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Romeo: “La Lega in Lombardia ritrovi la sua identità e riparta dal territorio”

Il 15 dicembre il voto per scegliere il nuovo referente della Lombardia. A correre il deputato del Carroccio, sostenuto dai sindaci della Bergamasca, Toccalini e Invernizzi, che sta ancora raccogliendo le firme

Bergamo. La Lega scalda i motori, in vista del 15 dicembre, giornata in cui il partito sarà chiamato a scegliere il nuovo segretario regionale. E l’ha fatto, nella giornata di domenica 1 dicembre, con un primo passo volto a coinvolgere i militanti, chiamati ad esprimersi nella tornata, tutta interna, dell’elezione dei delegati. La chiamata alle armi ne ha coinvolti 832: “Un successo strepitoso di partecipazione – ha commentato il segretario provinciale Fabrizio Sala -, ognuno con la sua idea di Lega Lombarda. Comunque la si pensi, è stata una grande prova di democrazia e civiltà”.

L’assise, come si diceva, è fissata per metà mese, e a contendersi il posto sono tre politici del Carroccio: Massimiliano Romeo, leader dei senatori e capofila dell’ala “nordista”, l’uomo sostenuto da Bergamo, Luca Toccalini, giovane rampante e fedelissimo del segretario nazionale Matteo Salvini, e ancora forse, ma capire se davvero sarà della partita bisognerà attendere il 1 dicembre, Christian Invernizzi, deputato di ieri e voce degli irriducibili. Invernizzi, al momento, sta raccogliendo le firme per la sua candidatura, 60 quelle necessarie per partecipare alla partita.

Fallito dunque il tentativo di riunire sotto un unico cappello una sola candidatura: più volte Salvini, infatti, ha invitato all’unità, ma i suoi moniti, come ha sottolineato Romeo, sono caduti nel vuoto. E se da una parte la dirigenza, i vertici del partito, spingono perché si voti a favore di Toccalini, dall’altra c’è tutta la base che, invece, chiede un cambio di passo, una ventata d’aria nuova, capace di andare in direzione opposta o quantomeno diversa rispetto alla leadership espressa da dieci anni a questa parte. La Lombardia, culla e laboratorio storico del Carroccio, è commissariata dal 2021, anno della clamorosa uscita di scena di Paolo Grimoldi, l’ultimo dei bossiani, poi espulso in un crescendo di strappi e ferite. Ma il congresso del 15 dicembre non sarà solo il teatro di una resa dei conti lombarda: è qui che si misurerà lo stato dell’intera architettura leghista. Sarà, per Salvini, una cartina al tornasole del suo potere e della sua capacità di tenuta, soprattutto in vista del congresso federale del 2025, dove si gioca il suo destino politico. Il territorio spinge dunque per un volto nordista, anche per cercare di ricucire il filo spezzato con l’identità originaria della Lega e per risollevare il partito dal tonfo delle ultime elezioni Europee, dove l’asticella si è fermata al 13,09% . Per non parlare dell’ultima chiamata alle urne in Umbria, un vero bagno di sangue, dove la Lega si è vista bellamente vista sorpassare da Forza Italia. Un congresso, quello regionale, dunque, che per Salvini rischia di diventare la prima vera pietra del suo tramonto.

Massimiliano Romeo si prepara al congresso passando dalla provincia, con il favore dei militanti bergamaschi, a partire da quelli che ha chiamato a raccolta a Palazzago, feudo leghista da dove è praticamente partita la “campagna elettorale”: “Ho scelto di candidarmi a segretario regionale perché penso che sia importante rilanciare il partito sul territorio – ha raccontato -. Dopo il Governo 5 Stelle, Draghi e dopo la pandemia, dove la base è rimasta disorientata e certe scelte non sono state capite, credo sia necessario trovare la forza per rimotivarla, coinvolgerla perché deve essere il centro vero del movimento e perché la Lega è questo, il partito dei militanti. È pur vero che le esperienze che abbiamo fatto ci hanno fatto perdere un po’ di identità. Alcune istante vanno riprese, quelle del nord in particolare, e credo che sia importante non fermarsi ma rilanciare. Non ci nascondiamo: abbiamo visto che gli ultimi risultati non sono stati straordinari. Abbiamo tenuto sì, ma il momento è diverso. Ci hanno sempre attaccati tutti, in particolare i poteri forti. Ma per resistere a tutto questo dobbiamo tornare ad avere un partito forte, attaccato alla base. Se c’è questo, nessuno ci può mettere da parte. Io in questo ruolo da motivare mi ci vedo, anche per la mia esperienza politica”.

Uno dei tratti dominanti del partiti, e ancor di più in Bergamasca, è stato il radicamento: tanti gli amministratori riconfermati nella tornata di giugno. Si riparte da qui? 

Il ruolo dei nostri sindaci e amministratori rappresenta l’avamposto della resistenza leghista che vuole a tutti i costi cambiare il Paese. Diventa sempre più difficile il cambiamento, anche per via del centralismo non solo di Roma ma pure di Bruxelles. Quindi il territorio diventa fondamentale, ragione per cui si deve potenziare la rete e i nostri rappresentanti vanno coinvolti sempre di più. Anche e soprattutto quelli più distanti e sofferenti, perché penso che se le critiche sono costruttive, a maggior ragione vanno ascoltate. Bisogna avere il coraggio di capire anche cosa non va bene. Va allontanato chi parla in malafede e chi fonda i partitini. Certo, anche noi abbiamo fatto degli errori, non è corretto dire che abbiamo sempre fatto tutto giusto. Il ragionamento deve essere quello di dar vita ad una dialettica interna ad un partito maturo, serve ad arricchire il tutto, perché siamo la Lega, quella che che è nata per legare e non per disunire. Non deve valere il “con me o contro di me”, questa è una logica sbagliata. Piuttosto si devono tenere insieme le diverse anime, bisogna correre insieme. Questa è sempre stata la nostra forza e va ritrovata.

L’obiettivo è tornare a dare alla Lega la sua identità originaria?

Certo che sì e a muoverci deve essere la voglia di comunità, in un mondo che continua a togliere ciò che sta tra il singolo cittadino e i poteri forti, come se tutto dovesse stare nelle mani di pochi. La differenza la fai se vai al bar a parlare con il cittadino e gli racconti della Lega, è il rapporto umano, la forza capillare che fanno la differenza. Questo è quello che dobbiamo recuperare. A partire dall’autonomia differenziata, a partire dalla legge quadro di cui stiamo cominciando a parlare. E faranno di tutto per toglierci anche questo piccolo spazio. Ma noi dobbiamo fare di tutto per resistere. Per questo abbiamo bisogno della forza della militanza, perché se perdi il contatto diretto con la gente hai perso. Deve tornare ad esserci la Lega arrabbiata, quella che faceva le cose, quella gagliarda, tosta, che lotta ogni giorno non per difendere il suo orticello, ma un intero popolo. Questa è l’identità che va ripresa. È da 8 anni che non si fanno i congressi, e spero che questa sia l’occasione di poter avere un confronto maturo e costruttivo. Se perderò le elezioni, lavorerò per chi ha vinto. Se vincerò, pretenderò la stessa cosa”.

Se dovesse vincere, quale sarà la prima cosa che farà?

Sicuramente ripristinare le vecchie circoscrizioni da un punto di vista statutario, perché i rappresentanti erano il vero collante tra il territorio e i piani più alti. È vero che oggi non ci sono più i soldi di una volta e molte dinamiche sono cambiate e sarebbe anche stupido non adeguarsi ai tempi. Però, sarà perché sono affascinato dal modo di fare politica di un tempo, dai “fratelli sul libero suol” e credo che questa sia la strada giusta. La Lega nazionale non deve cambiare direzione. Con le sfide che viviamo oggi, ha ragione Salvini a dire che non si deve tornare alla Lega Nord, perché rischia di essere qualcosa che sì ci tocca il cuore, ma è anacronistico. La politica va fatta con la testa. Rimanere un partito confinato in tre regioni ci penalizza, perché bisogna vivere nel presente, essere attaccati a quello che Bossi chiamava “il pendolo della storia”. Non dobbiamo tornare indietro. Piuttosto dobbiamo difendere tutti i territori, non solo il nord, battendoci per i grandi temi. Salvini è il segretario federale, di una nazione intera, sempre impegnato nella ricerca del giusto compromesso.