Quarant’anni di Cesvi, Maurizio Carrara: “Anima bergamasca a fianco delle emergenze nel mondo”
Un libro racchiude i progetti, le sfide, gli ostacoli e i successi realizzati dall’organizzazione umanitaria
Bergamo. Il 2025 sarà un anno speciale per il Cesvi. L’organizzazione umanitaria, che porta il cuore bergamasco in decine di Paesi del mondo, si appresta a festeggiare il quarantesimo di fondazione.
Per celebrare questo importante traguardo è stato pubblicato un libro intitolato “40 – I nostri anni di solidarietà”, scritto da Maurizio Carrara, uno dei fondatori di questa realtà di cui oggi è presidente onorario. Il volume, che ripercorre le tappe principali della sua storia, racchiude i progetti, le sfide, gli ostacoli e i successi che ha vissuto lungo il suo percorso, animato da un solo obiettivo: portare aiuto ovunque ve ne sia bisogno, che si tratti di cibo, cure mediche, protezione, educazione e assistenza umanitaria.
Abbiamo intervistato Maurizio Carrara chiedendogli di raccontarci le tante esperienze vissute nel tempo.
Come nasce questo libro?
Nasce perché il 18 gennaio del prossimo anno (2025, ndr) ricorre il quarantesimo dell’associazione, che ora è diventata una fondazione. Si tratta di quarant’anni molto legati alla storia delle persone, non solamente all’organizzazione in sé, così abbiamo pensato di dar vita a diverse iniziative a Bergamo, perché è qui il luogo in cui siamo nati. La prima è la pubblicazione di questo volume.
E in queste settimane ha iniziato a presentarlo
Ho cominciato a presentarlo a Bergamo e nelle prossime settimane andrò a Mantova, poi farò tappa a Reggio Calabria, Roma e Milano. Insomma, c’è tutto un tour per parlare di Cesvi e della sua storia, un’anima bergamasca che guarda il mondo. Abbiamo aperto anche una sede a Milano, in piazza Carlo Erba, ma la base a Bergamo per noi è fondamentale. A dimostrazione del forte legame con il territorio, siamo la prima organizzazione italiana a cui i bergamaschi destinano il 5 per mille, quindi ci definiamo “glocal”, cioè globali e locali, attenti a non abbandonare le nostre radici.
Questo libro ripercorre i quarant’anni di storia del Cesvi dando uno sguardo ai principali avvenimenti che si sono verificati?
Sì, si basa su un doppio calendario. Mentre riguardavo gli appunti e i bilanci sociali mi sono reso conto che abbiamo fatto moltissimo lavoro, iniziative, creatività e innovazione. Abbiamo vinto tre Oscar di bilancio, inventato gli SMS solidali e realizzato i primi spot in cui il bambino non era quello con le lacrime e le mosche attaccate agli occhi. La pubblicità per raccogliere fondi, gratuita ovviamente, era animata dallo spirito della partecipazione. Abbiamo realizzato talmente tanti progetti che un volume solo non sarebbe bastato per raccontarli tutti, così li abbiamo condensati dando spazio a quelli principali. Non è solo storia, perché in Cesvi c’è molta attualità: oggi, per esempio, siamo a Gaza e in Ucraina, dove c’è un grande impegno su fronti molto difficili. E nel corso del tempo abbiamo anche “aggiustato” il nome dell’organizzazione.
Ci spieghi
Inizialmente Cesvi si chiamava cooperazione e sviluppo, perché avevamo in testa lo sviluppo dei popoli, dei paesi e delle comunità. Negli ultimi anni ci siamo resi conto che l’emergenza era diventata il carattere principale della necessità dei Paesi più poveri, così abbiamo cambiato quella piccola “e” che era solamente una congiunzione tra cooperazione e sviluppo facendola diventare l’iniziale della parola “emergenza”. Oggi, quindi, Cesvi significa “cooperazione emergenza sviluppo” ed è presente nelle aree più sofferenti del pianeta. Siamo impegnati, per esempio, in Sudan, a Gaza e in Ucraina. Alla sede di via Broseta c’è una grande macchina organizzativa, pronta a tutte le emergenze.
Che futuro vede per Cesvi?
Cesvi deve continuare a crescere e diventare una grandissima organizzazione. Oggi gestisce progetti per 47 milioni di euro mediamente all’anno e credo che dovremmo arrivare a volumi ancora più grandi, anche a costo di fare delle fusioni con altre organizzazioni italiane o europee. Aggiungo un’ulteriore considerazione: in Italia le organizzazioni costituiscono una realtà piuttosto frammentata, invece dovremmo formarne una grande italiana, in grado di andare a Bruxelles e negoziare i provvedimenti europei con maggior forza.
Che messaggio vuole lasciare Cesvi ai giovani?
Ci stiamo impegnando seriamente sul tema dei giovani. Prima Cesvi si occupava solo dei Paesi in via di sviluppo, mentre di recente abbiamo attivato progetti anche in Italia. Si tratta soprattutto delle “case del sorriso”, che si rivolgono ai bambini e ai giovani in stato di disagio. È importantissimo incontrare i ragazzi e poter selezionare anche fra loro figure idonee alla gestione dei progetti e stiamo pensando a un’Academy che effettui formazione. Possiamo già contare su una significativa presenza giovanile: l’età media di chi lavora in Cesvi è di 38 anni e mezzo e sono i giovani a cui affidiamo in modo particolare il compito di rivolgersi ai loro coetanei, considerando che conoscono molto bene le tecnologie e i social. Grazie al loro impegno riusciamo a raggiungere anche questa parte della società.
Per concludere, come soci fondatori, a distanza di quarant’anni vi rendete conto di aver realizzato un sogno?
Quando si è costituito Cesvi avevo trent’anni, lavoravo e strutturavo la mia carriera, ma con Cesvi ho realizzato il mio curriculum vitae e il mio futuro. Vale anche per tutti gli altri, che hanno messo a disposizione dell’organizzazione le loro qualità. Si può dire che Cesvi sia una nave di corsari all’assalto: ho sempre pensato che potesse diventare una delle prime ONG e ci siamo arrivati. Questi aspetti riguardano la grandezza dell’organizzazione, ma bisogna concentrarsi sul peso che ha sul destino dell’umanità. Non basta dare acqua a una persona e pensare di aver risolto il problema, nemmeno darla a cento, mille o un milione di individui: il tema è riuscire a cambiare i connotati e le regole politiche che normano la vita di tutti, a cominciare dalle povertà. Questo resta un grande augurio per il futuro, quindi grazie a lei e auguri ancora a Cesvi.


