell’accesso alla struttura e non garantisce al verifica della corrispondenza del documento al suo portatore, soddisfi i requisiti previsti, dall’art. 109 del Testo Unico delle Leggi di Pubblica Sicurezza, che stabilisce che i gestori di esercizi alberghieri ed altre strutture ricettive possano dare alloggio esclusivamente a persone munite di un documento idoneo ad attestarne l’identità e che, nelle 24 ore successive all’arrivo – e comunque entro le sei ore successive all’arrivo nel caso di soggiorni non superiori alle ventiquattro ore, – gli stessi gestori comunichino alle Questure territorialmente competenti le generalità delle persone effettivamente alloggiate”.

I titolari, dunque, saranno obbligati a identificare ” de visu” gli ospiti e a inserire i loro dati sul portale “Alloggiati web”, comprendendo in questa procedura anche le pratiche di scambio reciproco di abitazioni e i marina resort su imbarcazioni da diporto.

“La sicurezza è un valore per tutti: siamo dunque favorevoli, in piena sintonia con le indicazioni del ministero dell’Interno, ad applicare tutte le procedure volte a garantire i più alti standard di sicurezza sia per la clientela che per i gestori di strutture e locatori di immobili in locazione breve – sottolinea Claudio Cuomo, presidente di Aigo Confesercenti -. Ai fini di agevolare la gestione delle imprese ricettive, però, è indispensabile valutare anche meccanismi di riconoscimento diretto elettronico da remoto, come avviene già oggi, ad esempio, per registrare lo Spid”.

Il numero uno dell’Associazione Italiana Gestori Ospitalità Diffusa contesta anche l’utilizzo delle key box, “un meccanismo da superare”, ma sollecita ministeri dell’Interno e del Turismo a un confronto per “concordare insieme l’ammissibilità di software che utilizzano procedure innovative di identificazione diretta elettronica da remoto come avviene ad esempio per lo Spid – che elimina l’identificazione de visu – e che peraltro già molti gestori professionali utilizzano: il riconoscimento degli ospiti avviene con tracciamento biometrico e codici OTP analoghi allo Spid. In questo modo, si possono prevenire i rischi per l’ordine e la sicurezza pubblica legati al possibile alloggiamento di persone pericolose o legate ad organizzazioni criminali ed allo stesso tempo garantire una esperienza turistica di qualità ed in piena sicurezza. Senza creare uno svantaggio competitivo per il nostro turismo nei confronti dei tanti Paesi che non prevedono l’obbligo di riconoscimento de visu”.

“La circolare del ministero richiama a una norma che già c’è, non è mai cambiata – aggiunge Cesare Rossi, segretario di Aigo -. Alberghi e altre strutture ricettive più strutturate non hanno problemi, potrebbero averlo invece alcune piccole attività familiari e non imprenditoriali, che dovranno cambiare norme procedurali. Le key box non sono strumento vietato, ma non è accettabili non verificare di persona chi sto ospitando”.

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